01 agosto 2021

Sezioni ANPI Municipio 6 Milano. Assemblea precongressuale.


 

Bologna 2 agosto 1980. Ricordare per non dimenticare...


 

ANPI Val di Nizza (Pv). In ricordo del Partigiano Gigino Panigazzi.


 

Ai quindici di Piazzale Loreto - Milano 10 agosto 2021.

Salvatore Quasimodo.  - Ai quindici di Piazzale Loreto.

Esposito, Fiorani, Fogagnolo,
Casiraghi, chi siete? Voi nomi, ombre?
Soncini, Principato, spente epigrafi,
voi, Del Riccio, Temolo, Vertemati,
Gasparini? Foglie d’un albero
di sangue, Galimberti, Ragni, voi,
Bravin, Mastrodomenico, Poletti?
O caro sangue nostro che non sporca
la terra, sangue che inizia la terra
nell’ora dei moschetti. Sulle spalle
le vostre piaghe di piombo ci umiliano :
troppo tempo passò. Ricade morte
da bocche funebri, chiedono morte
le bandiere straniere sulle porte
ancora delle vostre case. Temono
da voi la morte, credendosi vivi.
La nostra non è guardia di tristezza,
non è veglia di lacrime alle tombe:
la morte non dà ombra quando è vita.




27 luglio 2021

Bella Ciao... Comandante Visone. 27 luglio 2007.

Giovanni Pesce. 27 luglio 2007. Bella ciao... Comandante Visone. “Quelli di cui sentiamo la mancanza ci guardavano negli occhi con fiera tenerezza, con violento affetto, con passione armata di futuro. Avevano sognato che si può vivere in piedi. Avevano sognato che la felicità di tutti era possibile. Avevano sognato di creare una legge giusta, davanti alla quale saremo stati tutti uguali. Per questo ne sentiamo la mancanza: perché erano Rivoluzionari.” - Luis Sepulveda.



ANPI Quarona "Eccidio del Ponte della pietà"


 

Staffetta Podistica 2021. Per NON dimenticare.

Milano, venerdì 30 luglio Piazza Fontana ore 14,30 
- ANPI Barona, presente... 


 


 

22 luglio 2021

"La Storia siamo NOI"

Inauguriamo con quest'articolo del Corriere della Sera del 26 luglio 1943. Un periodico di notizie storiche, ricerche, studi, elaborazioni, fotografie e scritti, e se ci saranno "copia ed incolla" la fonte sarà sempre citata. Un angolo di memoria senza pretese ma veritiero ed approfondito curato dalla nostra Storica: Stefania Cappelletti. 

Primo numero della "Storia siamo NOI"  -  luglio 2021.

"IL PATRIOTTISMO DI MILANO. - DIMOSTRAZIONI DI ENTUSIASMO.

La prima notizia del grande avvenimento non ce l'ha dato la radio. Ce l'ha data la voce di un uomo.
La voce non era solitaria. Rombando nella strada ha suscitato improvvisi echi. Abbiamo visto finestre schiudersi, persiane aprirsi. Altri urli simili sono usciti da mille bocche di donne e uomini che si riversavano sui marciapiedi, facevano capannello davanti agli usci, si interpellavano prima come smemorati, e poi a poco a poco gioiosi, infine entusiasti.
La città pareva gonfiarsi. Per un certo tempo anche le regole dell'oscuramento sono state infrante e dagli usci e dalle finestre spalancate uscivano crocchi di gente insieme a fasci di luce.

I PRIMI CORTEI
Increduli, abbiamo aperto la radio. Non abbiamo colto che le note della Marcia reale.  Era una marcia reale molto lunga, non il solito abbozzo in uso in questi ultimi anni. Era la fine di una trasmissione. Allora abbiamo riaperto la radio è cercato un'altra stazione. Essa diceva: "Ecco una notizia sensazionale. Roma annuncia che Mussolini ha rassegnato le dimissioni. Il Re ha accettato le dimissioni di Mussolini. Il Maresciallo Badoglio è il nuovo Capo del Governo." Questa trasmissione sgrondava di due in due minuti, continuamente. Nessun commento la seguiva.
Fuori per la strada il rumore dei passi e delle voci aumentava di continuo. Ora si udivano distintamente gridi di "Viva l'Italia!" e di "Viva la Libertà!", un acciottolio ordinato di passi denunciava il formarsi dei primi cortei. Essi erano preceduti da bandiere tricolore. Diremmo che la manifestazione era vibrante, se questo aggettivo fosse ancora lecito nel vocabolario italiano.
Ci siamo precipitati al giornale sperando di trovarmi un supplemento di notizie. Niente. L'avvenimento nudo e crudo era stato appreso dai nostri colleghi alla radio, come noi. Essi avevano parlato fino alle 21 con Roma, di dove nessun anticipo era venuto. Solo il corrispondente di Bologna, poco prima delle 23, aveva detto candidamente alla microfono: " Mussolini se n'è andato. Siamo liberi. " Anche di lui, come del nostro vicino di casa, avevamo creduto che fosse un pazzo.
Nessuno ha dormito questa notte a Milano. Sentivamo sveglia la città, mentre noi si lavorava in un'atmosfera di entusiasmo. È difficile fare noi stessi un giornale, quando per vent'anni ce lo siamo visti dettare da un Ministero. Le discussioni erano molte, i pareri non sempre concordi. Ma poi dal tessuto connettivo stesso di questo vecchio "Corriere" , dal suo non sepolto passato, è nata la direttiva, la presa di posizione che oggi si afferma e sarà mantenuta: libera via alla verità, alla volontà del popolo, alla sua sete di giustizia.
Sentivamo lontano rumoreggiare come un tuono, avvicinarsi e allontanarsi, il brusio confuso delle manifestazioni che si svolgevano al centro. Sentivamo giungere sino a noi l'ansito caldo di entusiasmo e di speranza di questo popolo che si sveglia dopo una narcosi di 20 anni. 

UN DISCORSO DI GASPAROTTO.

La folla, con l'alba che sbiancava il cielo, reclamava le notizie, una parola di orientamento, qualche certezza. Ora si stava addensando in via Solferino. Un collega, aperta la finestra, lesse ad alta voce l'annuncio alla nazione, le parole del Re, il messaggio di Badoglio. La folla delirava acclamando ad ogni frase, tendeva le braccia per avere le prove scritte di tutto ciò. Ed ecco migliaia di copie volare sulle teste dei festanti e su di esse fluttuare verso il centro. Una colonna di soldati che passava le raccolte, le arrotolò, se le tenne sulle spalle come un moschetto. Gli ufficiali sorridevano. La gente sventolava sul loro volto le bandiere. Un Caporale ne afferrò una, s'inginocchiò baciandola, fu sollevato in trionfo.
Dalla parte opposta della strada si va avanti verso l'edificio del giornale un altro corteo con altre bandiere. Lo capeggiava un uomo con la barbetta a punta che ci parve di riconoscere: era Gasparotto. Dove lo avevano pescato? Gasparotto non è uomo da esibirsi. Ma il popolo almeno immemore di quanto si creda. Al momento giusto, esso si era ricordato di lui ed era andata a cercarlo. Sapemmo piu tardi che già in piazza del Duomo Gasparotto aveva arringato i manifestanti. Ora, alla loro testa, egli veniva alla volta del nostro giornale. Le porte gli si spalancarono e al balcone, in mezzo e redattori, apparve a parlare. Disse:
"Non ripeto i discorsi di Piazza del Duomo e di Piazza Fontana."
"Vi riferisco che alla redazione del "Corriere"ho portato il voto ardente di tutta la cittadinanza perché si faccia interprete presso il governo della necessità del l'immediata liberazione dei detenuti politici. I redattori del "Corriere" hanno espresso questa mattina nel loro giornale la profonda soddisfazione della cittadinanza per il riacquistato dono della Libertà. Come vi ho detto in piazza del Duomo:1) il popolo riafferma solennemente di fronte a tutti il diritto alla propria sovranità e all'esercizio delle pubbliche libertà.2) il popolo esprime ancora una volta il suo attaccamento all'esercito, che è il sangue del suo sangue il presidio dei suoi diritti.3) il popolo afferma obbedienza al capo del nuovo Governo provvisorio, maresciallo Badoglio, nella certezza che, nei limiti della necessità del momento, saprà rispettare il principio di libertà e sarà garante di un regime di rigida moralità. Perciò io vi esorto di mantenere l'ordine, perché possiate dimostrarvi di fronte al nuovo Governo degni del riconquistato privilegio. "
"Fate opera di persuasione verso tutti perché non siano meditate frettolose vendette. Domani l'esame delle responsabilità sarà fatto; per ora dovete dare esempio di disciplina e di civiltà. I nostri voti saranno coronati certamente domani con la liberazione dei detenuti politici. Ma, in un più lontano domani, sulle rovine della guerra faremo rivivere la nuova Italia. Con questo voto vi invito a sciogliersi al grido di viva l'Italia e viva la libertà."
Gli applausi furono molti, un diluvio ad ogni frase. I carabinieri guardavano e sorridevano. Se gridi o evviva anche a loro. Nel cortile, gli operai avevano riconosciuto accanto all'oratore la figura energica ed asciutta di Sartori, ri vedevano in lui l'antico superiore con cui avevano per tanti anni collaborato.
E di fuori seguitavano ad arrivare gente, bandiere, gridi. Tricolori tappezzano i davanzali, la circolazione era difficile, ma nessuno aveva voglia di circolare e tutti, dimentichi delle loro quotidiane occupazioni,
preferivano lasciarsi cullare da quell'onda di sonoro entusiasmo.
Tale ci appare Milano oggi 26 luglio 1943: una data che non dimenticheremo. Per noi significa il ritrovato amore alla nostra libera fatica."










19 luglio 2021

Sempre con i lavoratori... "Insorgiamo"

I lavoratori/lavoratrici licenziat* senza motivo della GKN Campi Bisenzio, in corteo con la bandiera della Brigata Sinigallia, “Insorgiamo” la parola d’ordine. ANPI Barona Milano, come sempre e da sempre è vicino a loro e a le maestranze della Gianetti Ruote di Ceriano Laghetto. Siamo con i lavoratori di tutta Italia che ancora una volta senza motivo vedranno il loro futuro stravolto e sempre più difficile. Resistenza.



Pardon: in Piazza Carlo Giuliani.

…”Io quando tornerò a Genova dal baracchino del caffè di rito
l'antico samovar della tristezza, che sta bollendomi dentro al fiato
questo dolore che mi ha tradito l'enorme sagoma del lutto
il mio tormento che ho malcelato e queste lacrime che tengo stretto...
e in una Genova liberata, senza chiusura, senza sgomento
senza sott'occhio la via di fuga, senza furore, senza spavento
avrà senso cadere in ginocchio, alzare e prendersi le mani
piangere in piazza Alimonda...
Pardon: in Piazza Carlo Giuliani.”



Free Patrick. Truth for Giulio...


 

NO pasaran...


 

16 luglio 2021

PIF: Bottai, Mussolini e la Madonna. Patria Indipendente ANPI.

https://www.patriaindipendente.it/persone-e-luoghi/interviste/pif-bottai-mussolini-e-la-madonna/


Pif: Bottai, Mussolini e la Madonna

Patria Indipendente. 

A Vairano Patenora, nel casertano, la strada dedicata a un fascista è diventata via Giancarlo Siani, giornalista vittima della camorra. Grazie a un corale impegno di istituzioni, cittadini e all’eclettico e notissimo artista ed ex Iena. Iscritto all’Anpi 
Una battaglia portata avanti per mesi e conclusa da una vittoria. A Vairano Patenora, Caserta, la strada intitolata a Giuseppe Bottai, ministro fascista dell’Educazione nazionale, firmatario e zelante esecutore delle leggi razziali, non c’è più. Al suo posto una targa recita “via Giancarlo Siani, giornalista vittima della camorra”. Più volte il Consiglio comunale della cittadina aveva provato a cancellare l’ignominia, senza esisto. Fino a quando tra i paladini della variazione è arrivato Pif, al secolo Pierfrancesco Diliberto, una tessera dell’Anpi in tasca, una grande voglia di contribuire a far crescere la cultura antifascista e il pallino per la toponomastica democratica. Alla cerimonia inaugurale, dove il sindaco Bartolomeo Cantelmo ha voluto anche la presenza dell’associazione nazionale dei partigiani, rappresentata da Vincenzo Calò della segreteria nazionale, non poteva mancare l’ex Iena.
Pif, come è nata la crociata per la ridenominazione?
A tirarmi dentro è stato il vicedirettore di Repubblica Sergio Rizzo. Sapeva che nel programma “I sopravvissuti” condotto da me e Michele Astori su Radio Capital stiamo portando avanti una battaglia per cambiare il nome alle scuole intitolate a Vittorio Emanuele III. A Palermo per esempio ce ne sono ben due ed è veramente vergognoso: nel 1938 da re d’Italia firmò le leggi razziali. Dai nostri microfoni abbiamo invitato tutti i sindaci a cambiare nome a tutte le piazze, vie e scuole dedicate a Vittorio Emanuele III di Savoia. Così quando abbiamo saputo dell’impegno del primo cittadino di Vairano Patenora, Bartolomeo Cantelmo, per cancellare la via intitolata a Giuseppe Bottai l’abbiamo condiviso ed è andata bene. Scandalosamente inoltre c’è una scuola comunale in quella strada ed è grottesco, per non dir peggio, che fosse intestata a un fascista che, ministro dell’Educazione nazionale del regime, non solo ha firmato le leggi antisemite ma ha pure schedato studenti e professori.
Contento naturalmente.
Molto, mi ha commosso quella storia, sia perché il consiglio comunale ha deciso di dedicare quella via a Siani, un giovane giornalista scomodo per la camorra, ucciso nel 1985 a soli 26 anni, sia perché ogni pezzo della società ha fatto la sua parte, il suo dovere, a cominciare dal prefetto. Molto in questi casi dipende dalla sensibilità dei rappresentanti del Viminale. Ammetto che non ci aspettavamo una soluzione tanto rapida a Vairano Patenora. Ho scoperto però un aspetto inquietante che mi fa riflettere e capire in che Paese viviamo. Qualcuno nel tempo aveva protestato per l’intitolazione a Bottai e così per “equilibrare”, perché in Italia si equilibra, insomma per far felici tutti è stata intitolata una via adiacente a Giorgio Perlasca, un Giusto tra le nazioni. Quindi da una parte si ricordava uno dei più stretti collaboratori di Mussolini, un personaggio del regime che ha contribuito alla deportazione e allo sterminio, dall’altra chi invece ha provato a salvare centinaia di persone. Rivela una mentalità nostrana orrenda.
Perché è importante la toponomastica, secondo Pif? 
Il problema è l’uso che se ne fa delle vie dedicate a fascisti. Questo è il vero problema: dietro quelle dediche si racchiude una nuova forma di fascismo. So bene che ovviamente non tornerà nelle forme del passato, non dovremo salire sui monti, è un fascismo moderno eppure altrettanto pericoloso. Dietro quelle intitolazioni esiste una mentalità fascista e se non vigiliamo si rischia una deriva pericolosa. A Palermo per esempio c’è chi sostiene che è tradizione la dedica di una scuola a Vittorio Emanuele III, e questo modo di ragionare mi sembra rappresenti una delle facce del problema: purtroppo un ragazzino può pensare che se una scuola è dedicata a qualcuno, quel qualcuno ha fatto del bene alla società. E la battaglia delle intitolazioni continua?Certamente, l’Italia è piena di vie dedicate a fascisti. So di non poter sempre vincere, ma l’importante è parlarne e lottare. So che l’Anpi ha avviato una campagna toponomastica per dedicare strade a partigiane e partigiani, e mi pare un’ottima iniziativa.
Ultimamente molte amministrazioni locali guidate dalla destra stanno legittimando una revisione e rivalutazione del fascismo, preoccupato?
Altroché, si vuol normalizzare il fascismo. Ed è importante urlare allo scandalo, e l’Anpi lo fa, altrimenti rischiamo di assuefarci, come dire: si sa, questi sono di destra, che ti aspetti? Non può andare così, perché se non gridiamo scandalizzati giorno dopo giorno si alza l’asticella e ci ritroviamo con la democrazia in pericolo. Perciò bisogna tenere gli occhi bene aperti, far capire che si può manifestare il pensiero ma non oltre un certo limite. Con il fascismo non bisogna essere moralisti, al contrario è necessario evidenziare subito il rischio, a costo di sembrare esagerati. Avere un pensiero fascista ed essere nelle istituzioni della Repubblica, antifascista come tutta la Costituzione, è grave. Temo però sia in corso un tentativo di normalizzare il fascismo. Sentiamo sempre più spesso il ritornello di Mussolini inventore delle pensioni, una falsità assoluta. Non credo sia solo ignoranza, piuttosto da parte di molti la menzogna è intenzionale. Ciò che mi fa arrabbiare tantissimo è il fascista che fa il fascista e che quando viene scoperto si giustifica dicendo che c’è stato un fraintendimento. Oppure  chi fa il saluto romano e, individuato, dice che stava alzando semplicemente la mano. Sono anche vigliacchi.
Iscritto Anpi da quanto tempo?
Da anni, tanti da non ricordare nemmeno più quando ho preso la prima tessera. Ricordo che chiesi di iscrivermi all’associazione quando ero a Milano, e bisognava ancora essere familiari di partigiani per poter aderire, ma non lo sapevo. Andai alla sede Anpi di San Babila (Via Mascagni) e mi guardarono con sospetto. Inoltre, credendo facesse “curriculum”, dissi che lavoravo a Le Iene. Dalla padella alla brace, replicarono: dunque lavori per Berlusconi? Poi su quella sede, proprio per Le Iene, realizzai un servizio di denuncia quando l’allora sindaco di Milano, Letizia Moratti, vendette i locali della sede a insaputa dell’associazione. Ora sono iscritto orgogliosamente alla sezione Anpi Barona. E siccome in Italia c’è gente che si definisce fascista del nuovo millennio, io dico di essere un partigiano del nuovo millennio.
L’impegno civile fa parte del tuo modo di intendere il mestiere?
Quando una persona è nota, ha la sensazione di poter risolvere i problemi del mondo ma la realtà è diversa, però è vero che se sei popolare con il tuo lavoro puoi fare di più rispetto a tanti altri che non hanno la stessa possibilità. Parte del mondo dello spettacolo è in mano alla politica e in molti temono di avere ripercussioni, lo capisco, ma non posso concepire una vita senza prendere posizione. Io sento di avere una responsabilità e sapere di avere l’opportunità di agire e restare alla finestra mi fa sentire in colpa. Faccio parte di una generazione per cui l’impegno era scendere in piazza mentre oggi si crede basti un like sui social o firmare una petizione online. Va bene ma non basta, scendere in piazza è importante. E affermo anche che uno dei giorni più della mia vita è quando vado a Milano per il 25 aprile. Sfilare fiero per il centro città con l’Anpi Barona, fazzoletto al collo, è una grandissima, impareggiabile emozione. Ecco perché ovunque sono, per la Festa della Liberazione prendo il treno e vado a Milano.
Hai una figlia, le cantate Bella ciao come ninna nanna?
Emilia ha dieci mesi e da quando è nata le cantiamo Bella ciao e le canzoni della Resistenza, ha pure una magliettina Anpi della sua misura. Cantavo e compravo t-shirt per le mie nipotine e quindi con mia figlia sono allenato. Intanto il 23 maggio scorso l’ho portata alla manifestazione in memoria del giudice Giovanni Falcone, e già ho dei rimorsi perché il 19 luglio, ricorrenza della strage di via D’Amelio, non potrò partecipare alle iniziative per Paolo Borsellino e la sua scorta. Di sicuro porterò mia figlia a Milano il prossimo 25 aprile. Credo sia importante seminare antifascismo, non voglio che Emilia e la sua generazione crescano senza riuscire a capire cosa è giusto e cosa no. Mi riprometto tuttavia di non esagerare, non vorrei che in futuro per contestarmi diventi di Forza Nuova o di CasaPound…
Antifascismo e lotta per la legalità contro la mafia sono le costanti di Pif?
Ho sempre creduto che la scelta dei giudici che hanno pagato con la morte il loro impegno, in tempi diversi, contesti e mali diversi, è stata la stessa dei partigiani. A un certo punto della loro esistenza hanno dovuto scegliere da che parte stare, prendere delle decisioni che hanno segnato profondamente la loro vita. Anch’io lo farei, ma dirlo oggi è troppo facile. E ripeto sempre riferendomi sia ai partigiani sia ai giudici che grazie alla loro scelta, allo spirito di cambiare il mondo, la società tutta è migliorata. C’è dunque anche un punto comune tra chi è fascista e chi è colluso con la mafia: pure loro possono godere di una società migliore. Anche CasaPound esiste perché hanno vinto i partigiani e la democrazia. Questa è la grandezza di chi ha combattuto la Resistenza. Due anni fa sono stato invitato al Salone del libro di Torino, quando scoppiò lo scandalo per lo stand di Altaforte, la casa editrice di ispirazione fascista. Io sostenevo che chiunque, nel rispetto delle leggi, può pubblicare ma che in una società antifascista Altaforte è destinata al fallimento perché nessuno comprerebbe quei libri. Per questo è importante la cultura antifascista. 
Altaforte, a Todi, per il Festival del libro ha ricevuto patrocinio e sostegno del Comune. 
È grave in un Paese che si basa sull’antifascismo. Purtroppo ho a casa una cartina di tornasole per leggere i tempi che viviamo. Nel 2016 ho girato come regista il film In guerra per amore. Racconta lo sbarco alleato in Sicilia: uno dei protagonisti, con il figlio richiamato alle armi, aveva a casa una statua del duce e una della Madonna e li pregava di far tornare dalla guerra il figlio sano e salvo. Nella commedia il soldato non torna, come è capitato a tanti altri. Comunque per ricordo ho conservato le due statue, sistemandole in cucina. Nabilia, la mia compagna, si vergogna moltissimo per questo, come fai a spiegare a un idraulico perché hai Mussolini in casa, che quei cartongessi sono l’una il bene, l’altro il male? Per evitare equivoci, gli abbiamo messo un fazzoletto Anpi al collo e un cappello con su scritto “Sono un coglione”. Ebbene, al contrario delle aspettative, non leggiamo sul viso delle persone il disprezzo, piuttosto ti rispondono che non c’è proprio nulla di sbagliato ad avere una statua di Mussolini. Una volta non sarebbe stato così.
Festeggerai come a Casa Cervi il 25 luglio con la pastasciutta antifascista all’Anpi Barona?
Non conoscevo questa iniziativa, la trovo bellissima. Purtroppo però gli impegni non lo consentono quest’anno. Posso assicurare che celebreremo la caduta del fascismo in famiglia con una scorpacciata di spaghetti. E per mia figlia prepareremo una pappetta antifascista.



Milano ricorda "il fresco profumo di libertà di Paolo Borsellino"



 

Patria Indipendente ANPI - La panchina gialla dove hanno posto i diritti umani.

https://www.patriaindipendente.it/idee/cittadinanza-attiva/la-panchina-gialla-dove-hanno-posto-i-diritti-umani/?fbclid=IwAR0sdqjRDl3IOeuGAgOdSlmAaUv18-1Sr9oTLvetjZVx3HidGja1PLhQpRY


La panchina gialla dove hanno posto i diritti umani

Patria Indipendente ANPI. 

L’arredo urbano dedicato a Giulio Regeni e Patrick Zaki è già stato installato in decine di località italiane. E si continua: in prima fila tra le associazioni che partecipano alla campagna per chiedere verità sulla morte del ricercatore italiano e libertà per lo studente egiziano c’è l’Anpi.
Una panchina dipinta di giallo acceso per indicare, come un segnale stradale, l’importanza dei diritti umani e il pericolo della loro assenza. L’iniziativa, promossa da Amnesty International, si concretizza, città dopo città, grazie alla stretta collaborazione tra istituzioni e associazioni, Anpi in primis, e la penisola inizia a essere costellata di questi fari puntati sulle vicende e sulle figure di Giulio Regeni e Patrick Zaki.
L’installazione ha preso il via lo scorso gennaio, a cinque anni esatti dal rapimento di Regeni, proprio a Fiumicello (UD), luogo natale del giovane ricercatore, dove sono collocate quattro panchine attorno all’albero piantato dagli amici nel parco a lui intitolato. La cerimonia ha visto la partecipazione, oltre che dei genitori di Giulio e delle istituzioni, anche di molti liceali che hanno presentato una tela con metà volto del dottorando italiano dell’Università di Cambridge ucciso in Egitto, a simboleggiare una verità ancora parziale.
Tra i primi paesi ad aderire all’iniziativa ci sono stati Colleferro, in provincia di Roma, e Troina, in provincia di Enna, dove a fine febbraio è stato espresso parere unanime sul conferimento della cittadinanza onoraria a Patrick Zaki (ora dopo il pronunciamento del Parlamento, sarà il governo a doversi impegnare per il riconoscimento della cittadinanza italiana effettiva) e sul posizionamento di una panchina con l’incisione della frase di Martin Luther King: “No, non siamo ancora soddisfatti e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente”.
Un percorso fitto di iniziative e adesioni in cui, però, non sono mancati vili atti vandalici aidanni di questi elementi di arredo urbano: a Cropani Marina, in provincia di Catanzaro, la targa della panchina collocata nei pressi di un’area giochi è stata danneggiata lo scorso 8 giugno. A denunciare l’accaduto è stato il primo cittadino, Raffaele Mercurio, dal suo profilo social in cui ha definito l’atto di teppismo come “ignobile gesto” imputabile all’ignoranza e alla mancanza di rispetto, sottolineando che “la targa verrà riposizionata perfettamente nello stesso posto con uguali dimensioni” ed esprimendo vicinanza alla locale Anpi e al suo segretario, Salvatore Borrelli. Sempre in Calabria, a Cosenza, lo scorso febbraio è stata scoperta su corso Mazzini la panchina gialla, posizionata accanto a una rossa in memoria delle vittime di femminicidio.
Il 3 giugno è stata la volta di Bari, con la collocazione del sedile pubblico di fronte al palazzo dell’economia sul centralissimo corso Vittorio Emanuele. Anche qui l’obiettivo è quello di non abbassare “la guardia nei confronti dei diritti umani e di tutti i prigionieri di coscienza incarcerati ingiustamente in ogni parte del mondo”, come dichiarato in una nota diffusa dal Comune.
 Poco distante dal capoluogo pugliese, a Gioia del Colle, la panchina per i diritti umani, simbolo delle nuove resistenze, era già stata inaugurata qualche mese prima, nella data non casuale del 25 aprile, attraverso uncrowdfunding partito dal basso. E sempre in Puglia, a Racale, in provincia di Lecce, solo due giorni fa è stata posizionata quella dipinta dall’artista Eleonora Renni nei pressi della stazione. Nel capoluogo salentino, invece, il network associazionistico ha operato per presentare l’opera su viale dell’università in occasione della Giornata del rifugiato, il 20 giugno.

Nelle scorse settimane, anche il borgo di Castelnuovo Cilento, nel Salernitano, ha aderito all’iniziativa, mentre la prossima inaugurazione avverrà il 18 luglio alle ore 11 a Milano, in piazza Miani, con Anpi Barona in prima fila, accanto al Comune di Milano e al VI Municipio cittadino. Un’iniziativa diffusa da nord a sud, in cui le adesioni quotidiane, con queste piccole macchie di colore, confermano la grande sinergia tra l’associazione dei partigiani, con volontarie e volontari il cui impegno sui territori è quotidiano e infaticabile, e le amministrazioni locali.



Venti da GENOVA...

"Venti da Genova" anche a Genova "20 anni dopo, un altro mondo è necessario" lunedì 19 luglio ore 20,00 - Music for Peace, Solidarbus, Via Belleydier 6o - Genova.




Resistenza in Festa 2021 - ANPI Provinciale Cremona e Piacenza.


 

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