31 dicembre 2018

Finisce il 1943... buon 2019.!

E’ stato un anno difficile questo 1943, nel 1940 siamo entrati in guerra, tutti o quasi felici e contenti, e adesso; fame, terrore, paura, disperazione… i ricchi e i fascisti sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, nel marzo di quest’anno abbiamo fatto sciopero in tanti, si proprio sciopero, una parola che tanti ormai più non conoscono, e cosi come solito padroni e fascisti si sono arrabbiati, la sabbia negli ingranaggi da fastidio, e oltre alle botte e agli arresti, alle deportazioni su in Germania, tutti a dirci, “disgraziati” che non si può essere contro chi ci governa, che poverini loro sono così bravi a voler il bene di tutti noi. Ma noi siamo stati in tanti a dire di No, e qualcuno comincia finalmente a pensare, dopo anni di propaganda e signorsì. E poi il 25 luglio le solite manovre di chi comanda, le solite manfrine, si vuole buttare giù il “Crapone” e viva il Re, Badoglio e le solite balle, che dicono si cambia, adesso si “penserà al popolo”, e noi che magari anche ci credevamo, che finalmente si pensava anche a noi, tutte bugie, e si continua a morire, di fame, di botte, di paura, di fascismo. E noi Antifascisti eravamo ancora pochi, e continuare a lottare, difficile forse ancor di più di prima. A settembre i "Tuder" sono in Piazza del Duomo qui a Milano con i carri armati, e le camicie nere sono contente di continuare a tradire l’Italia. Sti maledetti. Poi tra luglio e agosto arrivano anche i grandi bombardamenti, e alè… altra fame e paura, altra morte.! Noi nelle fabbriche si continua ad organizzarci, a riunirci, a pensare, a fare sciopero, ma non solo, qualcuno che faceva sabotaggio e guerriglia già c’è. C’è l’Antifascismo. E cosi, e purtroppo altra botta, 8 settembre 1943. Non si capisce più niente, e il fuggi-fuggi generale, e tutti i soldati, tutti gli uomini che sono con le scarpe di cartone in armi in Italia e in giro per il mondo, oltre a mangiare la solita aria fritta, adesso c’accompagnano la vergogna senza condimento. E le bombe cadono, e ci sono gli sfollati, il mercato nero, le tessere annonarie per un tozzo di pane nero, e i fascisti che cantano inni alla morte per le strade, e i soliti padroni che ingrassano. Siamo pochi lo so, ma non abbiamo paura, il partito tira le fila, ci siamo; noi siamo le GAP, e su in montagna si spara contro i fascisti e i nazisti, siamo i ribelli, siamo i Partigiani. L’organizzazione comincia, qualcuno si ricorda del Risorgimento, dell’Unità d’Italia, del biennio rosso 19’ 20’. e cosi alla disperazione, subentrano le prime speranze. E più i fascisti sono il male, torture, uccisioni, arresti e più le SS feroce repressione e deportazione, più la Resistenza nasce e si propaga. I vecchi Compagni portano la loro esperienza che sà di Spagna, di scuola del carcere, di esili sulle isole e in terra straniera. Clandestini, armati, risoluti, liberi, uomini e donne della dignità contro l’odio combattiamo, lottiamo, agiamo contro l’oppressione, la depravazione umana, morale e sociale. I primi qui in città sono gli operai delle GAP,  e su in montagna contadini e operai, soldati scappati e studenti che non vogliono fare i soldati per il Duce e per il Re. E si noi siamo sempre pochi, ma come si dice tante scintille per far scoppiare il fuoco, e loro i fascisti, i nazisti sempre più arrabbiati, più cattivi. E quanto terrore, quanti morti, quanti arresti, che abbiamo perso anche il conto, solo adesso che sta finendo l’anno i fucilati dell’Arena, e poi i martiri del Poligono, il Capettini e gli altri. Insomma tira una brutta aria, che brutto anno, e noi abbiamo paura, siamo pochi e tante volte soli, che i fascisti sono tanti e comandano, ma una candela nella notte, un pezzo di pane, un abbraccio di un Compagna, una stretta di mano di un Compagno, un guardarsi negli occhi sarà il nostro coraggio. Finisce questo 1943, tra poco comincia il 1944. E noi continueremo a sognare e sopratutto a far di tutto perché i sogni diventino realtà. Auguri a voi tutti donne e uomini liberi.



Scritto la notte dopo la commemorazione dei Martiri del Poligono. Piazzale Accursio Milano 30 gennaio 2018. 75° anni dopo il 1943. -   Ivano Tajetti. ANPI Provinciale Milano. 

28 dicembre 2018

Ai Fratelli Cervi, alla loro Italia...

Il 28 dicembre 1943, 75 anni fa, Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio, Ettore Cervi e il loro amico Quarto Camurri, venivano fucilati a Reggio Emilia dai fascisti. Poco prima di morire, il più giovane, Ettore, scrisse queste parole:
“Ero il cinno, quello più piccolo e quello più amato. Ma solo per mia madre, mio padre o per la lapide che ci ricorda...
In campagna si cresce subito. Essere il più piccolo non conta. C’è la terra da lavorare, ci sono le bestie da allevare. Io però avrei voluto crescere, diventare vecchio in un mondo senza fascisti. Invece no. Mi è toccato di morire. Subito dopo Natale. Fucilato con i miei fratelli. I Cervi, ci conoscete...
Ho lasciato una bugia e un sorriso a mio padre, un abbraccio ai fratelli e un maglione bianco per Codeluppi. Per mia madre solo un ricordo. Un ricordo che uccide...
Poi siamo andati là, non a Parma come avevo raccontato a mio padre, ma al Poligono. Ci siamo baciati e abbracciati. Noi sette e Quarto Camurri...
Da piccolo nell’erba mi ci nascondevo e dicevo ai fratelli: “non ci sono più”. Mi sarebbe piaciuto farlo anche allora. Davanti ai repubblichini. Morire è sempre morire...
Il prato, però era troppo basso e con certe cose non si scherza...
Prima che sparassero Gelindo disse: “Voi ci uccidete, ma noi non moriremo mai“.
Gelindo ha sempre avuto ragione. Arrivederci, ciao.”
Salvatore Quasimodo li ha resi immortali in questa poesia: Ci pare il modo migliore per commemorarli, in questi giorni di festa, che sono anche di memoria. Perché un Paese senza memoria semplicemente è un Paese che non esiste. Sarà per questo che tentano in ogni modo di farci dimenticare. Ma NOI RESISTIAMO e ricordiamo. -

“Ai Fratelli Cervi, alla loro Italia”.
“In tutta la terra ridono uomini vili,
principi, poeti, che ripetono il mondo in sogni, saggi di malizia e ladri di sapienza. Anche nella mia patria ridono sulla pietà, sul cuore paziente, la solitaria malinconia dei poveri. E la mia terra è bella d’uomini e d’alberi, di martirio, di figure di pietra e di dolore, d’antiche meditazioni. Gli stranieri vi battono con dita di mercanti il petto dei santi, le reliquie d’amore, bevono vino e incenso alla forte luna delle rive su chitarre di re accordano canti di vulcani. Da anni e anni vi entrano in armi, scivolano dalle valli lungo le pianure con gli animali e i fiumi. Nella notte dolcissima Polifemo piange qui ancora il suo occhio spento da navigante dell’isola lontana. E il ramo d’ulivo è sempre ardente. Anche qui dividono in sogni la natura, vestono la morte e ridono i nemici familiari. Alcuni erano con me nel tempo dei versi d’amore e solitudine nei confusi dolori di lente macine e di lacrime. Nel mio cuore finì la loro storia quando caddero gli alberi e le mura tra furie e lamenti fraterni nella città lombarda. Ma io scrivo ancora parole d’amore, e anche questa è una lettera d’amore alla mia terra. Scrivo ai fratelli Cervi non alle sette stelle dell’orsa: ai sette emiliani dei campi. Avevano nel cuore pochi libri, morirono tirando dadi d’amore nel silenzio. Non sapevano soldati filosofi poeti di questo umanesimo di razza contadina. L’amore la morte in una fossa di nebbia appena fonda. Ogni terra vorrebbe i vostri nomi di forza, di pudore, non per memoria, ma per i giorni che strisciano tardi di storia, rapidi di macchie di sangue.”

26 dicembre 2018

Le feste non possono finire senza la tradizionale BEFANA ANTIFASCISTA...


75° Anniversario Eccidio Sette Fratelli Cervi e Quarto Camurri.




75° Anniversario Eccidio Sette Fratelli Cervi e Quarto Camurri > 27 – 28 dicembre 2018

Celebrazioni del 75°Anniversario del sacrificio dei Sette Fratelli Cervi e di Quarto Camurri
Giovedì 27 dicembre 2018 – Venerdì 28 dicembre 2018

Giovedì 27 dicembre 2018
GUASTALLA
Ore 10:30
Cimitero di Guastalla
Omaggio alla Tomba di Quarto Camurri
Intervengono
CAMILLA VERONA, Sindaco del Comune di Guastalla
ALBERTINA SOLIANI, Presidente Istituto Alcide Cervi
Alla presenza dei familiari di Quarto Camurri
CAMPEGINE
ore 18:00
Fiaccolata a ricordo dei Sette Fratelli Cervi
Omaggio alla Tomba dei Sette Fratelli Cervi
Intervengono
GERMANO ARTIOLI, Sindaco del Comune di Campegine
ALBERTINA SOLIANI, Presidente Istituto Alcide Cervi
La fiaccolata partirà dalla sede del Comune di Campegine, in Piazza Caduti del Macinato, verso la Tomba Monumentale della Famiglia, al Cimitero di Campegine

Venerdì 28 dicembre 2018
REGGIO EMILIA – Poligono di Tiro
ore 9:45
Deposizione della corona davanti alla lapide in ricordo dei 7 Fratelli Cervi e di Quarto Camurri
Omaggio sul luogo della fucilazione 
Intervengono
MATTEO SASSI, Vicesindaco del Comune di Reggio Emilia
ERMETE FIACCADORI, Presidente ANPI di Reggio Emilia
Orazione Ufficiale
La memoria a 75 anni dal sacrificio dei Sette Fratelli Cervi e di Quarto Camurri
ALBERTINA SOLIANI, Presidente Istituto Alcide Cervi
A seguire si formerà un corteo per la deposizione di un omaggio davanti al Muro della fucilazione
GATTATICO – Sala Genoeffa Cocconi del Museo Cervi
ore 11:15
Presiede
ALBERTINA SOLIANI, Presidente Istituto Alcide Cervi
Saluti di
GIANNI MAIOLA, Sindaco del Comune di Gattatico
GIORGIO ZANNI, Presidente della Provincia di Reggio Emilia
INAUGURAZIONE DELLA SCULTURA “LA MADRE (Genoeffa Cocconi)”
interviene l’autrice dell’opera JUCCI UGOLOTTI

È previsto un bus navetta con partenza dal Poligono alle ore 10:30 per il Museo Cervi.
Il rientro al Poligono è previsto alle ore 12:45
 Istituto Alcide Cervi
in collaborazione con Provincia di Reggio Emilia, Comuni di Reggio Emilia, Campegine, Gattatico e Guastalla, ANPI e ALPI-APC di Reggio Emilia
Per ulteriori informazioni
Museo Cervi – tel 0522 678356
Comune di Reggio Emilia – tel 0522 456036

19 dicembre 2018

E' morto un Partigiano. Bella Ciao Filippo...

E morto un Partigiano. 
Filippo Davis nato a il Cairo d'Egitto il 9 maggio 1924. Aviatore e Partigiano combattente nella IV° Divisione Canavese comandata da Moscatelli. 
Ferito in una gamba in un azione contro i fascisti. 
Dal dopoguerra iscritto alla Sezione ANPI della Barona. Dirigente e attivista, una vita per i suoi ideali.
Un mese fa ricoverato dai figli in casa di cura e dopo solo pochi giorni li moriva nel silenzio, e nella fretta di dolori da dimenticare, costernati e afflitti da non aver saputo nulla, da una notizia che arriva ora e per caso dopo un mese della sua morte. 
Lui che voleva la nostra bandiera, lui che voleva un "Bella Ciao" come ultimo saluto. 
Ciao Filippo piangiamo con commozione e dolore la tua perdita, cosi triste e silente, cosi dimenticata e cosi per noi importante.
Ti ricorderemo in Piazza Miani, in ogni 25 aprile, ci sarai sempre con il tuo esserci nonostante il dolore e le difficoltà, ti ricorderemo sempre in Sezione, e sulle strade della tua Barona. Arriverà ancora la tua primavera. 
Bella Ciao, Filippo...   
NOI non ti dimenticheremo, uno degli ultimi, uno che ci ha regalato la Libertà e che in cambio voleva solo sorrisi. 
Ti abbraccio, ti abbracciamo, riposa in pace. 

Ivano Tajetti e tutta la Sezione ANPI Barona Milano.





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