05 dicembre 2019

Piazza Fontana Milano 2019 - NOI non dimentichiamo...


Il Partigiano Carlo Smuraglia...

Lettera aperta del Partigiano e Presidente emerito dell'ANPI, Carlo Smuraglia
- Lettera aperta alle “Sardine”. 
Care “sardine”, sto seguendo le vostre iniziative, con l'attenzione dovuta a tutto ciò che si “muove” in questa società, troppo statica e troppo spesso legata ad antiche prassi ed abitudini. Non ho nulla da suggerirvi e da proporvi, non solo perché non ne avete bisogno, ma perché sarebbe sbagliato. Ognuno ha il diritto – dovere di prendere in mano il proprio destino, così come molti di noi hanno fatto con la scelta partigiana nell'ormai lontano autunno del 1943. Gli sbocchi sono sempre incerti ed indefinibili a priori e nessuno ha il diritto di interferire, ferma restando la speranza che ne esca qualcosa di positivo per il complesso della vita politica e sociale italiana, così insoddisfacente per molti di noi (e di voi, credo).
Ho notato, però, un particolare che mi è parso assai interessante: durante la manifestazione svoltasi a Milano si sarebbero letti dal palco, alcuni articoli della Costituzione. Non so quali, perché ero a casa per una indisposizione che mi impediva di uscire in una giornata di pioggia. Il fatto, però, mi è sembrato positivo perché rappresenta quello che spero possa essere una premessa dello sviluppo delle iniziative che continueranno a svolgersi in tutta Italia.
Sostengo da tempo, come disse molto tempo fa Piero Calamandrei, che nei momenti difficili del Paese, il punto di riferimento deve essere la Costituzione. È questa che deve illuminarci, nei periodi più ardui e complessi, come punto di riferimento di ogni azione, perché la Costituzione è di tutti.
Io credo che già la lettura dei primi dieci articoli della Costituzione costituisca da sola un vero e proprio indirizzo per le azioni individuali e collettive. Ma sono anche convinto che l'intero “spirito” della Costituzione debba essere colto come un indirizzo, un “faro” che può guidarci, appunto quando tutto appare difficile e complicato e quando occorre individuare le vie d'uscita da un sistema che non riesce più a soddisfare i bisogni, i desideri, le attese della gente.
Ma c'è ancora una cosa su cui desidero richiamare la vostra attenzione. È pacifico che questa Costituzione si compone di affermazioni di valori, di princìpi e di impegni solenni per garantire l'effettività dei diritti, della uguaglianza e degli stessi valori concentrati soprattutto nella prima parte. Ebbene, la non attuazione di moltissimi di questi impegni è sotto gli occhi di tutti (dal lavoro, all'ambiente, alla tutela del patrimonio artistico, allo sviluppo della cultura, alla realizzazione di una vera “pari dignità sociale” e così via).
La sola attuazione di questi aspetti fondamentali della Costituzione rappresenterebbe un cambiamento sostanziale del sistema politico e sociale, un miglioramento della convivenza civile, uno sviluppo della rilevanza della persona e della sua dignità: insomma, una vera rivoluzione pacifica.
È un profilo importante, che mi permetto di sottoporre alla vostra attenzione, per ogni possibile sviluppo. Se intervengo su questo punto, lo faccio per convinzione personale (del resto, ho pubblicato due anni fa un libro con un titolo significativo: “Con la Costituzione nel cuore”) e per indicare una possibile e forse necessaria via di approfondimento.
Leggete dunque queste parole non come una interferenza, che non mi permetterei mai, ma come una sollecitazione a riflettere su un punto importantissimo della vita nazionale, verso la quale voi stessi avete espresso un segnale inequivocabile di attenzione.
Cari saluti e molti auguri,
Carlo Smuraglia.
Milano, 3 dicembre 2019.

01 dicembre 2019

come al tempo del fascismo...

Condividiamo sempre più preoccupati l'appello di Maurizio Verona.

"ANAGRAFE NAZIONALE ANTIFASCISTA.
Cara cittadina, caro cittadino,
metto insieme alcuni eventi accaduti: insulti e minacce ad Emanuele Fiano, definito un 'ebreo di merda', manifesti insultanti nei confronti di Laura Boldrini attaccati sui muri di varie città d'Italia, un raduno fascista a Predappio, due ragazzi vestiti da nazisti a Lucca Comics con persone che chiedono un selfie, un giornalista minacciato di morte per il suo libro sul neofascismo a Brescia, un insegnante che minaccia gli studenti che vogliono manifestare, un altro che porta via la sua classe durante la presentazione di un libro sui processi ai fascisti di uno storico serio perché accusato di fare propaganda. E se non bastasse: la senatrice Segre sotto scorta, un arsenale di armi con esplosivi, residuati bellici e svastiche, trovato a Siena, la Digos che con l’operazione 'Ombre nere" porta alla luce l'esistenza del tentativo di costituire un'organizzazione filonazista, xenofoba, antisemita, un giornalista di grido che nel suo salotto e nei suoi libri spreca trasmissioni e tempo per tranquillizzare sul fatto che il fascismo non può ritornare.
E’ il bollettino degli ultimi giorni: eppure qualcuno continua a dire che non sta succedendo nulla. Anni di silenzio, di colpevole indifferenza delle istituzioni, hanno alimentato questo fenomeno, sottovalutato e ancor peggio tollerato, sdoganato, legittimato come opinione politica
Il fascismo non è mai morto: è rimasto sotto traccia nei primi anni dopo la guerra, alimentando il mito degli “italiani brava gente”: come se in Libia, Grecia, Iugoslavia  gli italiani non si fossero macchiati degli stessi crimini dei nazisti, compiuti anche in Italia contro donne, vecchi, bambini da reparti della Guardia Nazionale Repubblicana, della X Mas. Il fascismo è rimasto sotto traccia negli apparati dello Stato, è rimasto nelle repressioni, poi nelle stragi fasciste del terrorismo nero, nei depistaggi per creare la strategia della tensione che voleva portare ad una svolta autoritaria nel nostro Paese, nelle connivenze con la Mafia, la ‘ndrangheta per delegittimare e colpire lo Stato. È rimasto nelle formazioni paramilitari negli anni della Guerra fredda.
Oggi tornano le divise, i simboli, partiti politici che si richiamano apertamente al fascismo: e noi dovremmo essere tranquilli.
La democrazia non si completa solo nell’esercizio del voto e sono certo anch’io che continueremo a recarci alle urne. Allo stesso tempo sento il rischio di vivere in una “democrazia fascista”, in cui restano le apparenze o i simulacri di una democrazia, in cui il diritto di esercitare liberamente il proprio pensiero è solo una enunciazione di principio o si riduce alla possibilità di scrivere di tutto sui social, alla libertà di fare disinformazione, di infangare gli avversari, di esporre simboli vietati dalla Costituzione.
Una società in cui prevalgono la violenza, l’odio, il rancore, la paura. Dovremmo essere tranquilli? A me sembra di vivere in una società inquinata: come al tempo del fascismo."
Il Presidente del Parco Nazionale della Pace.
Maurizio Verona 

29 novembre 2019

ANPI sempre e per sempre contro il fascismo.

“Apprendo dalla stampa che l'inchiesta di Enna sul tentativo di costituzione di un partito filonazista ha fatto emergere tra gli obiettivi di questi individui anche quello di realizzare un attentato in una sede dell'ANPI. Esprimo chiaramente preoccupazione per questo gravissimo fatto, che si inserisce in un clima generale di violento attivismo nero, ma allo stesso tempo dichiaro con forza che l'ANPI non si fa certo intimidire e continuerà a svolgere, in tutta Italia e con tutte le forze, il suo dovere di contrasto ai fascismi e ai nazismi. Insisteremo quindi, insieme a tante altre Associazioni, a chiedere che vengano sciolte le organizzazioni che si richiamano a quegli ideali criminali, come CasaPound e Forza Nuova. Confido di trovare, in questa non facile battaglia, il sostegno e l'adesione di tante cittadine e cittadini democratici. L'ANPI ha bisogno di tutti loro.”
Carla Nespolo - Presidente nazionale ANPI.
29 novembre 2019




19 novembre 2019

Bella ciao... "Partigiana" Jone Bagnoli.

Abbruniamo le bandiere, 
Bella Ciao "Partigiana" Jone.


"Se questo è uomo" ANPI Rescaldina Milano.


Comunicato ANPI Barona Milano - CAAB.


"Conversazioni" sul precariato. CGIL. Con ANPI Barona Milano



Municipio 6 Milano - 6 Contro la violenza...


ANPI Sedriano Vittuone - La strage di Piazza Fontana.


ANPI Treviso - Ricordando "Pino" Giuseppe Pinelii


ANPI Quarto Oggiaro Milano - A cinquant'anni dall'autunno caldo.


ANPI Locate Triulzi (Mi) - Contro la violenza di genere...


ANPI San Giorgio su Legnano (Mi) - Non soffiarmi via...


21 ottobre 2019

C.N.L. Tessera di Riconoscimento - Piera Antoniazzi


 

















PIERA ANTONIAZZI.
Operaia al controllo del Reparto Macchine da ripresa Fratelli Borletti Milano                                         dal marzo 1933 all’aprile 1946.
"Il primo contatto con la lotta antifascista l’ho avuto durante la guerra, attraverso il compagno Viscardi che mi presentò alla signora Anna Bazzini, già condannata dal Tribunale speciale a molti anni di reclusione per opposizione al regime fascista. Lei mi diede l’incarico di vedere che cosa si poteva fare con le donne della Borletti. Queste, in genere erano di origine contadina ed erano state assunte in massa per gli urgenti bisogni legati alla produzione bellica, erano in maggioranza di matrice cattolica. Con loro iniziai a discutere sui guasti provocati dalla guerra, sulla condizione economica e sulla fame, convinta che mi avrebbero capita. Ricordo che allo sciopero, organizzato per un bombardamento di Roma, le donne aderirono tutte. I fascisti. All’uscita della fabbrica, chiedevano i motivi della protesta; i fatti successivi ci dettero questa certezza. Ebbi in questa occasione modo di conoscere Vittoria Caccianiga e Gina Moioli; con loro mi sentivo più sicura e passammo ad un più attivo lavoro clandestino: dall’assistenza alla raccolta dei soldi per aiutare chi doveva fuggire o chi era nascosto. Unanime ed entusiasta fu la risposta delle operaie. Il 2 novembre 1944 centinaia di donne si radunarono al cimitero di Musocco davanti alle tombe dei caduti nella lotta di liberazione; tutte le lapidi furono ricoperte di fiori. Una partigiana della Borletti lesse un appello dedicato ai caduti e alla pace. Il 31 dicembre 1944 presso il muro di cinta del cimitero della Camerlata (Como) venne fucilato Giovanni Busi un giovane lavoratore della CGE, Partigiano del Fronte della Gioventù e militante come noi nella 113° Brigata Garibaldi. Questo giovane ci era particolarmente caro anche perché conoscevamo il difficile passato antifascista di tutta la sua famiglia. Alla sua memoria e in onore di tutti i partigiani caduti. Elvira Barili concordò un rito funebre per i primi giorni del gennaio 1945 presso la parrocchia di San Satiro, di via Torino. La presenza dei lavoratori e delle lavoratrici fu numerosa, ma fu soprattutto caratterizzata dalla presenza dei giovani e delle ragazze del Fronte della Gioventù.  La nostra attività in fabbrica non cessò di certo, anzi per dimostrare che eravamo in molti, vennero intensificate le scritte murali. Ricordo che con me in questo lavoro c’era sempre un manovale sordomuto: lui col pentolino della vernice ed io con il pennello cercavamo di coprire di scritte l’interno della fabbrica, specialmente le scale. Mentre noi scrivevamo, le guardie cancellavano, ad ogni cancellatura seguiva una riscrittura. Spesso, per non farci scoprire, dovevo chiamare il mio compagno, che, come già detto era sordomuto e quindi non si accorgeva quando arrivava qualcuno; io allora gli davo tali scrollate che alle fine anche il pentolino di vernice si rovesciava imbrattando tutti i gradini.  Per la continua attività e trovandomi in stato interessante. il Viscardi mi impose, anche per prudenza, di lasciare provvisoriamente la fabbrica e di allontanarmi da Milano. Dopo un certo periodo ritornai rimanendo nella clandestinità a tempo pieno per il Terzo settore (Magenta, San Siro, Porta Genova) tenendo collegamenti fra le fabbriche di mia competenza come responsabile per la assistenza ai Partigiani ed alle loro famiglie. Una volta circolò la voce che mi avevano vista su un camioncino della Muti in stato d’arresto. Le cose, invece erano andate un po’ diversamente. Ero stata mandata a Magenta per prendere contatto con alcune operaie e contadine; al ritorno dovevo accompagnare a Milano una ragazza russa che non sapeva una parola d’Italiano e affidarla, a un’ora precisa, ad un compagno che ci attendeva in Piazzale Baracca. Il mezzo di trasporto dell’epoca, il cosiddetto Gamba de Legn, non partiva perché c’era stato un bombardamento ed io, preoccupato per il rispetto dell’orario dell’incontro, non sapevo proprio cosa fare. Vedendo passare un camioncino della Muti mi decisi a fermarlo ed invitata a gesti la ragazza a non parlare assolutamente, salimmo sul camion. Per distrarli da ogni sospetto, parlai per tutto il tragitto. Arrivate finalmente in Piazzale Baracca ringraziai dicendo che avevamo fatto un grande favore ad una vera Italiana, così che se ne andarono convinti che ero una di loro." 
(Dalla pubblicazione: “L’Antifascismo e la Resistenza in Borletti” 1980 Comitato Unitario Antifascista.)

Piazza Fontana 1969 - 2019. Milano Casa della Memoria.



11 ottobre 2019

ANPI Sezione "Carlo Chiappa" Vittuone Sedriano.


Nuovo comunicato, nuove indicazioni. ANPI Barona Milano.

Nuova locandina, nuove indicazioni... ringraziando per il vostro aiuto e per le vostre condivisioni, e per chi ha già generosamente contribuito, settimana prossima invieremo la nostra e vostra partecipazione reale al popolo Kurdo, dandovene comunicazione. Ancora grazie di cuore. "Svuotare gli arsenali, riempire i granai" Sandro Pertini.



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