24 agosto 2017

Piazza: Giovanni Pesce Partigiano

Carissimi,
venerdì 8 settembre alle ore 18,00 si svolgerà nel quartiere Cascina Merlata la cerimonia di intitolazione della piazza a Giovanni Pesce, comandante partigiano, Medaglia d'oro al Valor Militare, esponente autorevole del Comitato nazionale dell’ANPI sin dalla sua costituzione.
L'intitolazione è stata decisa dalla Amministrazione Comunale di Milano, su proposta avanzata dall'ANPI Provinciale di Milano.
La piazza che verrà intitolata a Giovanni Pesce, si trova tra via Gallarate e via Pier Paolo Pasolini, in zona 8, davanti alla Cascina Merlata. La piazza si può raggiungere con la metropolitana - linea 1 - fermata Molino Dorino.
Nel corso della cerimonia interverranno:
Giuseppe Sala, Sindaco di Milano;
Roberto Cenati, Presidente ANPI Provinciale di Milano;
Tiziana Pesce, figlia di Giovanni Pesce e di Nori Brambilla Pesce.
Siete tutti invitati a partecipare numerosi a questo importante evento. 

Roberto Cenati – Presidente ANPI Provinciale di Milano.



Giuseppe Povia.. ospite non gradito.!

L'ANPI dice no al concerto di Povia a Trezzano sul Naviglio
In concomitanza con la rassegna “Autunno Trezzanese”, si svolgerà in data 23 settembre 2017 a Trezzano sul Naviglio, un concerto che verrà ospitato nella parrocchia di San Lorenzo Martire, al quale è stato invitato il cantautore Giuseppe Povia.
Come Associazione che si richiama ai valori della Resistenza siamo molto contrariati per la presenza di questo personaggio, legato alla formazione neofascista e antisemita Lealtà e Azione, per la quale il 10 giugno scorso Povia si è esibito nel comune di Cologno Monzese. Lealtà e Azione che si ispira al pensiero di Leon Degrelle, ufficiale delle Waffen SS e di Corneliu Codreanu, fondatore della Guardia di Ferro rumena, movimento antisemita e nazionalista degli anni trenta, si pone in aperto contrasto con i principi sanciti dalla nostra Carta Costituzionale.
Giuseppe Povia non è ospite gradito a Trezzano sul Naviglio. Oltre ad essere legato ad una formazione dichiaratamente neofascista, il cantautore rappresenta una figura profondamente divisiva su molteplici temi, tra i quali quelli dell'accoglienza, della solidarietà, dell'unità del nostro Paese e delle stesse problematiche relative alle vaccinazioni. Invitiamo l'Amministrazione Comunale di Trezzano a dissociarsi in qualsiasi modo dall'evento richiamato e auspichiamo un ripensamento da parte del parroco di San Lorenzo Martire.
In caso contrario preannunciamo fin d'ora che organizzeremo, in contemporanea al concerto preannunciato, per sabato 23 settembre un'iniziativa pacifica e festosa, di cui comunicheremo i dettagli, a Trezzano sul Naviglio, per rilanciare i valori dell'antifascismo, della solidarietà, dell'uguaglianza, contenuti nella nostra Carta Costituzionale di cui quest'anno ricorre il settantesimo anniversario dell'approvazione.  -  Roberto Cenati. Presidente ANPI Provinciale Milano.  

20 agosto 2017

Martiri di Via Tibaldi Milano - 28 agosto 1944.

 - Milano ricorda ogni anno l’eccidio avvenuto il 28 Agosto 1944 in via Tibaldi, dove un plotone della legione Ettore Muti fucilò, dopo aver terribilmente seviziato, quattro partigiani appartenenti al Gap Mendel: Albino Abico di 25 anni (Medaglia d’Argento al valor Militare), Giovanni Alippi di anni ventiquattro, Bruno Clapiz di anni quarantuno, Maurizio Del Sale di anni quarantasette. Abico, Alippi e Del Sale facevano parte di un gruppo costituitosi nella primavera del 1944 a Baggio. Successivamente i tre presero contatto con i Gap di Ruggero Brambilla (Nello) e trasportarono un carico d’armi in Val d’Ossola dove rimasero qualche giorno presso l’85a brigata d’assalto Garibaldi. Quando ridiscesero, con loro c’era anche Bruno Clapiz. In Milano formavano così il Gap distaccato della 85a brigata, in collegamento e alle dipendenze di Brambilla, con il compito di contribuire ad approvvigionare del necessario la brigata di montagna. Riportiamo, di seguito, la testimonianza, tratta dalle carte ANPI Provinciale di Milano, di un negoziante di Via Tibaldi che assistette a su quel tragico episodio. Seviziati dalla Muti i patrioti di Porta Ticinese “Il rione popolare di Porta Ticinese aveva fama di essere un covo di “ribelli” ed i fascisti non osavano tentare pattugliamenti isolati e rastrellamenti se non in forze e con i fucili spianati. Così molti partigiani, anche quelli di altre zone e della periferia, sicuri della solidarietà di tutti gli abitanti che ad essi davano appoggi e trovavano nascondigli, venivano a finire a “Porta Cicca”. Un gruppo di patrioti (che dopo la liberazione seppi appartenevano alla 113° e 114° Garibaldi) usavano nascondere le loro armi in una osteria che allora si trovava in via Tibaldi 26, per riprenderle quando dovevano compiere qualche azione. Il 10 agosto 1944 era avvenuto l’eccidio di piazzale Loreto che provocò sdegno in tutti, ma suscitò anche una certa impressione. Ed ecco che una quindicina di giorni dopo, mentre le camicie nere e complici andavano tronfi di avere compiuto tanto massacro, nelle vie centrali di Milano, Piazza Duomo, Via Orefici, Piazza Cordusio, Via Dante, una macchina ebbe l’ardire di percorrerle lanciando manifestini invitanti alla Resistenza, alla rivolta, additando all’odio e al disprezzo i nazifascisti. Nella mattina del 28 agosto 1944 avevo notato che circolavano certe brutte facce e mi ero ripromesso, appena mangiato, di recarmi all’osteria per passare la voce di stare in guardia. Quando però vi giunsi appresi che alle 13 un forte nerbo di fascisti si era presentato e, sorpresi quattro giovani, li avevano arrestati. Un quinto, al momento dell’arresto, si trovava nel cortile del caseggiato e miracolosamente così fu salvo. Gli arrestati erano proprio i quattro che avevano percorso le vie della città lanciando manifestini. Immaginarsi il gran parlare di tutto il rione, le discussioni e persino si accennò a delazione di una spia. Fatto sta che verso le 18,30 di quel giorno, automezzi carichi di quelli della milizia invasero via Tibaldi e vie adiacenti: mitra imbracciati e rivoltelle in pugno fecero chiudere tutti i negozi, i passanti costretti ad entrare nei portoni subito sprangati; minacce a coloro che erano alle finestre e ordine di chiuderle. Dapprima un po’ di confusione, un fuggi fuggi generale, qualche strillo di donna, poi tutto cadde nel silenzio, un silenzio di morte; il grande viale deserto e i fascisti che scrutavano da ogni parte accennando a sparare. Anch’io avevo dovuto abbassare la saracinesca del negozio, ma da una fessura potei assistere a quanto stava avvenendo e ritengo di essere stato uno dei pochissimi che poterono osservare l’orrendo eccidio. Pochi minuti dopo la milizia era divenuta padrona della strada deserta, vidi giungere un camion, dal quale fecero scendere i quattro arrestati. Dovettero sorreggerli, tanto erano stati seviziati, che non riuscivano a fare un passo. Furono allineati al muro, anzi appoggiati contro il muro dell’osteria, con il viso rivolto verso gli assassini. Non vi fu alcuna lettera di sentenza, una decina di brigatisti neri che avevano in testa un berretto rotondo comandati da uno che aveva dei gradi, imbracciarono i mitra a non più di tre metri di distanza. All’ultimo momento, quando il comandante ebbe ordinato il fuoco, uno degli arrestati trovò la forza di voltare il viso contro il muro e farsi il segno della croce. Bastò una sola scarica, data la breve distanza e caddero. L’ufficiale si avvicinò ai corpi straziati sferrando dei calci, notò che qualcuno respirava ancora. Si fece dare da uno dei carnefici un mitra e nuovamente sparò sui morti. Dopo risalirono sul camion e partirono. Dai cortili, le scariche avevano impaurito gli inquilini, si udivano pianti e grida. Gli altri fascisti che avevano presidiato la strada, permisero che fossero riaperti negozi e portoni, si raggrupparono, armi alla mano, nei pressi del mucchio dei cadaveri, impedendo di avvicinarsi. I martiri furono lasciati sul marciapiede arrossato di sangue che a piccoli rivoli scendeva fin sulla strada. Rimasero al sole di agosto con le mosche che ronzavano, fra lo sbigottimento, l’orrore, l’odio che aumentava sempre più, sino a sera inoltrata.”

Foto Loconsolo 26/08/1977 Vecchia lapide con scritte fasciste.



Nuova lapide Via Tibaldi 26. Milano. 



12 agosto 2017

04 agosto 2017

ANPI Milano. Grave decisione Procura della Repubblica di Milano.

Inquietante e grave decisione della Procura della Repubblica di Milano
La Procura della Repubblica di Milano ha chiesto il proscioglimento dei neofascisti resisi protagonisti, il 29 aprile scorso, del blitz al Campo X del Cimitero Maggiore, nel quale sono sepolti repubblichini e gerarchi della Repubblica di Salò.
Nonostante le denunce della Digos per aperta apologia di fascismo, per le centinaia di braccia alzate per il saluto romano, la Procura della Repubblica, con una inquietante e grave decisione ha chiesto il proscioglimento dei neofascisti, giovedì 4 agosto, scegliendo una data tragica per il nostro Paese. Il 4 agosto 1974 si verificò, infatti, un terribile attentato neofascista. Una bomba ad alto potenziale esplose nella quinta vettura del treno Italicus, in transito presso San Benedetto Val di Sambro, provocando 12 morti e oltre 40 feriti.
La richiesta della Procura della Repubblica che dovrà essere vagliata da un Giudice per le indagini preliminari, desta in tutti noi profonda inquietudine e preoccupazione. Milano e la Lombardia sono state da tempo scelte dalle organizzazioni neofasciste e neonaziste come luoghi di incontro, di convegni e manifestazioni anche a livello europeo. L'assalto a Palazzo Marino del 29 giugno ha rappresentato un salto di qualità nella sfida alle istituzioni nella città Medaglia d'oro della Resistenza.
Un blitz che aveva registrato un suo preambolo il 9 aprile scorso, quando alcuni militanti di Casa Pound avevano inscenato una protesta contro l'accoglienza dei migranti durante una seduta del Consiglio Comunale di Monza. Una prova di forza che ha avuto il suo fondamento in quanto accaduto il 29 aprile al Cimitero maggiore di Milano, quando un migliaio di neofascisti sono andati a commemorare al campo X i caduti della Repubblica di Salò che ora, se la richiesta della Procura dovesse essere accolta, potrebbero essere assolti.
Chiediamo allo Stato, in questa delicatissima fase del nostro Paese, fermezza e decisione per contenere e respingere ogni tentativo, oggi purtroppo ricorrente,di esaltazione del fascismo, applicando le leggi che già esistono. Ci dimostri questo Stato di essere finalmente quello Stato antifascista, delineato dalla Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, sciogliendo gruppi dichiaratamente nazifascisti e infliggendo a chi fa apologia di fascismo, reato gravissimo nel nostro ordinamento costituzionale, quelle esemplari condanne che ancora oggi stiamo attendendo. 

Roberto Cenati
Presidente ANPI Comitato Provinciale di Milano

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