27 novembre 2011

Lampi e tuoni... arriva SUONI E L*ANPI..!


Il coro Suoni e l*Anpi nasce all'interno della Sezione ANPI Vittoria di Milano (via Archimede 13; http://www.anpivittoria.it) nella primavera del 2010, a partire da un nucleo di musicisti e voci provenienti dall'assieme  de La Moresca Antica; raccoglie oggi un organico di circa 25 coristi e coriste, accomunati da una grande passione, che è quella della tradizione musicale dedicata alla Resistenza; molti dei componenti hanno reimparato o imparato di sana pianta, con grande entusiasmo, a interpretare musicalmente quel repertorio: un patrimonio popolare importante, cui va dedicato il massimo rispetto interpretativo, e che concepiamo come impegno politico e culturale alto, che chiama noi e il pubblico alla partecipazione e alla corresponsabilizzazione civile.
Le nostre canzoni spaziano dalle più conosciute (Bella ciao, Festa d'aprile, Fischia il vento, La Brigata Garibaldi, Valsesia) ad alcune meno note (La Valcamonica, Sutta a chi tucca), per arrivare più di recente a composizioni appartenenti alle resistenze europee; fra tutte, El paso del Ebro.
Il coro ha al suo attivo anche uno spettacolo teatral-musicale, Note sulla Resistenza, e ne sta preparando un altro.

Siamo volentieri a disposizione delle Sezioni Anpi per spettacoli  e cori, al chiuso o in strada, Ci siamo già esibiti in occasioni pubbliche, come al presidio contro Forza nuova in via Palestro, dell'inverno 2010, e alla Loggia dei Mercanti, nel novembre 2011.


23 novembre 2011

Sandro Pertini. Un Partigiano come Presidente


Dal sito del nostro socio Andrea Riscassi: http://andreariscassi.wordpress.com/


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«Triste è la terra che ha bisogno di eroi. Disperata è quella che non riesce nemmeno a ricordarli. E in Italia si arriva sempre, con molta puntualità, a scontare l’affezione che ci porta al scordiamoci il passato e al chi ha dato, ha dato; chi ha avuto, ha avuto. Il rimosso, è inevitabile, torna sempre in forma di incubo. Ma, quando uno tiene famiglia (tengo famiglia, suggeriva Flaiano, è il motto che dovrebbe essere cucito sulla nostra bandiera), deve tirare avanti; e quando uno deve tirare avanti, ha il dovere di comportarsi da mulo e infilarsi il paraocchi. È quello che farà meticolosamente ogni italiano, mentre, dal 1930 fino alla caduta del regime, Pertini sconta in carcere il vizio di possedere una coscienza». Così Massimiliano e Pier Paolo Di Mino scrivono nell’introduzione di questo bel “Libretto rosso di Pertini” edito da Purple Press. Nel librino, viene raccontata – attraverso le parole dell’unico socialista diventato presidente della Repubblica italiana – la vita del mitico Pert (amico del Paz), durante il fascismo, nella lotta di resistenza, nel dopoguerra e da presidente. Un viaggio dove si capisce che “un partigiano come presidente” non è solo una frase di una canzona nota in tutto il mondo. Pertini scriveva: «Per me socialismo vuol dire esaltazione della dignità dell’uomo; e quindi il socialismo non può andare disgiunto dalla libertà». Con questa chiave di lettura, si leggono come errori di valutazioni il sostegno all’Urss (e alla Cina di Mao) che pure Pertini fa nel dopoguerra («cinquecento milioni di uomini finalmente liberi sotto le bandiere della democrazia popolare»). Interessante è la sua fede nel socialismo: «Questo socialismo, questa Resistenza, questa continua lotta politica e tutto il resto sono stati lo strumento, non avendo la fede in Dio, per vincere in qualche modo il dolore del mondo». Una fortuna comunque questa fede, soprattutto agli occhi di un liberale che si nutre solo di dubbi. Fa impressione, appena usciti (sperem!) da una stagione con madri e padri pronti a gettare le figlie nelle braccia di papi (anche se ha età da bisnonno) leggere un Pertini che si arrabbia con la madre che chiede per lui la liberazione dalle carceri fasciste. Scrive infatti il partigiano: «Come si può pensare che io, pur di tornare libero, sarei pronto a rinnegare la mia fede? E privo della mia fede, cosa può importarmene della libertà? La libertà, questo bene prezioso tanto caro agli uomini, diventa un sudicio straccio da gettar via, acquistato al prezzo di questo tradimento». E a sua madre: «Ma dimmi, mamma, come potresti riabbracciare tuo figlio, se a e tornasse macchiato di un così basso tradimento». Parole che non sembrano frutto dello stessa Italia, patria del trasformismo. Sempre alla madre, Pertini (che poi andrà fiero di “non aver mai avuto una poltrona ministeriale”) scrive una frase che andrebbe ripetuta come un mantra da quanti ormai, schiavi del sondaggismo (e del berlusconismo, suo legittimo figlio) affrontano solo battaglie vincenti: «Nella vita talvolta è necessario saper lottare, non solo senza paura, ma anche senza speranza». Le battaglie da fare perché è giusto farle, non perché debbano portare a un immediato risultato. Le stesse che spingeranno il laico Pertini ad attaccare in campo aperto la Dc: «Cristo per opera di costoro è oggi nuovamente crocifisso, perché Cristo è nel lavoratore affamato che cade sotto il piombo del governo clericale». E chissà che direbbe oggi dove, pur in assenza della Dc, il clericalismo ha allargato vieppiù le sue sfere di influenza. Interessanti (anche alla luce di quanti poi sono saliti al potere) le parole di Pertini verso «questo neofascismo che è nemico della patria, anche se si sciacqua la bocca cento volte al giorno della parola patria, è stato nemico della patria italiana e nemici della patria noi li dobbiamo considerare». Nell’ultimo capitolo del libro sono pubblicati i messaggi di fine anno del Presidente Pertini. Che consiglio all’Ammiraglio che hanno messo alla guida della Difesa. Perché ripeteva come un mantra: «Si svuotino gli arsenali di guerra sorgente di morte, si colmino i granai sorgenti di vita per milioni di creature umane che stanno lottando contro la fame». Così come a questo nuovo, anziano, governo sarebbe utile leggere l’appello-testamento di Pertini rivolto ai giovani: «Giovani, armate invece il vostro animo di una fede vigorosa: sceglietela voi liberamente purché la vostra scelta presupponga il principio di libertà, se non lo presuppone voi dovete respingerla, altrimenti vi mettereste su una strada senza ritorno, una strada al cui termine sarebbe la vostra morale servitù: sareste dei servitori in ginocchio, mentre io vi esorto a essere sempre degli uomini in piedi».
Andrea Riscassi. 

La "Giornata Nazionale del tesseramento"




A.N.P.I.
ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA
COMITATO NAZIONALE

La “giornata nazionale del tesseramento”
Domenica scorsa si è svolta, in oltre cento piazze d’Italia, la nostra “giornata nazionale del tesseramento”. Avevamo detto che il tesseramento non è un problema burocratico-amministrativo o semplicemente economico, ma un atto di grande rilevanza politica. E così è stato. I nostri Comitati provinciali, o almeno la grande maggioranza di essi, hanno scatenato la fantasia e sperimentato mille modi diversi per fare di questa giornata un momento di incontro e di riflessione politica, nella certezza che ciò si sarebbe concretato anche nella richiesta di nuove iscrizioni.
Stiamo raccogliendo i dati e li pubblicheremo fra breve. Fin d’ora, possiamo dichiararci pienamente soddisfatti, perché abbiamo raccolto molti cittadini e cittadine attorno ai nostri simboli e alle nostre pubblicazioni, talvolta persino davanti a cori quasi professionali. Nel nord, tante persone sono passate e si sono fermate anche a lungo davanti ai nostri gazebo, chiedendo, informandosi, discutendo, nonostante la giornata freddissima. In una sola città sono state raccolte oltre cento nuove domande di iscrizione. E così è avvenuto in tante altre, con nostra vivissima e giustificata soddisfazione.
Ancora una volta, possiamo dire che in qualunque momento, in qualunque occasione, l’ANPI “c’è”. E tanti cittadini, giovani e meno giovani, lo capiscono e manifestano fiducia e speranza.
Se siamo riusciti in ciò che ci eravamo prefissi (una grande “giornata” popolare) il merito va ai nostri Comitati Provinciali, alle nostre Sezioni, ai tanti militanti che si sono impegnati a costruire i gazebo, a presidiarli, a ricevere gente per illustrare le nostre finalità e il nostro messaggio antifascista e democratico. A tutti va rivolto il sincero ringraziamento e apprezzamento da parte mia, della Segreteria e del Comitato Nazionale; ringraziamento tanto più sentito e affettuoso quanto più si pensa che tutto questo è frutto di un volontariato, lontanissimo da ogni scopo personale, fatto di fiducia nella democrazia, nella Costituzione, nei valori fondamentali che ci guidano, dalla Resistenza alla pratica quotidiana di antifascismo. Un lavoro che non si aspetta ricompense né mira ad ottenere vantaggi, ma si propone solo di agire per potenziare l’ANPI, nell’interesse del Paese.
Grazie, dunque, cari compagni e amici; e avanti ancora, sempre più avanti per un futuro migliore, con un’ANPI sempre più solida e forte.

Il Presidente Nazionale dell’ANPI
Carlo Smuraglia.

L'ANPI Vigentina in Val Brembana...

L'ANPI Vigentina organizza per il 4 dicembre una camminata escursionistica a Cantiglio piccolo borgo montano contadino di S. Giovanni Bianco (mt.1084) in Val Brembana combinando un percorso facile in montagna con la ricorrenza dedicata ai Martiri di Cantiglio, tre Partigiani delle prime bande della Valle, uccisi dalle pattuglie nazifasciste il 4 dicembre 1943. Si pranza a polenta con strinù inaffiato da buon vino rosso. Si prevede la partenza da Milano alle 7 e il ritorno verso le 19. Raccogliamo le adesioni entro la fine di novembre per avere il tempo utile per organizzare il trasporto e comunicare ai compagni della valle la nostra presenza. Tel. 3392485076.

22 novembre 2011

ANPI Paderno. Pranzo Partigiano.


La memoria della Resistenza - ANPI Sarzana.


ANPI Gorizia. - Convegno storico Internazionale.



NO PASERAN - ANPI Gorla, Cresenzago, Precotto. ,


ANPI Rescaldina. "Gli Italiani in Libia"


ANPI Trezzano S\N - 5 anni...


LA COSTITUZIONE. ANPI Zona 1 Mi.


ANPI Buccinasco... Che il vero terrorista si alzi.


19 novembre 2011

1933 Pertini... FIAP & ANPI.


I Partigiani Ricca e Talamoni. ANPI Omegna.


ANPI Como... No a forza nuova...

Como, 18 novembre 2011

La Sezione ANPI di Como, unitamente al Comitato Provinciale, ha appreso con viva preoccupazione l'apertura in Como, a partire dal 19 novembre, di una sede di Forza Nuova, movimento neofascista che ha dimostrato, in questi ultimi anni, la volontà di una restaurazione autoritaria contraria ai principi costituzionali di democrazia e libertà.  Forza Nuova intende rinverdire le tradizioni complottistiche e ultra nazionaliste che già furono caratteristiche di Ordine Nuovo le cui azioni irresponsabili e delittuose hanno caratterizzato la stagione dello stragismo nero e della politica della tensione.
Como città democratica, custode del Monumento alla Resistenza Europea, non può tollerare un simile affronto, anche se l'Amministrazione Comunale sembra più impegnata a combattere la "movida" che a difendere i coposaldi della democrazia. Lo dimostra la colpevole trascuratezza e l'indifferenza per i monumenti e le ricorrenze che ricordano la lotta per la libertà.
L'ANPI ha fatto presente al Prefetto, che è il responsabile dell'ordine democratico, le sue preoccupazioni e lo ha invitato ad attivare misure preventive di vigilanza in una città per nulla interessata all'affermazione dei diritti di libertà anche di quella religiosa per gli Islamici come i fatti dimostrano.
L'ANPI invita i cittadini a ricordare che il sacrificio di tante vite umane durante la resistenza, non può patire l'oblio, anche se incombono preoccupazioni economiche.
La libertà è premessa di ogni desiderato progresso

Comitato Provinciale Anpi di Como
Sezione Anpi di Como

ANPI Milano. Comunicato stampa.


A.N.P.I. (ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA)
- Comitato Provinciale Milano -


COMUNICATO STAMPA

L’ANPI di Milano esprime la propria viva e ferma indignazione per i contenuti della mostra allestita dalla Provincia di Milano a Palazzo Isimbardi, nella parte riguardante la Seconda Guerra Mondiale. Il testo costituisce una grave offesa alla Resistenza italiana e a coloro che hanno sacrificato la propria vita per restituire la libertà e la democrazia al nostro Paese.
L’entrata in guerra dell’Italia non fu  “imposta dalle contingenze politiche e accettata in nome del realismo politico”, come si legge in uno dei pannelli. La verità è che, fin dalla sua nascita, il fascismo si caratterizza per il suo spirito guerrafondaio e antidemocratico, per l’esaltazione della disuguaglianza tra gli uomini e per l’affermazione della grandezza dell’Italia nel mondo. La partecipazione dell’Italia alla Seconda Guerra Mondiale non è, purtroppo, che l’ inevitabile conseguenza dell’ideologia nazionalistica del fascismo.
Nella mostra, “all’alleato tedesco” è riservata soltanto una riga nella quale si dice che fu “inadeguato”e “criminali le sue politiche”. Si ignora completamente la tragedia vissuta in quegli anni dall’Europa. rappresentata dal trionfo dei regimi  nazi-fascisti. La Seconda Guerra Mondiale non fu solo un conflitto sanguinoso. Fu anche un vero e proprio scontro planetario tra le forze della coalizione antifascista che si richiamavano agli ideali di democrazia e libertà e quelle, nazifasciste e hitleriane che volevano imporre in Europa e nel mondo un regime antidemocratico, oppressivo, fondato sul razzismo, sull’antisemitismo e sul terrore.  Se avessero vinto le forze che si richiamavano alle ideologie nazifasciste, l’Europa si sarebbe trasformata in un immenso campo di concentramento. 
Nei paesi europei occupati dai tedeschi si sviluppa un forte moto resistenziale, determinante, insieme all’intervento delle potenze alleate, per la liberazione del nostro continente dal nazifascismo.
Con l’8 settembre 1943 inizia in Italia la Resistenza armata contro tedeschi e repubblichini. Carlo Azeglio Ciampi ha richiamato autobiograficamente quel momento del “collasso dello Stato”, quando trovò, insieme a tanti altri, nella  sua coscienza l’orientamento, perché in essa “vibrava profondo il senso della Patria” assai diverso dalla concezione retorica e tronfia del fascismo.  
Riteniamo inaccettabile la definizione che si dà della Resistenza, come “guerra civile terribile e orrenda che si conclude in un bagno di sangue”. La Resistenza fu guerra patriottica di liberazione dall’oppressione nazifascista, nella quale gli italiani riscattarono la dignità del Paese  e contrapposizione di culture: da una parte la cultura della forza, della violenza, della subordinazione dell’individuo allo stato, il nazionalismo, il razzismo, l’antisemitismo, dall’altra la cultura della pace, della democrazia, della tolleranza, della solidarietà e la lotta per una società libera e giusta. La Resistenza italiana ha fornito un determinante aiuto militare agli eserciti alleati e tuttavia, ciò che più la caratterizza, è la volontà di tanti, uomini e donne, di reagire, a costo di grandissimi sacrifici, alla sopraffazione e di costruire un progetto di libertà per il futuro del proprio paese.
Quarantacinquemila partigiani caduti, ventimila feriti o mutilati, settecentomila soldati italiani internati nei lager tedeschi dopo l’8 settembre 1943, 40.000 cittadini italiani, tra ebrei, oppositori politici, operai in sciopero, deportati nei lager tedeschi dai quali ben pochi ritornarono, gli operai e i contadini, per la prima volta  partecipi di una guerra popolare senza cartolina precetto, una formazione partigiana in ogni valle alpina o appenninica: questa fu la Resistenza italiana.
Da essa è nata la Costituzione repubblicana che Piero Calamandrei ha definito come  “Resistenza tradotta in formule giuridiche” ed è la Resistenza che ha consentito, il 25 Aprile del 1945, la riunificazione dell’Italia per 20 mesi  spaccata in due, nella libertà e nell’indipendenza. Se ciò non fosse accaduto la nostra nazione sarebbe scomparsa dalla scena della storia, su cui si era finalmente affacciata come stato moderno nel 1861, con il compimento del moto risorgimentale.


A.N.P.I. (ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA)
COMITATO PROVINCIALE DI MILANO
Via San Marco, 49, ­ 20121 Milano
Telefono: 02 76023372/73 - 02 76020620 - Fax 02 784675

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