23 luglio 2010

Monte Barca

in zona 6. Milano.

ricevo ed con piacere porto alla vostra conoscenza...



ANPI Rimini.. un bell'esempio...

Porto con molto piacere alla vostra lettura questa comunicazione inviatami dall'ANPI Rimini. 
Un bell'esempio, che tra il dire e il fare... usa molto il fare... ecco la vera "nuova stagione dell'ANPI"
Auguri... buon lavoro..! 
.....Cari associati e amici, continua il rinnovamento della struttura direttiva dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (Anpi) sezione di Rimini. Il consiglio dell'associazione, composto quasi per la sua interezza da trentenni, ha eletto all'unanimità Giovanni Pari come suo presidente, un giovane antifascista di 37 anni, che da tempo si impegna nell'associazione. Al suo fianco sono stati eletti i vicepresidenti Daniele Susini, Francesca Panozzo e Renzo Crociati, mentre Giovanni Benaglia, Emanuele Torsani e Sante Rodriguez diventano i sindaci revisori. Tutto il consiglio direttivo esprimere la sua riconoscenza e la sua gratitudine ai partigiani che si sono impegnati in questo rinnovamento generazionale. La nuova stagione dell'Anpi ha avuto il suo inizio anche a Rimini. Il prossimo appuntamento dove incontrarci sarà il 16 agosto per le celebrazioni dei Tre Martiri. Per ogni informazione in merito si può rispondere a questa mail.


A.N.P.I. RIMINI 
Associazione Nazionale Partigiani d'Italia
Sezione di Rimini
Via IV Novembre 21
47921 Rimini (RN) Italia

Contatti:
tel - fax 054122749
e-mail 
partigianirimini@yahoo.it
skype anpi.rimini
web 
http://www.anpi.rimini.it
facebook 
http://www.facebook.com/anpirimini
twitter 
https://twitter.com/anpirimini 

21 luglio 2010

Casa Cervi- 25 luglio.

Domenica 25 luglio - Museo Cervi

Serata della Storica Pastasciutta


il più bel funerale del Fascismo...

come Papà Cervi definì la pastasciutta che la famiglia offrì in piazza per festeggiare la caduta del duce, il 25 luglio 1943

Dalle ore 18.00 il Museo Cervi sarà aperto al pubblico
Ore 19.30 le Anpi del territorio e l'Istituto Cervi presenteranno il libro Cento colpi e le sbucciature di Fulvia Alidori (Florence Art Edizioni)
sull'esperienza di due ragazzini - il rosso e il voga-, nella Firenze degli anni '30 e nella Resistenza.
Parteciperanno l'autrice e un testimone della Lotta di Liberazione
A partire dalle ore 20.00 verrà offerta la pastasciutta a tutti i presenti

21.15 Racconti... di ASCANIO CELESTINI

Seguirà l'assegnazione del Premio Museo Cervi per il Teatro allo spettacolo vincitore del Festival di Resistenza
che verrà riproposto al pubblico

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 "Ho sentito tanti discorsi sulla fine del Fascismo

ma la più bella parlata è stata quella della pastasciutta in bollore"

Alcide Cervi

Quando la pasta era in bianco...e le camicie no

Negli anni, soprattutto dal decimo anniversario della fine della guerra di Liberazione, una certa retorica, ad uso e consumo delle forze politiche del tempo, ha innalzato esclusivamente l'aspetto armato della Resistenza, relegando la disobbedienza civile e il sostegno dato da tante famiglie a mero, seppur fondamentale, contorno.
Da qualche anno tuttavia, una certa storiografia ha riscoperto quest'altra parte della storia, creando i capitoli della storia di genere.
Sono emersi così racconti, anche ironici e comici, di atti di provocazione e ribellione contro il Fascismo, fatti di gesti piccoli quanto siginficativi.
Da questo mondo deciso e appassionato venivano i Cervi, contadini con un'idea, che fecero 'il più bel funerale del Fascismo' per dirla con le parole di papà Cervi, il 25 luglio del '43 quando Mussolini venne fatto arrestare e si sognava la pace.
I Cervi ricrearono la piazza, la ripresero dopo anni di adunate pilotate, offrendo pastasciutta ai compaesani, una pasta frutto della farina e delle braccia di più famiglie, che non avevano molto, al massimo potevano fare una pasta in bianco condita con burro e parmigiano-reggiano, ma quello lo fecero.
Il 25 luglio è una data storicamente nodale, analizzata da storici e giornalisti nella sua ufficialità, ma troppo spesso si è dimenticato di raccontare la gioia che investì la popolazione, il carattere pacifico delle manifestazioni spontanee, espressione di un antifascismo diffuso, spesso nemmeno conscio, che voleva la fine della guerra, della fame, della paura.
La tavola è popolare, è manifestazione di una cultura vivace, pacifica, che cerca l'incontro sdrammatizzando il conflitto attraverso la convivialità.
E' espressione genuina dell'anima di un popolo.

Quello spirito, quell'ottimismo, rivive così nell'anniversario della storica pastasciuttata, nell'aia della casa che fu dei fratelli Cervi, oggi museo, ogni 25 luglio.



16 luglio 2010

Petr A. Kroptkin

"Ricordati che ingannare, mentire, giocare d'astuzia significa avvilirti, rimpicciolirti, riconoscerti debole prima del tempo. Fallo, se ti fa piacere, ma sappi che l'Umanità ti considererà meschino, debole, e come tale ti tratterà.
Sii forte invece.
E non appena avrai scorto un'ingiustizia e l'avrai compresa, RIBELLATI CONTRO DI ESSA, LOTTA, e sicuramente proverai una gioia così grande da non trovarne di simili in nessun'altra attività.
A te decidere."
Petr A. Kroptkin 1842-1921

Genova 20 luglio 2001... Alessio Lega.

Genova 20 luglio 2001... Francesco Guccini.

festa ANPI Seriate. Bella Ciao.



ARCI Bellezza - A Piazzale Loreto.

Eritrei liberi subito...


ANPI. PIANORO - BENTIVOGLIO -CASTELMAGGIORE


Eritrei liberi subito. 

Noi donne e uomini liberi che si riconoscono nei valori della Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza alla barbarie Nazifascista affermiamo che la questione dei cittadini eritrei portati manu militari nel sud della Libia a e sottoposti a maltrattamenti e a torture di ogni tipo parla alle nostre coscienze, ci interroga da vicino ed esige risposte appropriate da parte dello Stato Italiano.
Buona parte di loro fanno parte di coloro che nei mesi scorsi sono stati intercettati nel canale di Sicilia e rimandati indietro dalla nostra marina militare. Sono le vittime dei cosiddetti respingimenti, in perfetta violazione del diritto internazionale,della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dell’art. 10 della Costituzione della Repubblica Italiana che recita  “lo straniero al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalle legge.”, sempreché sul territorio gli sia permesso di arrivare.
Oggi, anche grazie ai nostri pertanto  illegali respingimenti, tra l’altro documentati, quei giovani rischiano di essere rimandati in patria, dove la brutale dittatura  di Isaias Afewerki prevede il servizio militare di durata illimitata e  una pena severissima per chi abbandona senza permesso il territorio nazionale. Chiedono di essere reinsediati in un paese terzo che riconosca il loro stato di richiedenti asilo, uno status che in Libia, che non ha firmato la Convenzione di Ginevra, semplicemente non esiste.
Ai 205 Eritrei è stato proposto un accordo-farsa: liberazione in cambio di identificazione e lavori socialmente utili in Libia. Ma l’identificazione rende questi giovani, e le loro madri, mogli, sorelle rimaste in patria, ricattabili a vita. Lo stesso accordo di integrazione proposto lega a tempo indeterminato gli eritrei alla comune di lavoro alla quale verrebbero assegnati ed impedisce loro qualsiasi futuro riconoscimento dello stato di rifugiato perché una volta qualificati come “migranti economici”, e dopo avere chiesto “protezione”, attraverso la richiesta dei documenti identificativi alla loro rappresentanza diplomatica in Libia, potrebbe ritenersi venuta meno la ragione per riconoscere loro, anche da parte dell’UNHCR, lo status di protezione internazionale.
Siamo dunque al cospetto di una riedizione nazista in versione Libica del famigerato “ARBEIT MACHT FREI”? Che vorrebbe riconoscere quindi agli eritrei la libertà di lavorare come schiavi in uno dei campi di lavoro socialmente utile, affidati alla rigida organizzazione dei tanti gerarchi libici e che la Libia esibisce con orgoglio per dimostrare il carattere socialista del suo regime?
I ragazzi eritrei resistono e non hanno accettato questo accordo perché non sono immigrati irregolari in attesa di regolarizzazione, ma richiedenti asilo che vogliono veder riconosciuto il proprio stato di rifugiati. 
Vorremmo che i nostri  parlamentari ed i partiti, che in passato hanno approvato gli accordi con la Libia, in base ai quali erano previsti, oltre alla cessione di mezzi navali e terrestri, un sistema di comando interforze unificato a guida libica, riflettessero sulle conseguenze del loro voto di ratifica. Soprattutto per la legittimazione che quel voto ha rappresentato per le politiche più violente di Gheddafi nei confronti dei migranti, in gran parte potenziali richiedenti asilo, persone che se fossero giunte in Italia, come gli eritrei, avrebbero certamente avuto diritto ad una protezione internazionale.
Vorremmo anche, oltre al blocco - già avvenuto- dei negoziati tra l’Unione Europea e la Libia in materia di immigrazione, che la Corte Europea dei diritti dell’uomo si pronunci al più presto sul ricorso presentato contro l’Italia dopo i respingimenti collettivi in mare effettuati da nostre unità militari (nave Bovienzo) il 6 e 7 maggio dello scorso anno, quando i militari italiani abbandonavano i naufraghi, donne e minori compresi, in Libia, sulla banchina del porto di Tripoli. Da quella decisione della Corte di Strasburgo e dalla sua portata potrebbe dipendere il destino di molte vite.
E vorremmo conoscere anche gli sviluppi del processo in corso a Siracusa contro alti responsabili della Guardia di Finanza e del Ministero dell’interno, per i respingimenti collettivi effettuati qualche mese dopo verso la Libia.
In modo diverso, sono tutti fatti che si legano alla terribile sorte dei profughi eritrei rinchiusi oggi in Libia nel carcere di Braq
Per aderire al documento firmarlo e spedire a:
segreteria@anpipianoro.it 

-- 
Sezione F. Bonafede 
via Roma 17
40065 Pianoro Vecchio
sito della sezione http://www.anpipianoro.it
blog: http://anpipianoro.blogspot.com

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