Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - ANPI Barona Milano.
05 aprile 2021
03 aprile 2021
Il manifesto 25 aprile. Sulle strade, sulle piazze...
29 marzo 2021
"Il Paese è chiamato ad un nuovo Risorgimento"
160 dopo l'unità d'Italia, che abbiamo celebrato pochi giorni fa, il Paese è chiamato ad un nuovo Risorgimento. Sono venuti al pettine nodi che da tempo si erano intrecciati.
1. Urgono interventi d'emergenza per salvare dalla rovina i lavoratori non tutelati, donne ed uomini che hanno perso il lavoro da un giorno all'altro e che da tempo non hanno più un reddito. Occorre un piano strategico per risollevare dalla povertà assoluta oltre cinque milioni e mezzo di persone. È positiva la proroga della cassa integrazione e del blocco dei licenziamenti fino al 30 giugno. Ma cosa succederà dal giorno dopo? I finanziamenti europei devono essere utilizzati in primo luogo per l'innovazione, la transizione ecologica, la ricerca, la sanità pubblica, la scuola, ponendo però sempre come assoluta priorità le soluzioni al dramma sociale che si sta consumando da un anno e che, in mancanza di adeguati interventi, tenderà a peggiorare. Non devono esistere privilegi verso gruppi industriali più potenti o territori più forti. Occorre utilizzare questo straordinario flusso finanziario per avviare un modello di sviluppo che sia davvero nuovo e per colmare la distanza fra sud e nord e reagire alle disuguaglianze in aumento. L'art. 3 della Costituzione deve essere ispirazione e guida delle scelte in materia economica e sociale.
2. Su scala mondiale ad oggi sono più di 2.700.000 i morti per la pandemia. I vaccini dovrebbero essere il primo bene comune da tutelare. Invece stiamo assistendo ad una speculazione di dimensioni planetarie da parte di un ristretto gruppo di multinazionali, Big Pharma, che è alla radice delle difficoltà nella distribuzione dei vaccini in Europa, aggravata dalla scelta da parte di gruppi privati di ridurre il numero delle dosi per la UE o di ritardarne la consegna, e dalla discriminazione nella distribuzione dei vaccini nel mondo, favorita dalla decisione della stessa UE di respingere la richiesta di moratoria sui brevetti. I governi e le istituzioni pubbliche sovranazionali devono quanto meno regolare il mercato impedendo speculazioni sui prezzi. Auspichiamo fortemente che l'Italia dia un inequivocabile segnale di controtendenza. L'Anpi si impegna a operare e a partecipare ad una larga intesa per i vaccini come bene comune.
3. Le particolari condizioni che hanno portato alla nascita del governo Draghi hanno messo a nudo il tema della crisi della rappresentanza politica. Da tempo si privilegia il tema della governabilità a scapito della rappresentanza e tanti cittadini non si sentono più pienamente rappresentati dai partiti attuali disertando sempre più le urne. Il pesante taglio dei numero dei parlamentari acuirà il già drammatico problema della rappresentanza colpendo in particolare le minoranze, sulla cui tutela si fonda la natura stessa di un regime democratico. Per questo oggi è assolutamente indispensabile una legge che garantisca al massimo la rappresentanza politica plurale dei cittadini destinata a durare nel tempo e non congiunturale.
4. La rinascita del Paese passa attraverso la piena ricostruzione del rapporto di fiducia fra cittadini e Stato. Questo è impossibile se non si promuove nei fatti una profonda riforma delle sue strutture alla luce della lettera e dello spirito della Costituzione. Occorre ricucire il rapporto funzionale tra Stato e Regioni ma anche tornando a riflettere sull'equilibrio istituzionale ala luce dell'esperienza della pandemia. La Costituzione è antifascista, ma lo Stato non lo è ancora integralmente. Il calendario civile dedicato alla memoria di un passato contrastato e vinto dalla Liberazione è monco e parziale. Il 6 aprile è l'80° anniversario dell'invasione italiana della Jugoslavia, che causò orribili delitti e indicibili massacri. È l'occasione perché le istituzioni riconoscano con parole e gesti inequivocabili la pesantissima responsabilità del fascismo a disonore del nostro Paese. È lo Stato nelle sue multiformi strutture che deve avviare una grande campagna di informazione sui crimini fascisti che, a partire dalla Jugoslavia, metta a memoria la sua politica aggressiva, razzista, coloniale e sanguinaria. È lo Stato che, nel pieno rispetto della ricerca storica, deve contrapporre la verità troppe volte messa in sordina o addirittura nascosta, a fronte del palese tentativo dei tardi epigoni del fascismo, presenti oggi in tutte le istituzioni, di riscrivere la storia asservendola alla loro politica.
5. La Costituzione ripudia la guerra. Eppure improvvisamente sono riapparsi pesantissimi toni e messaggi da guerra fredda in una scenario di profonda divisione del mondo. Oggi il mondo è e deve essere multipolare. Il nostro Paese deve operare affinché l'UE rifiuti qualsiasi logica di schieramento e sia elemento di rasserenamento e di cooperazione nei rapporti fra est e ovest e fra nord e sud. Il sistema di alleanze internazionali del nostro Paese deve tendere alla pace e alla cooperazione fra i popoli. L'atlantismo come alleanza cooperativa pacifica ed aperta al mondo è cosa buona e giusta, ma come dominio sul mondo è un pericolo per la coesistenza pacifica. Dalla caduta del Muro è stato un susseguirsi di guerre con la costante presenza o la deliberata interferenza di potenze e alleanze occidentali. La difesa dei diritti umani è principio inderogabile, ma non può usato come pretesto per nascondere interessi economici e finanziari. Le questioni della pace e della ripresa dell'impegno contro le armi nucleari devono tornare all'ordine del giorno.
La risposta all'emergenza del Paese richiama alla sua genealogia fondamentale: il Risorgimento e la Liberazione. Il dramma economico-sociale, la questione sanitaria, la rappresentanza politica, l'antifascismo, la pace rappresentano i nodi principali su cui misurare nel concreto l'effettiva volontà di cambiamento, per non tornare ad un recente passato che ci ha portato alla crisi attuale, un passato che non rimpiangiamo e che vogliamo superare percorrendo la strada dell'effettiva e conseguente applicazione della Costituzione.
II COMITATO NAZIONALE ANPI
26 marzo 2021
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QR CODE: sulle nostre lapidi il ricordo è on line...
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Corriere della Sera 17 marzo 2021. 25 Aprile, alla Barona sulle lapidi arriva il QR CODE, il ricordo dei Partigiani è tecnologico.
16 marzo 2021
12 marzo 2021
I Partigiani della Barona: Piazza Miani "Una finestra sul cielo".
Lapide Partigiani e caduti zona Barona. (ex zona 16) Milano.
Piazza Guglielmo Miani sul monumento "Ai caduti per la Libertà".
In mezzo a Piazza Miani, crocevia di tutte le strade e le storie della Barona, c’è una scultura alla cui base è stata posta una lapide con tutti i nomi dei caduti della zona. La scultura, dal titolo molto evocativo “La finestra nel cielo”, e di Carlo Ramous. L'artista Milanese ha eseguito quest'opera nel 1969 intitolandola "Finestra sul cielo". E' stata esposta nel 1973 alla Biennale di Venezia. In seguito è stata acquistata dal Comune di Milano per abbellire i giardini della Galleria d'arte moderna di via Palestro: il 21 aprile 1985 è stata portata in Piazza Miani e dedicata ai caduti per la libertà, libertà evocata da movimenti e tensioni della scultura.
Ogni anno in piazza Miani si concludono le celebrazioni del 25 aprile Festa Nazionale della Liberazione nel quartiere.
I Partigiani della Barona: Renato Taietti.
"Sono a Mulino Doppio (via Bardolino 30), qui, in questo fabbricato che si perde in secoli di storia se ne parla già come di un doppio mulino in alcune carte del 1589, poi sede di una filanda. Durante la guerra 1915-18 fu un ospedale militare per i poveri soldati feriti in terre di confine, e infine caseggiato di ringhiera, parte delle mie radici sono nate qui... Mio padre e i suoi sei fratelli sono nati tra queste mura, mia non- na Giovanna, mezza austriaca, mezza italiana, scappava dalla prima Guerra Mondiale e chissà come arrivava qui ai confini di una città sempre più grande, tre “mariti” e sette figli, la nonna che “tirava” tabacco dal naso, beveva grappa al mattino, mi metteva in tasca olive nere da mangiare in cortile giocando con i bambini più terribili e urlanti di tutta la mia esistenza (...) Qui la storia si ferma, sono imbarazzato, scrivere, rac- contare, sento la storia mia e l’obiettività ne risente, ho paura di far prevalere emozioni, dilungarmi troppo, e tutto perché sono davanti ad una lapide: “Qui abitò Taietti Renato che alla causa della Libertà offerse la Giova- ne vita - 9 agosto 1926 – 26 aprile 1945”. Il fratello più piccolo di mio padre, il settimo figlio di mia nonna Giovanna Val e di mio nonno Pietro Taietti. Strano, il verde diventa smeraldo, le foglie su gli alberi, lì dove una volta c’era un campo di bocce, s’incendiano di luce. Un raggio di sole cade obliquo e guardando bene, migliaia, milioni di particelle microscopiche, pulviscolo, si muovono, si agitano lì, solo lì, in quel pezzetto d’aria illuminato dl sole. Mi sento piccolo piccolo, leggo e rileggo quelle scarne parole: il naso all’insù, un rettangolo di marmo, parole in rilievo che si stanno cancellando, dimenticando.Prendo in prestito alcune pagine che ho già scritto, sono importanti per ricordare: “Seduta davanti alla vecchia stufa, si asciugava le lacrime con lo straccio della cucina, dalla finestra entrava un debole sole e odor d’erba bagnata. Sul tavolo della stanza quattro assi male inchiodate aperte, una brutta cassa da morto, all’interno mosche e sangue, il corpo di Renato, il più giovane, diciannove anni. Mia nonna Giovanna aveva in giro per il mondo sette figli, per la guerra, per liberare l’Italia. Quando il prete che arrivava da Lodi con due buoi e un carro pieno di bare si fermò a Molino Doppio, la vecchia Cascina tra i prati della Barona, dicendo che c’era un Taietti, Giovanna disse urlando: «Ma chi è dei miei figli?». Renato, innamorato di quella ragazzina mora di Lodi Vecchio, Renato il più giovane, il più piccolo sempre via da casa, sempre di corsa, sempre a ridere e sognare amore e libertà. Ora lì, sul tavolo della cucina, con un fazzoletto a quadri in mano che cercava di coprire di tamponare un’enorme squarcio rosso di mitraglia nella pancia, carne e budella, e un buco in fronte nero come le loro maledette camicie nere... E la sua voce, le sue grida perse per sempre in un campo là a Lodi, i suoi sogni scomparsi, la sua vita ancora da cominciare per sempre finita. Fascisti e nazisti che se ne vanno, che scappano, ma come ultimo sfregio morti e risate. Torneranno a casa gli altri sei fratelli, gli altri Partigiani, e gli altri soldati del mondo, ma Renato non c’è più e questo fine Aprile di gioia, di Liberazione, vedrà altre lacrime e altro dolore, e le macchie di sangue stenteranno ad asciugare. E noi non potremo mai dimenticare. Renato Taietti anni diciannove, catturato in combattimento a Lodi Vecchio il 26 aprile 1945 e subito fucilato da fascisti e nazisti di una colonna motorizzata che stava fuggendo verso la Svizzera, Il suo corpo è sepolto al Cimitero Maggiore, Campo della Gloria; anche una lapide a Lodi Vecchio, in viale Piacenza, ricorda lui e i suoi compagni trucidati da vigliacca mano fascista; il suo nome è iscritto alla Loggia dei Mercanti di Milano insieme a 1739 Martiri che donando la loro vita ci hanno regalato la LIBERTÀ”."
Racconto di Ivano Taietti, nipote di Renato. Tratto da Libertà tra i Navigli- La Resistenza in Barona, Lorenteggio, Giambellino, Porta Genova. Milano.
I Partigiani della Barona: Cascina Monterobbio.
Giuseppe Magnini. Pietro Magnini. Angelo Leoni. Attilio Lombardi. Giuseppe Vanazzi. Lapide in Via San Paolino 5. Milano. Cascina Monterobbio.
Giuseppe Magnini.
Pietro Magnini.
Lapide Via San Paolino 5 Milano.
Angelo Leoni
Nato a Cerro al Lambro l’8/11/1925, figlio di Pietro Battista. Residente in via Moncucco 51. Apparteneva alla Brigata volante “Oliva” della divisione Ticino. Diploma Alexander 230304. Venne fucilato sulla strada Pavese il 26/12/1944.
Giuseppe Magnini
Nato a Pioltello il 20/09/1925, da Natale e Luigia Freschi. Apparteneva alla Brigata Matteotti Volante “Riva”. Diploma Alexander 226216. Fucilato a Chiavari al tramonto del 20/10/1944.
Pietro Magnini
Nato a Vimodrone il 16/01/1921, apparteneva alla stessa Brigata del fratello. Diploma Alexander 226212. Fucilato a Milano il 24/12/1944 o forse il 26/12/1944 dalla compagnia giovani fascisti Bir El Gobi. In località Naviglio Pavese, molto probabilmente con Angelo Leoni.
Giuseppe Vanazzi
Nato a Chiene (CR) il 4/02/1920 da Luigi e Agostina Bressanelli. Apparteneva alla Brigata Gramsci. Questa Brigata era formata da 170 volontari tra i militari italiani del Regio esercito (quasi tutti della divisione “Firenze”) e da albanesi. La sua lotta contro i nazisti iniziò subito l’8 settembre e continuò fino alla liberazione dell’Albania collaborando con l’Esercito Albanese di Liberazione Nazionale. Deceduto in combattimento in Albania il 28/09/1944.
Nato a Zelo Bonpersico (Milano) il 23/02/1925, figlio di Vittorio e di Giuseppina Brambati, abitava a Milano in via Moncucco 51 (attuale via S. Paolino 5 – cascina Monterobbio). Partigiano fin dall’8 settembre 1943. Apparteneva alle formazioni di “Giustizia e Libertà” divisione Ticino. Diploma Alexander 226213. Venne portato via da casa il 16/10/1944 dai fascisti e dagli stessi ucciso a Chiavari il 20/10/1944, come descritto in una testimonianza allegata alla scheda presso l’ANPI Provinciale di Milano. Viene ricordato anche al cippo di via Moncucco.










































