13 luglio 2017

Partigiani d'Oltremare...

Una storia di Resistenza poco conosciuta.
Nel 1940 a Napoli si tenne la "Prima Mostra triennale delle terre italiane d'oltremare".
La costruzione dei padiglioni e dell'intera struttura espositiva furono una opera imponente; d'altro canto  la mostra era fortemente voluta dal regime fascista al fine di celebrare i "destini marittimi" dell'Italia ed i relativi trionfi imperiali dell'italia fascista culminati con l'aggressione all'Etiopia.
Alll'interno della mostra vennero anche artificiosamente ricreate ambientazioni coloniali e veri e propri villaggi indigeni.
Allo scopo furono anche trasferiti in Italia circa una cinquantina di somali, etiopi ed eritrei con le relative famiglie.
Gli uomini appartenevano quasi tutti a reparti della PAI -Polizia dell'Africa Italiana-.
La mostra venne inaugurata ufficialmente il 9 Maggio 1940 alla presenza del Re Vittorio Emanuele III.
Il calendario originale prevedeva l'apertura dei padiglioni fino ad Ottobre del 1940. L'evento in realta' duro' poco piu' di un mese  poichè il 10 Giugno 1940 l'Italia entro' in guerra.
Le strutture della mostra, cosi' come l'intera citta' di Napoli,  subirono pesanti bombardamenti. 
Le famiglie provenienti dall'Africa Orientale Italiana restarono, per cosi' dire, bloccate  a Napoli. Da un canto ci si era "scordati" di loro, dall'altro l'andamento della guerra proprio in Africa Orientale rendeva difficilmente realizzabile il rimpatrio.
Percio' quegli uomini, e le loro famiglie continuarono a vivere all'interno delle strutture semidistrutte della Mostra dell'Oltremare.
Poco si sa del periodo di cosa fu di loro tra il 1940 e il 1943.
Nella primavera  del  1943 tutti gli etiopi, somali ed eritrei che si trovavano ancora a Napoli vennero trasferti a Treia, nel Maceratese, dove vennero alloggiati a  Villa Spada, che in precedenza era stata un campo di internamento per "donne di dubbia condotta morale e politica". 
AL di la' dell'altisonante denominazione, la struttura in realta' era stata dismessa nel 1942 proprio a causa della misere condizioni igeniche e sanitarie dei locali della   Villa.
Nel Settembre del 1943 buona parte dei "neri dell'Oltremare" -come venivano citati nei rapporti dei Reali Carabinieri incaricati della loro sorveglianza- avevano gia' maturato l'idea di approfittare dello sbandamento generale e di abbandonare Villa Spada.
A seguito di un assalto partigiano a Villa Spada, alcuni di essi si unirono alle bande  operanti nella zona .
Un caso divenuto noto da poco è quello di CARLO ABBAGAMAL, etiope, che si aggrego' alle formazioni che operavano nella zona del Monte San Vincino, sulla linea di confine tra le province di ANcona e di Macerata.
Forse non era il suo vero nome etiope, ma cosi' venne chiamato dai suoi compagni e cosi' è ricordato da una lapide a lui dedicata  a San Severino Marche. 
Nella "Banda Mario" -dal nome del suo comandante Mario Depangher, istriano- oltre ad australiani, francesi, britannici, jugoslavi e russi – fuggiti dai campi di prigionia della zona – cominciano a combattere anche etiopi, somali ed eritrei.  
Carlo Abbagamal cadde il 24 NOvembre 1943 nel corso di un combattimento ad un posto di blocco tedesco nei pressi di Frontale d'Apiro (MC).
Degli altri "partigiani d'oltremare" si sa ancora meno salvo che buona parte di essi caddero durante i mesi di guerra fino all' inizio di Luglio del 1944, quando le truppe dell'VIII Armata raggiunsero le zone delle Marche nelle quali operava la Banda Mario.
Questa storia è riemersa solo qualche anno fa ed è giusto che si sappia che "Carletto" Abbagamal ed i suoi compagni africani morirono per liberare l'Italia e l''EUropa.

Qui ci sono i link per chi fosse interessato.

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