19 maggio 2010

2 giugno. Repubblica e Costituzione

APPELLO PER IL 2 GIUGNO: MANIFESTAZIONE A MILANO
La Repubblica e la Costituzione italiana sono legate in un rapporto indissolubile. Hanno radici comuni nella nostra storia e in particolare nella Resistenza, che, come ha ricordato il Presidente Giorgio Napolitano, non ha soltanto liberato il Paese dall’occupazione tedesca e dalla dittatura fascista, ma ha riunificato l’Italia.
Il 2 giugno è la Festa della nascita della Repubblica e della Carta Costituzionale.
La Costituzione ha consacrato sentimenti, speranze, valori profondamente radicati, in cui si riconoscono tutti gli italiani.
Essa è il frutto del lavoro unitario della costituente, ma non può essere ridotta al semplice compromesso tra i partiti
Ora siamo vieppiù italiani ed europei. Ma siamo tanto più europei, se ogni cittadino, a Nord e a Sud, sente di appartenere alla stessa comunità, che ha fondamento nella Costituzione.
La Costituzione è base della nostra libertà. In essa sono scolpiti i pilastri della nostra democrazia:
i diritti umani e la partecipazione della cittadinanza alla vita sociale e politica;
la passione egualitaria, cioè la passione verso i diritti di cittadinanza, egualmente riconosciuti a tutti. A partire dal diritto al lavoro e alla formazione, eliminando gli impedimenti e gli ostacoli e creando le condizioni al suo esercizio effettivo;
l’autonomia e la separazione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario), compreso quello dell’informazione; e la loro indipendenza, la loro laicità e l’equilibrio tra di essi.
Oggi questi pilastri e questi principi sono a rischio. E dunque la stessa democrazia può entrare in crisi e correre rischi di svuotamento e di involuzione.
La Costituzione è come un albero, radicato nella terra in cui nasce e cresce. Si può potarlo o innestarlo, ma non si può sradicarlo dalla sua terra, senza farlo morire.
Le riforme per rinnovare l’Italia vanno realizzate seguendo i principi della Carta Costituzionale.
Per queste ragioni invitiamo tutti coloro i quali si riconoscono in questi fondamentali principi ed obiettivi a partecipare alla manifestazione che si svolgerà a Milano il 2 giugno. Facciamo del 2 giugno la ricorrenza civile e popolare per imparare, ridestare e tenere svegli i valori fondanti della Repubblica e della Costituzione.
Comitato promotore:
ACLI Lombardia - ANPI Nazionale - ARCI - Associazione Adesso Basta  - Associazione Culturale Punto Rosso - Casa della Carità -
Casa della Cultura - CGIL - Il Popolo Viola - Milano Libera.  - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie  - Libertà e Giustizia

18 maggio 2010

No.. non ci stiamo..

Questa non è l’Italia che i Partigiani sognavano.

La situazione in Italia, in quest’ultimo periodo, è sempre più complicata, sembrerebbe che la metropoli Milanese e quella Romana, stiano tracciando una strada per un completo rientro nella “norma” di fascisti e razzisti, si susseguono raduni, manifestazioni, eventi, dove i simboli e i saluti romani si sprecano, il tutto con l’appoggio di forze politiche e dei loro rappresentanti che si mostrano forza trainante e di pressione anche verso le Istituzioni, che dimenticando il loro ruolo di garanti della democrazia partecipano, concedendo patrocini ed aiuti.
Complicati esercizi di trasformismo, un giorno con le regole della Costituzione, con i valori e i riconoscimenti alla Resistenza alla Liberazione, ed il giorno dopo con l’adesione e spesso con la sotterranea convivenza con movimenti, persone, ideali che ripropongono razzismo, fascismo, nazismo, xenofobia.. Il tutto dunque come normalità, accettata come un semplice gioco politico e poi.. suvvia una telecamera, un articolo sul giornale non lo si nega a nessuno…  La storia è di nuovo stravolta,  verità confuse, distorte, una palude di revisioni, negazioni, falsità che tutto intorpidiscono, annebbiano… E di nuovo l’ANPI è al centro del ciclone, strattonata, denigrata, accusata di colpe, posizioni, indicazioni… La storia si ripete, ancora una volta soli, Partigiani ed antifascisti, accusati di tutti i mali che la brutta politica Italiana, getta quotidianamente sul tavolo della comunicazione.
E noi… NO,non ci stiamo.
Non ci stiamo, con Istituzioni trasformiste, che ci accusano di fomentare estremismi, e di non rappresentare più nessuno, non ci stiamo a “litigare” con movimenti giovanili che ci urlano di immobilismo. Non ci stiamo a chi ci indica solo come portatori di demagogia,  Non ci stiamo a chi ci accusa di convivenze, e di essere fuori dalla vita politica e sociale di questa “nuova” Italia.
Eppure basterebbe così poco per capirci, un libro di storia, di quelli veri e sinceri… una chiacchiera con un Partigiano, un giro per le vie delle città, per i sentieri di montagna, leggendo nomi e date su lapidi e cippi…  e magari anche informandosi senza preconcetti, su cosa è l’ANPI, su cosa fa l’ANPI, in questo sempre più completo mondo  virtuale della rete Internet, o meglio ancora nel mondo reale delle sezioni ANPI che in tutta Italia, lavorano, propongono, elaborano, discutono, di donne e uomini, che da sempre senza alcun compenso ne economico, ne di carriera politica, ne di voler apparire a tutti i costi, continuano imperterriti a credere in un “mondo migliore” dove ancora una volta le parole, Libertà, Eguaglianza, Diritti, sono radici di un pensiero, dove ancora ideali ed esempi concreti, aiutano a costruire comportamenti e regole, dove ancora la nostra Costituzione è carta viva e attuale per indicare strade e ragionamenti…
Noi dell’ANPI ci siamo… non ci tiriamo indietro, siamo da sempre disposti ad offrire tutto il possibile, e la nostra storia anche quella degli anni del dopoguerra, ci vede spesso e purtroppo da soli a ragionare, confrontarci, lavorare… non temiamo dunque le critiche, le accuse, rispondiamo con il sacrificio supremo di centomila morti, che ha permesso anche a chi ci denigra ed accusa di poter esprimere liberamente il loro triste  e confuso pensiero..
Denunciamo ancora una volta chi appoggia il fascismo, ricordiamo che esistono leggi d’applicare contro chi ne fa ancora uso e pratica, chiediamo ad Istituzioni e garanti il rispetto di tali leggi e dunque limpidi e certi comportamenti.
Denunciamo l’uso distorto della storia, per fini che nulla hanno a che fare con il nostro pensiero, i nostri ideali. Denunciamo i comportamenti ostili di chi ci pensa “vecchi” e incompetenti per gestire ancora una parola che ricordo è nata con noi, noi non siamo antifascisti. Noi siamo l’ANTIFASCISMO.
Chiediamo ai vertici della nostra associazione di rendere reale la nuova stagione dell’ANPI, di non attendere oltre, d’evitare immobilismi e ragionamenti , di confrontarsi senza fraintendimenti con tutti soprattutto con i giovani che sono tanti, oggi, che chiedono la nostra tessera, chiedono immediate risposte, chiedono suggerimenti ed indirizzi senza la solita logica del “partito” ma con la semplicità di rapportarsi alla pari, con voglia di continuare a seminare semi per far crescere fiori..  Dimostriamo con i fatti, evitiamo il tutto ci è dovuto…  scaliamo di nuovo ripide montagne, cantiamo ancora “fischia il vento”.
Noi ci siamo…. 
Noi continueremo, sempre a lottare, scendere in piazza, manifestare, applicando le regole della democrazia, noi sempre ci saremo, tutti insieme, continueremo senza alcun timore e remore a costruire sulle fondamenta della nostra Repubblica, La Resistenza, è per noi stimolo sempre attuale.  Per chi pensa il contrario, per chi pensa l’inutilità, per chi attualizza falsità,  per chi pensa solo all’odio…  un suggerimento, venite a conoscerci.!
“A coloro che non vogliono più saperne della Resistenza perché in Italia le cose non vanno come dovrebbero andare, c’è da rispondere che la nostra non sempre lieta situazione presente non dipende da una ragione soltanto: che non abbiamo ancora appreso tutta intera la lezione della libertà. E siccome l’inizio di questo nuovo corso della libertà e stata la Resistenza, si dovrà concludere che i nostri malanni, se ve ne sono, non dipendono già dal fatto che la Resistenza sia fallita, ma dal fatto che non l’abbiamo ancora pienamente realizzata.”  -  (Norberto Bobbio).

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA
Sezione Barona. Milano.

Adesioni:
ANPI sezione Lambrate Ortica.
ANPI sezione Corsico.
ANPI sezione Como.
ANPI sezione Monza.
ANPI sezione Monza e Brianza.
ANPI sezione Buccinasco.
ANPI sezione Trezzano sul Naviglio.
ANPI sezione Assago.
ANPI sezione Bovisio Masciago.
ANPI sezione Nerviano.
ANPI sezione Precotto.
ANPI sezione Voghera.
ANPI sezione Canegrate.
ANPI sezione Quarto Oggiaro.
ANPI sezione Inzago.
ANPI sezione Sempione Certosa.
ANPI sezione Lainate.
ANPI sezione Legnano.
ANPI sezione Zavattarello.
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ANPI Barona- 22 maggio

22/05. Comitato Permanente ANTIFASCISTA



COMITATO PERMANENTE ANTIFASCISTA
               CONTRO IL TERRORISMO
PER LA DIFESA DELL’ORDINE REPUBBLICANO

Il Comitato Permanente Antifascista Milanese,
rammaricandosi che alla richiesta di vietare la manifestazione nazifascista preannunciata per il 22 maggio e di incontrare una delegazione del Comitato, formulata da diversi giorni, non sia stata data alcuna risposta da parte del Prefetto e del Questore di Milano e che nessun riscontro sia pervenuto da parte del Sindaco;
considerato che Milano, città medaglia d’oro della Resistenza, non può subire l’offesa di manifestazioni di chiaro stampo fascista, contrarie alla Costituzione ed alle leggi vigenti,
promuove un presidio, con deposito di corona, davanti alla lapide che ricorda il contributo di Milano alla Liberazione del Paese, collocata in Piazza della Scala,  per sabato 22 maggio 2010, alle ore 10,30.
Il presidio si sposterà poi, con percorso Piazza della Scala, via S. Margherita, via S. Pellico, in via Mercanti, dove – alle ore 11,15 – sarà deposta una corona  nella Loggia dei Mercanti, sotto le lapidi dei Caduti per la Libertà; seguiranno brevi interventi di esponenti del Comitato per illustrare ai cittadini le ragioni della protesta e la richiesta che cessino, a Milano, le manifestazioni di tipo fascista, che da qualche tempo si stanno ripetendo, con eccessiva tolleranza da parte di non pochi organi istituzionali, recando evidente offesa all’intera città.

Per. il Comitato Permanente Antifascista - Prof. Carlo Smuraglia

Segreteria Organizzativa: via  S. Marco, 49 – tel. 02.76023372/73
.

22 maggio. fascisti a Milano.

Riceviamo e portiamo alla vostra attenzione...
Ringraziando Antonino..!


Non si ferma la pressione della destra su Milano, le ultime spallate ad una tradizione antifascista ormai impolverata.
Nonostante le tensioni che hanno segnato la settimana tra il 25 aprile e il 2 maggio, la Questura ha autorizzato il prossimo sabato 22 maggio un corteo di Forza Nuova con comizio finale in piazza Duomo.
La manifestazione partirà alle 14 da piazza Oberdan mentre alle 15.30 è previsto l'intervento dal palco del segretario Roberto Fiore.
Centinaia i camerati in arrivo da tutta Europa, soprattutto da Francia e Spagna.
In particolare evidenza i giovani della formazione della destra xenofoba ungherese, Jobbik, nota per l'assalto al Parlamento di Budapest del 20 settembre 2006, forte del 20% ottenuto nelle elezioni dello scorso aprile.
La manifestazione cade nello stesso giorno della finale di Champions League F.C. Internazionale - Bayern di Monaco, partita che verrà seguita da parte dei manifestanti in piazza Aspromonte 31, proprio di fronte a un circolo della destra a cui ha fatto visita più volte il leghista Borghezio. Al termine dell'incontro concerto del gruppo musicale degli Hobbit.
Connivenze e complicità
Al corteo del 22 con comizio in Piazza Duomo e concerto in piazza Aspromonte, segue la richiesta di un concerto per il 29 maggio degli Hammerskin, un'altra formazione dell'estrema destra europea con un programma ricco di pericolosi riferimenti a rigurgiti nazional-socialisti.
A chi giova l'innalzamento della tensione in un momento così critico?
Perché Milano è stata scelta come banco di prova nazionale per una serie così fitta di iniziative?
Per quale motivo le istituzioni come la Prefettura, la Questura, la Giunta Comunale e Provinciale e il Comitato Provinciale per l'Ordine Pubblico e la sicurezza, invece di mostrare la necessaria prudenza, hanno scelto di concedere addirittura Piazza del Duomo alle formazioni neofasciste europee?
Un conto è garantire a tutti la libertà di espressione, un diritto che in democrazia dovrebbe essere garantito. Un'altro è autorizzare una sfilata con un palco nella principale piazza della città a individui che si rifanno nelle idee e nei simboli, agli assassini degli oltre 5mila milanesi, torturati, deportati e uccisi dal 1943 al 1945.
Pensate al clamore se al sindaco di Berlino fosse venuto in mente di concedere un comizio neonazista alla Porta di Brandeburgo. O se il prefetto di Barcellona avesse autorizzato agli eredi degli aguzzini franchisti un palco sulle Ramblas...
Domande senza risposta che come ombre nere si sommano alle nubi cariche di pioggia che gravano da settimane su Milano.
La luce primaverile non è offuscata da un vulcano islandese ma dalla più vicina e fitta coltre di connivenze e complicità delle più alte cariche della città. Relazioni pericolose che presto matureranno i loro velenosi frutti.

Si ritirino le truppe dall'Afghanistan

15 maggio 2010

Homo Ridens...

Una risata gli seppellirà...

ARCI Metromondo... CHIUDE.!


NO ALLA CHIUSURA DEL CIRCOLO ARCI METROMONDO

Ci è giunta notizia che  Arci  Metromondo, ubicato in Via Ettore Ponti zona Barona,  circolo  che  da 18 anni svolge un prezioso lavoro di aggregazione e di integrazione sociale promuovendo iniziative ricreative  culturali e  politiche nella città di  Milano, deve  chiudere i battenti a causa di un insostenibile aumento dell’affitto da parte della proprietà.  Questo circolo era  nato nel 1992 dall'impegno spontaneo di persone provenienti da esperienze diverse che si erano associate con la volontà di sviluppare, a partire dalla propria specificità, un progetto basato sulla costruzione di momenti di socializzazione e  di solidarietà rivolti alla riqualificazione degli spazi nella periferia urbana milanese nell’intento di valorizzare le culture, le tradizioni, i bisogni popolari, dell’Italia e del  mondo intero.  Da quasi due decenni è stato un punto di riferimento per migliaia di cittadini di tutte le età  che hanno partecipato alle  cene sociali, agli spettacoli, ai corsi, alle conferenze, ai dibattiti, all’evento musicale annuale  Sud-Sud Festival e ai viaggi di solidarietà con Cuba, Capo Verde e  Brasile, usufruendo anche della collaborazione di enti pubblici, associazioni, singole personalità e strutture private disponibili all' impegno comune a partire dall’Anpi di zona 6. Questa attività  ora verrà interrotta.  Stessa drammatica sorte potrebbero subire altre associazioni  culturali di questa città e di questa zona a partire dall’Istituto Pedagogico per la Resistenza di via Anemoni la cui attività è a rischio a seguito all’intervento dell’amministrazione comunale inteso a privare l’Istituto della sede di cui fruisce da decenni. Come Comitato Antifascista della zona 6 siamo riteniamo si debba fare quanto è possibile e giusto contro questi ripetuti attacchi ai già insufficienti luoghi di promozione  e di produzione culturale della città allo scopo di farli  recedere e di sensibilizzare le istituzioni cittadine, provinciali e regionali per evitare che si spengano tutti quegli spazi e quelle voci che hanno validamente contribuito a diffondere e a tenere vivi, soprattutto fra i giovani, i valori della democrazia, della solidarietà, della pace, dell’amicizia tra i popoli, della difesa dello stato sociale, dell’ambiente e dei diritti sanciti dalla Costituzione italiana nata dalla Resistenza. 

Comitato Antifascista per la difesa della Democrazia Milano zona 6.


--- E’ venerdì  30 aprile 2010.  Un gruppo di amici si trova  per organizzare il fine settimana.
“Hai sentito?  L’Arci Metromondo chiude i battenti”  dice Giorgio a Luca.
“Ma no! Non ci posso credere!  Sono stato lì qualche giorno fa, il 24 aprile. C’era una serata antifascista insieme all’Anpi:  una cena partigiana, uno spettacolo  con i Ciapa No e l’intervento di Ivano, mi pare Ivano Targhetti o Tajetti, non mi ricordo, insomma il presidente dell’Anpi Barona.  E’ stato bellissimo,  abbiamo cantato le canzoni di lotta e quelle del folklore meneghino, abbiamo ballato, c’era un sacco di gente, anche belle ragazze! Scusa ma quando chiude? Ho visto Gino Perri e non mi ha detto niente! Ma sei sicuro? Perché chiude?”  domanda infervorato  Luca.
“Chiude a fine maggio, mi pare che l’ultima serata sia il 29 maggio. Perché? Il solito problema, la proprietà ha aumentato l’affitto e non ci si sta dentro con i costi! Bisogna sloggiare! Ho sentito dire che la stessa sorte sta capitando a molte associazioni di Milano e mi pare anche all’Istituto Pedagogico della Resistenza che ha sede nella stessa zona, in Via Anemoni ” risponde sconsolato Giorgio.
“Che città di merda! Non se ne può più. Ci sono così pochi spazi di aggregazione, soprattutto in periferia! Questa Giunta  non dà nessun aiuto, anzi toglie l’ossigeno, per non parlare della Provincia e della Regione! Questi pensano solo a fare affari. Guarda la sede di  Metromondo, è un capannone in un mezzo a dei palazzi. E’ ovvio, adesso la proprietà vende il terreno a prezzi stratosferici e tireranno su un altro edificio di quattro o cinque piani! Che gli frega a loro dei giovani, della socialità, della solitudine, dei luoghi dove puoi bere una birra senza spendere il rispettivo di due ore di lavoro! Raga, è meglio andarsene da questo Paese” commenta Giovanni.
Nel frattempo sono arrivate Marta e Annalisa.
“Ma veramente chiude? Ho letto da qualche parte che il 22 maggio era prevista una serata dedicata a Fabrizio De André.  Non c’è più? Dove andremo adesso a  ballare le pizziche?” interviene Marta.
“Il 22 sarà ancora aperto. L’ultima serata è il  29 maggio”  ripete Giorgio.
“Le pizziche! E i viaggi? Un po’ di anni fa sono stato a Cuba con Metromondo per ben due volte.  Erano viaggi di solidarietà  e di gemellaggio con Niquero, un paese del Granma.  Mi sono divertito un casino! Un amico lo scorso anno è andato con loro in Brasile e mi ha detto che è stato bellissimo!”  aggiunge Giovanni.
“A me interessavano anche i corsi. Lo  scorso anno ne ho fatto uno di flamenco e tre anni fa uno di spagnolo. E’ un vero peccato!” lamenta Annalisa.
“Ma allora, se siete così dispiaciuti, facciamo qualcosa, forza! Non stiamo a piangerci addosso!  Domani sera, dopo il May Day,  andiamo a Metromondo a portare la nostra solidarietà, la nostra disponibilità ad aiutarli, a protestare, qualcosa insomma. Andiamo e sentiamo quel che hanno da dirci, da proporre. Va bene?”  suggerisce Giorgio.
“Va bene a domani. Ci troviamo lì  dopocena, verso le nove. Ah! facciamo girare la voce! Invitiamo altri amici d’accordo?” conclude Marta.
“D’accordo, a domani” rispondono gli altri in coro. ---
Barbieri Rita - 13 maggio 2010. 

14 maggio 2010

Scuola di Costituzione - ultimo incontro

ANPI Rimini..

Comunicato stampa ANPI Rimini 
Nei giorni scorsi abbiamo assistito al tentativo di parificare il sacrificio dei sette fratelli Cervi, fucilati dai fascisti nel 1943 a Reggio Emilia, ad una altro tragico episodio: l'uccisione dei fratelli Govoni, attraverso una manifestazione promossa dal consigliere comunale Barone del Pdl. Due dei fratelli Govoni, Dino e Marino, parteciparono come militari della Repubblica Sociale Italiana all'eccidio di Larghe di Funo, frazione di Argelato, (Bologna), dove vennero uccisi alcuni coloni, saccheggiate e bruciate le case, ennesimo episodio di una lunga catena di omicidi, rastrellamenti, fucilazioni e rappresaglie condotte dai fascisti. Dopo la guerra, alcuni partigiani della II brigata Paolo di Pieve di Cento si vendicarono di tale eccidio, andando oltre al comando impartito del Comitato di Liberazione Nazionale, uccidendo i sette fratelli Govoni. Sull'episodio, crediamo sia giusto utilizzare le parole del nostro vicepresidente, Armando Cossutta, espresse al recente congresso nazionale Cgil, a Rimini: “La Guerra di Liberazione non è stata guerra civile. Non ignoriamo gli episodi drammatici; non li giustifichiamo, e li condanniamo. Ma sia ben chiaro una volta per tutte che sono episodi; gravi ma episodi e che il sangue dei vinti non riuscirà mai ad oscurare l’epopea della Resistenza”. Ciò che ci stupisce, invece, è la richiesta del consigliere Barone al consiglio comunale di cointestare il parco f.lli Cervi anche ai f.lli Govoni. Questo richiesta la respingiamo come una provocazione, un volgare e strumentale tentativo di imitare il disegno di legge 1360 che nelle sue intenzioni voleva parificare partigiani e repubblichini. Nei mesi scorsi il Pdl locale ha tentato di voler intestare una via a Giorgio Almirante, successivamente l’attacco all’antifascismo del centro della Grotta Rossa, oggi questa richiesta. L’Anpi di Rimini vorrebbe capire la discrasia tra le dichiarazioni degli esponenti nazionali del pdl che oramai hanno definitivamente abbandonato questi tentativi negazionisti del valore assoluto della Resistenza e invece il comportamento degli esponenti locali del Pdl, che continuano in questa valorizzazione degli esponenti del fascismi
.

Festival sociale delle culture ANTIFASCISTE






« Dimenticare significa perdere l’eredità di una lotta che è ancora inconclusa. Non dimenticare obbliga a comprendere, a smascherare, a continuare quella lotta. Per combattere questo nuovo fascismo non ci saranno i vostri nonni, o i padri dei vostri nonni. Affrontarlo toccherà a voi. »
Enio Sardelli “Partigiano Foco”
Antifascismo. Vi suona vecchia questa parola? Inadeguata ai tempi? Sorpassata, obsoleta?

13 maggio 2010

12 maggio 1977


“Se la rivoluzione di Ottobre fosse stata di Maggio,
se tu vivessi ancora,
se io non fossi impotente di fronte al tuo assassinio,
se la mia penna fosse un’arma vincente,
se la mia paura potesse esplodere nelle piazze,
coraggio nato dalla rabbia strozzata in gola,
se l’averti conosciuta diventasse la nostra forza,
se i fiori che abbiamo regalato alla tua coraggiosa vita nella nostra morte
almeno diventassero ghirlande nella lotta di noi tutte donne, se..
Non sarebbero le parole a cercare di affermare la verità,
ma la vita stessa, senza aggiungere altro”.
A GIORGIANA MASI, 19 ANNI
UCCISA IL 12 MAGGIO 1977

ANPI Mulazzano Lodi.

10 maggio 2010

Comitato Antifascista per la difesa della Democrazia - Milano zona 6.

Contro le manifestazioni nazifasciste a Milano
città medaglia d’oro alla Resistenza


Il 22 Maggio è prevista una manifestazione nazionale di Forza Nuova, gruppo che si richiama inequivocabilmente ad una tradizione nazista e fascista.
Tale parata non può essere svolta perché contrasta palesemente con la Carta Costituzionale.
Le aggressioni simboliche, avvenute nei giorni scorsi a Milano, con una serie di manifestazioni fasciste e razziste hanno infangato la città medaglia d’oro alla Resistenza e rappresentano una regressione rispetto ai valori nati dalla Resistenza e fatti propri dalla nostra carta costituzionale, ancora in vigore.
Uno sfregio a tutti coloro hanno contribuito alla nascita di uno stato democratico pagando anche con la vita. Uno schiaffo alla memoria di chi s’impegnò nella fattiva costruzione di una società più giusta e solidale tra cui Umberto Terracini, Alcide De Gasperi, Piero Calamandrei. L’esatto contrario di ciò che ha caratterizzato il ventennio fascista: Chi autorizza tale raduno e s’adopera ad un becero e deleterio revisionismo, si assume un’enorme responsabilità di fronte a tutti i cittadini democratici.  Per queste ragioni, il Comitato Antifascista per la difesa della Democrazia di zona 6.


Chiede:

  • Al Sindaco Moratti di non ospitare tale manifestazione
  • Ai Consiglieri Comunali d’adoperarsi affinché la città di Milano non sia teatro di tale inciviltà.
  • Al Presidente del Consiglio di Zona 6 Girtanner, in rappresentanza di tutto il consiglio, di assumere una ferma presa di posizione contro tale raduno.
  • A tutti i Consiglieri di zona 6 di essere portavoce di tali istanze.

Il Comitato Antifascista per la difesa della Democrazia di zona 6, chiama la cittadinanza affinché partecipi a tutte le manifestazioni antifasciste in programma.
Il Comitato Antifascista per la difesa della Democrazia di zona 6 si adopererà  in azioni di contrasto verso quelle manifestazioni che richiamano ideologie già viste, che sono sostanziate in politiche di odio,sterminio, aggressioni coloniali e guerre.

Milano, 09 Maggio 2010

Comitato Antifascista per la difesa della Democrazia
Milano zona 6. 

07 maggio 2010

ANPI oggi...


Anpi, un modello che fa proseliti. Non solo commemorazioni e resistenza ma proposte.
Nel 2009 l'Anpi, l'associazione dei partigiani, ha raggiunto il numero di 110 mila iscritti. Un boom mai visto.
Nel giro di tre anni si è passati da 83 a 110 mila iscritti (+32%) e se si considera il calo fisiologico dei partigiani storici (-10%), il tutto si rivela come un evento ancora più grande.
Di quei partigiani che hanno combattuto moltissimi non sono più presenti e questa è una assenza che ci rende tutti più deboli, un impoverimento culturale che ha dato spazio a folli dichiarazioni di disprezzo che definiscono “la Resistenza come evento di parte, incapace di unire e di pacificare”.
A riconferma invece della validità dei valori della Resistenza di unione e di pace vi è la quota di nuovi iscritti (10%) di giovani fra i 18 e i 30 anni, mentre il grosso (60-65%) appartiene alla fascia dei 35-65enni, cioè quelli nati nel periodo della democrazia consolidata.
Tutto ciò è stato reso possibile dal nuovo statuto che dal 2006 ha aperto le porte a chiunque dichiari e sottoscriva di essere antifascista, ma questo non sarebbe sufficiente a spiegare la voglia dei molti a identificarsi nell’Anpi.
I giovani e perfino giovanissimi, le nuove leve di "ragazzi partigiani", vogliono oggi contribuire alla causa per la quale i partigiani lottarono e morirono allora: la democrazia e la Costituzione.
Perché questa convinzione di un bisogno di nuova resistenza, loro che di Resistenza ne hanno sentito parlare solo vagamente?
Forse è proprio per questo, per il fatto che non se ne parla ne si studia a scuola, e vogliono che lo sia.
Forse perché troppe sono oggi le affermazioni, urlate e convogliate nel comune senso del televisore, di attacco alla Costituzione, di negazione o condanna della Resistenza, di manifestazioni di odio etnico, e questo non lo accettano.
Hanno capito che è in discussione il loro futuro, la convivenza civile, quei valori che hanno già imparato a riconoscere.
Anche i meno giovani, quelli che nati e vissuti negli anni del dopoguerra, della crescita economica prima e del benessere poi, sino a quelli attuali della recessione, sentono il bisogno di identificarsi come antifascisti.
Hanno visto attorno a sé la crescita, in una metamorfosi culturale, di una comunità che richiede una leadership forte, che accetta e idealizza la mistificazione, se espressa dal potente, come una nuova libertà, che esprime volontà e capacità di esercitare il disprezzo per mantenersi vitale, che tende all'autoritarismo tipico della cultura italiana che rifugge dal confronto delle idee e predilige invece la disciplina dello stato forte.
Come antifascisti moderni non si figurano certo un futuro di camice nere in giro per la città, squadristi, parate militari, arresti o quant’altro, ma sono più semplicemente consci di un presente democratico fatto però anche di una preoccupante e crescente illegalità legalizzata, di una licenziosità fatta vanto, della prepotenza del potere, della nuova popular culture: la penisola dei famosi, il capolavoro della spensieratezza.
È il fascismo che ritorna e nessuno si scandalizza, anzi, tutto questo fa curriculum e la politica si sta riempiendo di sindaci e ministri legati chi al culto del potere, chi a quello del Duce, chi del favore sessuale o della violenza verbale; tutti eletti con il consenso popolare.
Chi ha deciso di iscriversi all’Anpi oggi può averlo fatto anche perché non riesce più ad identificarsi con le forze politiche democratiche, oggi immobili o risucchiate nel gorgo delle contese intestine, che hanno lasciato estinguere inesorabilmente la propria missione politica regalando spazio ad una destra gretta e ostile e dimostrando così tutto il ritardo con la storia e con l’intelligenza.
Chi ha deciso di iscriversi all’Anpi può averlo fatto perché l’Anpi non è solo un ente morale ma è uno stile di vita.
L’Anpi è sempre stato un modello culturale limpido, pulito, senza arrivismi, fatto non solo di commemorazioni e ricordi, ma di operosità e correttezza morale; non solo resistenza quindi, ma anche proposte, programmi, iniziative atte ad affermare i propri valori e a rilanciare la propria cultura.
L’aumento degli iscritti ha riportato entusiasmo nelle sezioni di tutta Italia; si è verificata una vera rivoluzione anagrafica e culturale che deve essere sostenuta e guidata.
Ora ci sono queste nuove e giovani forze dalle quali attingere energia e idee per prendere i giovani, tutti i giovani, anche quelli che hanno votato con entusiasmo a destra, dove la scuola li ha lasciati, vuoti di storia, e portarli ad una riflessione e che poi votino per chi credono, ma da antifascisti.
Questo stanno facendo molte sezioni soprattutto nella nostra zona, che stanno lavorando tanto e lavorando bene, che hanno aperto le porte ad associazioni e partiti per costruire una importante rete di iniziative.
Hanno lasciato a casa un po’ di riserbo e portato in strada persone con le loro idee, partiti con le loro bandiere, associazioni con i loro obiettivi, senza vincoli pregiudiziali; d’altronde non credo si possa immaginare una manifestazione del 25 aprile senza associazioni e bandiere, anche quelle dei partiti.
Cercano di aprire di più il dialogo generazionale, di costruire un nuovo linguaggio, responsabilizzando tutti sulle proprie azioni, sia giovani che anziani, sia junior che senior, un po’ meno commemorazione e un po’ più esuberanza: d’altronde anche la Resistenza sarebbe stata meno incisiva senza l’esuberanza dei giovani di allora.
L’esuberanza porta anche alla contestazione rumorosa, ma se è giusto che tutti possano parlare dal palco è anche giusto poter esprimerne il dissenso, purché rimanga nei limiti del lecito, se ciò serve a preservare i valori.
L’attualità della politica ci porta a riflettere sulla questione posta da un avveduto Sandro Pertini che si domandava “Verrà il giorno in cui dovremo vergognarci di aver combattuto contro il fascismo, e costituirà colpa l’essere stati in carcere, torturati, uccisi o messi al confino?".
No, Sandro, credo che non avverrà mai almeno finché ci saranno nuovi partigiani. 
Dodo 25 aprile 2010

centro sociale BARATTOLO.

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