15 novembre 2012

La DUCE vita - Riflessione di Paola Vallata


Una bella riflessione di Paola Vallatta su "La Duce Vita" di cui consigliamo la visione...

È un blog ed è, al tempo stesso, un documentario interattivo che può essere visto in rete. Girato dal giornalista Cyril Bérard e dal fotografo Samuel Picas e co-prodotto dal quotidiano “Le Monde”, si intitola “La Duce Vita” e così si autopresenta sull'omonimo blog (www.lemonde.fr/laducevita/?lang=it#): “Benvenuti a Predappio, terra natale di Benito Mussolini. Un'immersione nella vita quotidiana di una città costruita per servire la propaganda del dittatore. Un racconto che evoca l'Italia di ieri e racconta l'Italia di oggi”. Due Italie accomunate da soggetti che, a dir poco, mettono i brividi. Non a tutti, forse. Purtroppo. “C'è una buona dose di tolleranza da parte di tutti, perché, comunque, parliamoci chiaro: portano ricchezza. Perché parliamo di migliaia di persone che tutti gli anni vengono a Predappio” dice, per esempio, in uno degli interventi a corredo del film, il giornalista Gaetano Foggetti.
Il documentario si può vedere a pezzi e bocconi, composto com'è di tanti piccoli, brevi video: alcuni formano il film vero e proprio, mentre altri offrono spaccati sulla vita del villaggio, non necessariamente legati al duce (“Il barbiere” o “L'osteria” per fare qualche esempio), oppure presentano commenti di filosofi, storici, giornalisti, deputati, storici dell'architettura, etc. Il racconto è suddiviso in tre “atti”, ciascuno dei quali si compone di frammenti. Ci sono i raduni di neofascisti, le prediche raccapriccianti del prete lefebvriano padre Tam, scomunicato, gli orrendi souvenir, che si possono trovare in alcuni negozi della cittadina (contrari alla XII disposizione transitoria e finale? Il sindaco sostiene che non si tratta di “apologia di fascismo”: “si parla di apologia – dice - nell'ottica, nella direzione, di ricostituire il partito fascista, non di vendere un busto di Mussolini”) , le commemorazioni, la “Villa Mussolini”, la Liberazione (“i partigiani è come se ci hanno tradito perché c'hanno umiliato. (…) È per questo che io preferisco i fascisti, perché loro, almeno, hanno seguito i tedeschi fino alla fine” sostiene un bambino in camicia nera e fez), Braunau, cittadina austriaca dove è nato Hitler e molto altro.
Procedendo a piacere si può saltare, volendo, anche l'introduzione che, tuttavia, merita. È a commento delle immagini che scorrono nel breve video-prefazione, infatti, che il sindaco racconta come si costruisce una “leggenda”, per quanto lugubre, “un mito che non corrisponde alla realtà”, come dice nel suo commento lo storico Giovanni Tassani. “La Predappio di oggi”, narra infatti Giorgio Frassineti, sindaco di Predappio, appunto e altro protagonista del documentario, nell'introduzione, “non esisteva. Si chiamava Dovìa. Era un gruppo di case, che diventa famoso perché lì nasce, nel 1883, Benito Mussolini. Il babbo era un socialista internazionalista, seguace di Bakunin, e lo chiama Benito. Da Benito Juarez, il rivoluzionario messicano. Questo è l'ambiente in cui nasce Benito Mussolini. Succede che, dopo il '22, si decide di creare, qui, dove nacque Mussolini, il luogo in cui propagandare il mito delle origini dell'uomo nuovo. Quindi Predappio diventa un luogo di pellegrinaggio: si viene a vedere i luoghi della vita di Mussolini. E questo paese è subito indissolubile dalla figura di Mussolini: parlare di Predappio significa parlare di Mussolini”.
E Predappio com'è (o come appare nel documentario interattivo)? Complessa, naturalmente. Romagna, Sangiovese (“io penso di essere l'unico comune che ha il grappolo d'uva nel proprio stemma e fa parte della nostra tradizione” dice ancora Frassineti) e Mussolini. Non necessariamente in quest'ordine. Nel dopoguerra ha sempre avuto sindaci di sinistra. E per di più, secondo quello attuale (che cita per la verità l'articolo di un quotidiano), soltanto tre predappiesi parteciparono alla marcia su Roma. Ivo Marcelli, ex sindaco, racconta: “Un po' di anni fa c'era un irrigidimento e una reazione della comunità predappiese, del fastidio di queste manifestazioni di apologie fasciste perché c'era anche un atteggiamento di prepotenza e di occupazione del territorio predappiese da parte di queste persone. Poi gli anni hanno un pochino attenuato tutte queste cose qui, oggi è una manifestazione, a me personalmente fastidiosa. La comunità di Predappio, civilmente, la tollera”.

Manifestare in pace. Di questi tempi - Fogliazza - Il Fatto Quotidiano

Manifestare in pace. Di questi tempi - Fogliazza - Il Fatto Quotidiano


In futuro i cortei dovranno durare sempre meno, a seconda della velocità con cui si esaurisce una carica della polizia. La presenza fisiologica dei violenti renderà necessarie misure sempre più preventive: le forze di polizia saranno autorizzate (istituzionalmente deresponsabilizzate) a menare per legittimo sospetto. Tra i pacifici manifestanti sarà estratto a sorte un numero variabile di innocenti, a seconda di quanti violenti avranno il diritto fisiologico di screditare la folla.
In futuro manifestazioni come quella di Roma (e altre città) del 14 novembre 2012 dovranno ispirarsi a Forza Nuova, Casapound, Movimento Sociale Europeo, Alba Doarata e non potranno essere cumulabili con diritti sanciti dalla nostra Costituzione. In alternativa tutte le manifestazioni potrebbero essere lecite nel caso la folla per intero manifestasse violenza, cosa che renderebbe indistinguibile la fisiologica percentuale minoritaria di violenti e di conseguenza vana la repressione da parte delle forze del disordine. In futuro, durante manifestazioni a difesa dei propri diritti, espressioni quali “io c’ero” saranno a discrezione del partecipante, poiché il partecipante avrà il diritto di non parlare ma tutto ciò che dirà potrà essere usato contro di lui. Come il manganello.
“Penso… ma i fascisti scendono in piazza, fanno manifestazioni, sfoggiano simboli nazisti, vogliono il “dovere” e nessuna “forza dell’ordine” dice no… Poi lavoratori, studenti urlano per i “diritti” ed allora le “forze dell’ordine” rispondono… sangue e lacrime…. violenza e terrore… penso.???”. Prendo a prestito questa riflessione dell’amico Ivano Tajetti e mi auguro di non finire in carcere per aver sporcato col mio sangue il manganello di un poliziotto, pensando che, molto probabilmente, a quel poliziotto è stato ordinato che non è colpa sua.

14 novembre 2012

EUROPA 14 novembre 2012

Per i ragazzi di tutta Europa che oggi erano nelle piazze per il loro futuro...

"Sii sempre, in ogni circostanza, un uomo libero
e pur di esserlo sii pronto a pagare qualsiasi prezzo.
E vivrai la tua vita
e crederai in essa
come sempre vi ho creduto io.
Così, mio giovane fratello ed amico,
parlando con te,
ho ritrovato me stesso
e cercando di rasserenare l'animo tuo,
ho rasserenato il mio"

(Sandro Pertini)

13 novembre 2012

ANPI Novara - Comprendere la memoria...


FIAP Milano - In ricordo di ALDO ANIASI


ANPI Milano - Ambrogino d'Oro...

COMUNICATO STAMPA 

Milano, 13 Novembre 2012

L'ANPI Provinciale di Milano esprime la propria profonda
sorpresa e indignazione per il mancato conferimento
dell'Ambrogino d'Oro ad Armando Cossutta, partigiano,
vice presidente Nazionale dell'ANPI, per anni consigliere
comunale di Milano.
Negli anni della strategia della tensione, del terrorismo e
nei momenti più critici attraversati dal nostro Paese,
Armando Cossutta si è sempre battuto in difesa della
democrazia, della Costituzione Repubblicana nata dalla
Resistenza, per l'affermazione dei valori dell'antifascismo.
Esprimiamo la nostra ferma protesta per il fatto che
Milano, città Medaglia d'Oro della Resistenza, non abbia
saputo riconoscere questa alta onorificenza a un suo
illustre concittadino.

Roberto Cenati
Presidente ANPI Provinciale di Milano

10 novembre 2012

FASCISTI - parli ora.? rispondeva il silenzio...


Cari amici antifascisti, leggete questo link. Mi sembra che descriva il problema di cui voglio parlarvi in maniera sintetica e persuasiva. Il 30 aprile del 2008 Gianfranco Fini venne nominato Presidente della Camera dei Deputati.
La mattina dopo telefonai a Laura Seghettini (Classe 1922 – Comandante Partigiano) per esprimerle il mio disappunto, la trovai affranta, mi confessò di aver dormito poco e male e che la notizia l’aveva gettata in uno stato di prostrazione, mi disse che nessuno poteva capire come lei e i suoi compagni di lotta come potevano sentirsi all’idea che un ‘fascista’ sedesse su quella poltrona, che era costata così tanto a loro che avevano fatto la Resistenza e soprattutto a quelli che avevano perso la vita in quella guerriglia.
Qualche giorno fa ho telefonato a Renato Lori (Classe 1924 – Partigiano), abbiamo parlato di questa lettera che volevo scrivervi, dei giorni assurdi che stiamo vivendo, fra commemorazioni di nefaste marce (su Roma), delle immagini del funerale di Pino Rauti con tutte quelle inaccettabili mani stese per i saluti romani, di questa vergognosa manifestazione indetta per il 10 novembre.
Renato mi ha regalato un suo ricordo che voglio condividere. Nel ‘62 era a Roma durante lacampagna elettorale per il rinnovo del Consiglio Comunale della città. Pino Rauti, per sostenere la sua candidatura, noleggiò un piccolo aereo che sorvolò la città con attaccato uno striscione di quelli che si vedono in estate al mare con la pubblicità.
La frase era: Rauti l’ultima raffica di Salò.
Sto leggendo un libro:
E le sferzate ripigliavano, e ad ogni colpo:
-Parli?- Rispondeva un ruggito di belva ferita a morte. E questo per un tempo che non so dire.
Alla fine si stancarono prima loro di frustare che io di tacere, e si passò ad un altro esperimento.
Legato questa volta ad una sedia per il giusto verso, mentre uno mi teneva la testa rovesciata indietro, un altro mi introdusse uno straccio bagnato di non so che sostanza in gola, spingendo più giù che fosse possibile con un bastoncino, e un terzo mi versava dell’acqua da una brocca direttamente nel naso. Io sentivo l’acqua gelata scendermi nello stomaco e non potevo respirare. Credo che in termini di medicina legale questa si chiami “soffocazione”; quelli poi chiamavano tutta l’operazione “bagno di soffocazione”; comunque sia, io diventavo tutto viola (ho temuto per un momento che mi scoppiassero le vene del collo), stralunavo gli occhi, lo stomaco mi si gonfiava… ma finalmente l’operazione cessava e io potevo riprendere fiato. –Parli ora? Rispondeva il silenzio. L’operazione ricominciava. (Luciano Bolis – antifascista e partigiano – Il mio granello di sabbia, Einaudi).
Dall’introduzione: Nel febbraio del 1945 Luciano Bolis, militante clandestino del Partito d’Azione, fu arrestato dai fascisti. Rinchiuso nelle carceri genovesi di via Monticelli e orribilmente torturato, per non rivelare i nomi dei suoi compagni tentò il suicidio tagliandosi le vene dei polsi. Fermatasi spontaneamente l’emorragia, prese ad infierire su se stesso, squarciandosi la gola alla ricerca della carotide, segando i vasi del collo, allargando la ferita con le mani. Trasportato morente all’ospedale, fu poi salvato dai partigiani che con un colpo di mano lo liberarono proprio alla vigilia del 25 aprile. Pochi mesi dopo, Bolis scrisse un resoconto dettagliato di quella sua sconvolgente esperienza.
Io abito a Parma, città Medaglia d’Oro per la Resistenza. Tre anni fa alcuni cittadini (in collaborazione con l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea, Associazioni Partigiane e quartiere Montanara) hanno ideato uno spettacolo teatrale per le vie del quartiere che si intitola “Passeggiate Partigiane” e io ho avuto la fortuna di partecipare all’allestimento della prima edizione (viene ripreso tutti gli anni). In quel quartiere molte vie sono dedicate a combattenti e caduti della Resistenza. La struttura è semplice: un serpente di bambini o ragazzi (lo spettacolo è rivolto alle scuole elementari e medie) si snoda per le strade accompagnato da tre attori e una fisarmonicista. Una via Crucis con tappe a ogni cartello di strada intitolata ad un partigiano, la lettura di una breve biografia, poi la narrazione di un episodio di lotta; fra una storia e l’altra, durante il cammino, la musica accompagna il piccolo corteo che arriva in via Mario Jacchia (Partigiano, Medaglia d’Oro al valore militare 1896-1944) dove, tuttora, c’è la sede di Casa Pound. Poi si prosegue fino al parco intitolato a Pio Montermini (Comandante Partigiano, Medaglia d’Argento al vm 1919- 1993), qui su una panchina, all’ombra di una grande pianta, i piccoli studenti incontrano un partigiano o una partigiana. Dopo una breve presentazione, i ragazzi fanno delle domande. Una struttura semplice ed efficace. Quelli che il giorno prima erano solo cartelli di strade diventano memoria di protagonisti di gesta leggendarie, poi il ricordo si incarna negli anziani e i bambini hanno quindi l’opportunità di incontrare un testimone della nostra storia recente. Certo i testimoni sono destinati, per limiti di età a lasciarci, quindi, se qualcuno vuole approfittare dell’idea e riproporla nella propria città, non ci sono problemi, fatelo pure.
Ecco, io volevo arrivare proprio qui. Possiamo dire: basta! no! è ora di finirla! Non se ne può più di saluti romani! chiudiamo le sedi di Casa Pound! E’ incredibile che manifestazioni palesementeincostituzionali come queste vengano consentite!
Dobbiamo dirlo tutti i giorni, riaffermarlo, manifestarlo. Ma possiamo anche fare di più. Dobbiamo trasmettere il nostro antifascismo, dobbiamo lasciarlo come eredità ad altri, divulgarlo. Ognuno di noi, rispetto al ruolo che ricopre nella società, ha molte occasioni per farlo. Credo che si tratti di cose anche molto semplici: un libro da leggere, un film da vedere, un quadro da mostrare, uno spettacolo teatrale da vivere, una poesia da recitare, due chiacchiere da fare, beh! Possiamo andare avanti all’infinito nella costruzione del nostro antifascismo. Ognuno nella propria sensibilità può trovare il suo mezzo, “in nome della scandalosa forza rivoluzionaria del passato”, come scrisse Pasolini.
 pantaniParli ora? Rispondeva il silenzio. Luciano Bolis si è strappato le corde vocali per non tradire i suoi compagni, adesso, è ora che noi facciamo sentire la nostra voce.

I carnefici stranieri di Hiltler... i nostri fascisti.!


SAVERIO FERRARI - IL MANIFESTO | 10 NOVEMBRE 2012

   
«I carnefici stranieri di Hitler» di Christopher Hale per Garzanti

Alla fine costituivano la metà degli effettivi. Una ricostruzione sulla presenza di militi non tedeschi nelle SS Le divisioni «miste» utilizzate nella caccia di ebrei, «subumani» e nella repressione dei partigiani
Non si tratta di una storia delle SS, come tante altre. I carnefici stranieri di Hitler. L'Europa complice delle SS di Christopher Hale (Garzanti, pp. 656, euro 35), studioso inglese già autore anni fa di un approfondito lavoro sulle spedizioni naziste in Tibet alla ricerca delle origini della razza ariana (La crociata di Himmler, Garzanti), cerca infatti di fornire una risposta a una serie di domande, tutt'altro che secondarie, nell'ambito della ricostruzione storica e ideologica del Terzo Reich, come del collaborazionismo. Ovvero i motivi per cui nel corso del secondo conflitto mondiale i nazisti, sotto la guida di Heinrich Himmler, riuscirono a reclutare centinaia di migliaia di soldati non tedeschi nelle fila delle Waffen-SS, al punto da farne la parte preponderante. Una palese contraddizione per chi progettava un nuovo impero germanico basato sulla purezza del sangue ariano e aveva scatenato la guerra avendo in animo la schiavizzazione dei «subumani» slavi e l'«annientamento» dei nemici razziali, a partire dai «giudei bolscevichi». A tale scopo, infatti, erano state istituite e addestrate le Waffen-SS: vere truppe d'assalto scelte di questo progetto di imperialismo razziale. Per la gran parte degli storici fu niente più che una scelta di convenienza dettata dalla necessità di disporre di armate sempre più numerose da contrapporre agli eserciti avversari.
La spiegazione di Hale è ben diversa. Himmler, pervaso dalla sua sconfinata ambizione di trasformare le SS nel pilastro essenziale dell'impero tedesco, puntò all'inizio ad acquisire per le sue truppe solo «il meglio del meglio» dei popoli germanici. Non si pose il problema dei numeri. Solo il corso della guerra lo portò a un ripensamento radicale. Il punto di svolta Christopher Hale lo colloca dopo il giugno 1941, quando a seguito dell'invasione dell'Urss, gli antropologi tedeschi dell'Istituto Kaiser Wilhelm, guidati da Wolfgang Abel, esaminando i soldati prigionieri (più di due milioni di soldati sovietici perirono nei Campi di concentramento) giunsero alla conclusione che «il sangue germanico era penetrato profondamente a Est attraverso il Baltico e l'Ucraina» e che «alcuni popoli dell'Est potessero avere abbastanza sangue germanico da qualificarsi come futuri cittadini del Reich». Come sosteneva lo psicologo Ludwig Ferdinand Clauss (assai apprezzato in Italia da Julius Evola) le razze potevano essere «malleabili». Attraverso «la volontà», secondo Himmler, si potevano anche ridisegnare e ricollocare nella vasta comunità germanica. Il primo passo era l'accettazione di «uccidere e farsi uccidere» per il progetto di una «nuova Europa» delle SS. Da qui, a partire dall'estate del 1942, l'autorizzazione a reclutare unità non tedesche. I primi furono gli estoni. Seguirono i lettoni. Nel 1943 furono assoldati 15mila musulmani bosniaci, per finire nell'estate 1944 con oltre il cinquanta per cento dei soldati di Himmler nati fuori dai confini tedeschi. Tutte le divisioni si ritrovarono ad avere in forza degli stranieri e ben venticinque su trentotto furono composte in prevalenza da non tedeschi provenienti non solo dal Nord Europa o da Francia, Italia, Olanda e Belgio. Tra gli altri, indiani, arabi, albanesi, croati, ossezi, tagiki, uzbechi, bosniaci, ucraini, azeri e mongoli buddhisti.
Questa interpretazione della storia delle Waffen-SS confligge non solo con altre letture già ricordate, ma soprattutto con l'ipotesi avanzata da Daniel Goldhagen ne I volonterosi carnefici di Hitler (pubblicato nel 1996), secondo la quale «l'antisemitismo sterminatorio» tedesco sarebbe stato il motore dell'Olocausto. Un crimine tutto tedesco. Per Hale una tesi dai «piedi d'argilla» contraddetta dall'omicidio di massa degli ebrei e di altri nemici, in Croazia, in Romania, nel Baltico, in Bielorussia, in Ucraina e in molte altre regioni dell'Europa orientale, perpetrato da milizie locali, dagli Einsatzgruppen (le «Unità operative» adibite appositamente all'eliminazione degli ebrei) e dalle Waffen-SS, entro cui operavano non solo tedeschi ma lettoni, lituani, ucraini e altri slavi al servizio del Terzo Reich. A milioni le persone che persero la vita non solo nei Campi nazisti. Uno sterminio di uomini, donne e bambini, considerato parte essenziale dell'annientamento del «bolscevismo giudaico». «Non bisognava essere tedeschi» per diventare dei genocidi, queste le conclusioni di Chrisopher Hale. Molti artefici dell'Olocausto non provenivano dalla Germania, «erano stati allevati in paesi non meno antisemiti» e nell'Europa orientale «ebbero un ruolo diretto nell'omicidio di massa». Fu un crimine europeo.
Le unità italiane
In questa monumentale ricostruzione un lungo capitolo è dedicato anche alle SS italiane, i cui battaglioni furono inizialmente istituiti nell'ottobre 1943 come unità paramilitari di polizia («Waffen Milz-Milizia armata»), da impegnarsi «contro i banditi, i paracadutisti e più in generale contro i comunisti». Tormentata e tortuosa fu la loro vicenda: divisi al seguito di più divisioni tedesche, parte di loro si ritrovò addirittura a combattere nell'estate 1944 alla difesa di Budapest. La loro denominazione cambiò più volte e paradossalmente solo nell'aprile 1945 nacque a tutti gli effetti la divisione delle SS italiane, autorizzata a indossare le mostrine nere e argentate con le rune. Giusto in tempo per arrendersi ignominiosamente, la maggior parte di loro, ai partigiani.
Le SS italiane collaborarono con i tedeschi nel dare la caccia agli ebrei. Un mito, secondo Hale, il fatto che gli italiani fossero stati «relegati in secondo piano». Il loro ruolo fu senza ombra di dubbio di «agenti attivi dell'Olocausto».
La riabilitazione
L'ombra lunga di questa storia arriva fino a oggi. In alcuni paesi, come in Lettonia, si celebrano ancora le gesta dei volontari nella legione SS costituita da Himmler, ovvero di coloro che assassinarono, insieme all'occupante tedesco, almeno 70mila ebrei.
La riabilitazione dei carnefici, sostiene Christopher Hale, passa oggi anche attraverso la richiesta all'Unione europea di «mettere sullo stesso piano i regimi totalitari». Il riferimento è alla cosiddetta Dichiarazione di Praga formulata nel 2008 da studiosi e politici per lo più cechi (primo firmatario Václav Havel) e bulgari. L'obiettivo è quello di demolire la specificità dell'Olocausto. I crimini dei sovietici, equiparati alla Soluzione finale, aprirebbero la strada alla riconsacrazione di coloro che combatterono contro l'Urss, trasformando in eroi nazionali i collaboratori del genocidio.
Purtroppo i timori di Christopher Hale si sono tramutati in realtà. Nell'aprile 2009 una risoluzione votata dal Parlamento europeo proprio questo ha fatto: accomunare insieme nazismo e regimi comunisti, istituendo il 23 agosto come giornata di commemorazione di tutte «le vittime di tutti i regimi totalitari». A votarla un ampio schieramento trasversale, dai deputati del Partito popolare europeo all'Alleanza dei democratici, ai Verdi. Tra loro il Partito democratico, l'Italia dei valori, i radicali.

09 novembre 2012

ANPI - PETIZIONE POPOLARE.



Una nuova bandiera per la Sezione ANPI Barona...










Per adesioni: anpibarona@fastwebnet.it

ANPI Mediglia - Paullo - Peschiera Borromeo...


ANPI Gallarate - Il mito del Risorgimento in musica.


Zona 6 Milano - Memoria, lavoro, uguaglianza...


ANPI Milano - Giornata Nazionale contro tutti i neofascismi e neonazismi.

Cari amici e compagni,
Come già comunicatovi, l'ANPI Nazionale ha fissato DOMENICA 18 NOVEMBRE 2012 la giornata nazionale del tesseramento.
E' questo un appuntamento di estrema importanza per rilanciare e consolidare la presenza dell'ANPI 
in questo delicatissimo momento che il Paese sta attraversando.
L'ANPI Provinciale di Milano ha deciso di allestire per il 18 novembre un gazebo in via Mercanti, a fianco della Loggia dei Mercanti e di fissare i seguenti turni:
SEZIONI DELLA CITTA':
Dalle ore 10 alle ore 13: Zona 1, Zona 5, Zona 6
Dalle ore 13 alle ore 15: Zona 2, Zona 3, Zona 4
Dalle ore 15 alle ore 17: Zona 7, Zona 8, Zona 9
SEZIONI DELLA PROVINCIA:
Le sezioni della provincia sono invitate a partecipare a questa importante iniziativa con le seguenti modalità:
Sezioni del Nord-Est: la mattina
Sezioni del Sud-Ovest: il pomeriggio

Un caro saluto.
Roberto Cenati - Presidente ANPI Provinciale di Milano

Testo definitivo... Regolamento ANPI Art.1 e 2


07 novembre 2012

Osvaldo Volonterio - Lutto per l'ANPI Barona.


Un altra brutta notizia per l'ANPI Barona... e per tutta la zona 6 di Milano, ci ha lasciati stamani il nostro iscritto Osvaldo Volonterio. Per anni segretario di zona dello SPI CGIL, componente del Direttivo della Cooperativa Barona Ettore Satta, insostituibile figura di tanti momenti di lotta democratica in zona e nella sua Milano che tanto amava. Tutta la sezione piange un convinto antifascista, un compagno un amico fraterno.

"Vorrei comunicarvi che il funerale del nostro tesserato e carissimo Compagno VOLONTERIO OSVALDO si terranno domani sabato 10 novembre alle ore 14,15, - La bara verrà chiusa alle ore 14,00 presso la Camera Ardente dell'Ospedale San Paolo, poi un breve saluto presso la sua abitazione ed  alle 14,15 circa la commemorazione funebre civile si terrà in Via Santa Rita da Cascia 59 proprio davanti alla Sede dello SPI CGIL della Barona.  (di fianco a Via Modica).
La Moglie Liliana ha espressamente richiesto un mio piccolo intervento e ricordo (la cosa mi emoziona e onora) come ANPI di Zona, e davvero mi piacerebbe che fossimo in tanti, per salutare Osvaldo. 
Sarà un momento triste, ma come solito i nostri ideali forti e condivisi ci aiuteranno.!
La bandiera abbrunata dell'ANPI Barona, ci sarà".  

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