Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - ANPI Barona Milano.
28 febbraio 2022
27 febbraio 2022
La politica degli elmetti e le diffamazioni contro l'ANPI
Dichiarazione del Presidente nazionale ANPI, Gianfranco Pagliarulo, a seguito delle polemiche innescate ieri contro l'Associazione
L'attacco all'ANPI è un attacco al movimento per la pace. Leggo oggi su alcuni giornali un insieme di fake news e di diffamazioni, come per esempio un titolo su Il Tempo online: “I partigiani dell'ANPI abbracciano Putin: legittime le bombe sull'Ucraina”, di cui si occuperà il nostro ufficio legale per valutare gli estremi di una querela.
Ricapitoliamo. Il 24 febbraio, poche ore dopo l'invasione russa, esce un comunicato che inizia così: “La Segreteria nazionale dell'ANPI condanna fermamente l'invasione dell'Ucraina da parte della Federazione Russa. È un atto di guerra che nega il principio dell'autodeterminazione dei popoli, fa precipitare l'Europa sull'orlo di un conflitto globale, impone una logica imperiale che contrasta col nuovo mondo multipolare, porta lutti e devastazioni”.
Qualsiasi persona normale intende che l'ANPI condanna l'invasione senza se e senza ma.
Il 22 febbraio, poche ore dopo il riconoscimento unilaterale del Donbass da parte di Putin, l'ANPI denuncia: “Siamo a un passo dal baratro. A chi governa la Russia, gli Stati Uniti, l'Ucraina, i Paesi dell'Unione Europea, il nostro stesso Paese, chiediamo un atto di responsabilità e di saggezza. Prima che sia troppo tardi. Il delirio bellicista va sconfitto dalla forza tranquilla di Paesi e popoli” e aggiunge “Il riconoscimento dell'indipendenza del Donbass da parte della Russia può portare il mondo a un passo dalla guerra ed è l'ultimo, drammatico atto di una sequenza di eventi innescata dal continuo allargamento della NATO ad est vissuto legittimamente da Mosca come una crescente minaccia”.
Con buona pace di tanti critici, il 22 febbraio era molto difficile condannare un'invasione avvenuta il 24 febbraio. Si trattava di stigmatizzare il riconoscimento unilaterale del Donbass individuando le ragioni per cui si era giunti a tale gravissimo gesto. Tali ragioni sono fra l'altro (ma non solo) il continuo allargamento della NATO ad est, cioè uno dei tanti errori commessi dopo la caduta del muro. Questa critica è propria di un ampio arco di politici e di personalità che avevano colto da tempo i pericoli di una politica occidentale di crescente confronto-scontro con la Federazione russa, cogliendo assieme, giustamente, il carattere autocratico del governo di Putin.
Né è un mistero che dopo Maidan hanno imperversato in Ucraina bande armate naziste come Pravy Sector e Svoboda (primo nome: Partito socialnazionalista ucraino) e che da otto anni è in corso una guerra civile che vede Kiev bombardare il Donbass con l'esito di alcune decine di migliaia di morti. Una guerra di cui per otto anni si è parlato pochissimo sui media italiani.
Da ciò la nostra richiesta di un riconoscimento dell'autonomia del Donbass, previsto dai mai applicati accordi di Minsk, come unico modo per sventare la secessione, unilateralmente riconosciuta da Putin.
Far finta che tutto ciò non sia mai successo, rimuovere l'evidenza, negare gli errori vuol dire indebolire il fronte della pace. La pace può vincere solo raffreddando le tensioni attuale col negoziato e la trattativa, e più in generale con una politica che garantisca la sicurezza dell'UE e della Federazione russa. Biden ha affermato ieri che l'alternativa alle sanzioni è la terza guerra mondiale. Le sanzioni sono probabilmente necessarie, ma ancor più probabilmente insufficienti. Se falliscono andiamo allegramente verso la guerra mondiale?
Siamo tutti uniti nel condannare aspramente l'invasione russa, ma c'è chi si mette l'elmetto e chi non se lo mette. L'ANPI e il movimento per la pace non se lo mettono, perché la guerra sarebbe una catastrofe per l'umanità. L'Italia deve stare lealmente e se necessario criticamente nella NATO. Ma le posizioni “fieramente atlantiste” non aiutano. È difficile spegnere un fuoco versandoci sopra benzina.
A ben vedere la posizione dell'ANPI e del movimento per la pace è molto semplice: no all'aggressione, immediato ritiro delle truppe russe, immediato cessate il fuoco, negoziato internazionale. Qualcuno forse dimentica che l'Italia ripudia la guerra.
Gianfranco Pagliarulo - Presidente nazionale ANPI
Roma, 27 febbraio 2022
26 febbraio 2022
25 febbraio 2022
Per la Pace... Art.11° Costituzione Italiana.
A chi anche in Italia, parla d'armi, esercito, manovre, interventi, alleanze con la violenza... NOI rispondiamo con l'articolo 11° della nostra Costituzione.
Articolo 11
24 febbraio 2022
23 febbraio 2022
22 febbraio 2022
ANPI Nazionale - Torni un grande movimento per la Pace...
Giovanni Pesce, "Ivaldi" "Visone" ... Sempre con NOI.
16 febbraio 2022
14 febbraio 2022
06 febbraio 2022
04 febbraio 2022
Grazie PIF "Quando si parla di Resistenza ci sono realtà vivaci"
Grazie Pif... La Repubblica 4 febbraio 2022. "Quando si parla di Resistenza ci sono realtà vivaci" #PIF # PierfrancescoDiliberto
29 gennaio 2022
26 gennaio 2022
ANPI Municipio 6 Milano - 27 gennaio 2022.
Giorno della Memoria 2022
Luis Sepulveda scriveva: “In un angolo del campo di concentramento, a un passo da dove si innalzavano gli infami forni crematori, nella ruvida superficie di una pietra, qualcuno, chi?, aveva inciso con l’aiuto di un coltello forse, o di un chiodo, la più drammatica delle proteste: “Io sono stato qui e nessuno racconterà la mia storia”. (da “Le rose di Atacama”)
Purtroppo sono migliaia i nomi che si sono dissolti nei campi di concentramento insieme ai volti, alle voci, alle storie di quelle vite annientate, a volte con un preciso sadico metodo che riusciva a calcolare quasi precisamente in quanto tempo il deportato, sottoposto al lavoro massacrante e lasciato quasi a digiuno, avrebbe impiegato per morire; altre volte la morte avveniva per il guizzo del carnefice, il gusto di uccidere perché si poteva uccidere senza condanna, anzi, magari con tanto di elogio.
Si riuscirà mai a dare un nome a tutte le vittime del nazifascismo? Sarà mai possibile riuscire a scoprire anche solo un piccolo brandello delle loro vite?
Noi conosciamo i nomi e qualche dettaglio di otto partigiani della Barona deportati e morti nei campi di concentramento nazisti:
Luigi Bossi, partigiano nelle Brigate Matteotti, morto a Ebensee il 23 aprile 1945 a soli 22 anni; Guido Cimini, partigiano della Brigata Volante “Aldo Oliva” della Divisione Ticino, morto a Dachau il 6 febbraio 1945 a 46 anni; Luigi Corradini, partigiano della 114ª Brigata SAP, morto a Gusen il 18 marzo 1944 a 36 anni; Vittorio Malandra, partigiano nella 128ª Brigata Garibaldi SAP, morto a Mauthausen il 22 aprile 1945 a 51 anni; Vittorio Morneghini, partigiano della 113ª Brigata SAP, morto a Gusen il 18 marzo 1944 a 36 anni; i fratelli Giovanni e Pietro Negri, partigiani della 113ª Brigata Garaibaldi SAP, morti a Mauthausen rispettivamente il 3 maggio 1945 (2 giorni prima della liberazione del campo), a 20 anni, e il 5 ottobre 1944 a 38 anni; Adriano Pogliaghi, partigiano delle squadre d’azione giovanili del PSI e della Brigata Cucciniello, morto a Gusen il 19 aprile 1945 a soli 21 anni.
Non conosciamo il volto di Vittorio Malandra, non abbiamo una sua foto, ma sappiamo che lavorava a Sesto San Giovanni, alla Breda come verniciatore e che partecipò agli scioperi del marzo 1944. Fu prelevato in piena notte dalla sua abitazione, in viale Famagosta 4. Nonostante le privazioni, le sevizie, la fatica, Malandra non si fece piegare e disumanizzare dal lager nazista e prese parte al comitato di liberazione che agiva clandestinamente all’interno di Mauthausen e che progettava una rivolta. La rivolta venne scoperta dai nazisti che tra il 21 e il 25 aprile uccisero 472 internati, tra cui 84 deportati politici italiani, compreso Vittorio.
Giovanni e Pietro Negri furono arrestati a causa di un delatore, lo stesso che fece arrestare anche Vittorio Morneghini e altri 5 giovani partigiani della Barona. Furono tutti torturati a San Vittore. Morneghini non morì di stenti, di malattia, ma fucilato per aver tentato la fuga dal campo di concentramento di Gusen. Non si diede per vinto fino alla fine.
Indomito anche Adriano Pogliaghi. L’unica foto che abbiamo di lui mostra un giovane dal volto serio, lo sguardo fermo, sicuro. E proprio così doveva essere Adriano, nonostante la sua giovanissima età. Negli scioperi del marzo 1944 insieme ad altri tre partigiani (Arrigo Veneri, Angelo Doninotti e Paolo Barbieri) asportò un tratto di binario della rete tramviaria per bloccare il transito dei tram. Arrestati dai militi della “Muti” vennero obbligati a camminare in mezzo alla folla portando in spalla il binario divelto. Poi, Adriano, che aveva l’obbligo di leva, fu arruolato nella marina militare ma scappò e tornò a lottare a Milano. Venne arrestato nuovamente dopo che, in seguito a torture, dei suoi compagni fecero il suo nome.
Tra i partigiani 113ª Brigata Garibaldi Sap della Barona che vogliamo ricordare c’è anche Eugenio Esposito, sopravvissuto a Flossenburg. Eugenio è figlio di Andrea Esposito, uno dei 15 martiri di piazzale Loreto. Vennero arrestati insieme appena usciti dalla loro abitazione, in viale Faenza 3. Anche Eugenio, inizialmente, avrebbe dovuto far parte del gruppo di prigionieri da fucilare quel 15 agosto 1944, ma la sua condanna venne all’ultimo mutata e venne deportato il 16 agosto, inizialmente per Bolzano. Aveva appena 18 anni.
Solo una volta rientrato a Milano, deperito, conservando la sua giacca da deportato, venne a scoprire della tragica fine di suo padre e volle andare subito sul luogo della crudele rappresaglia. Sul posto, tra i fiori e le corone, c’era il drappello dei Vigili Urbani che, saputo chi fosse, si misero sull’attenti.
Questi uomini finirono nei campi di concentramento nazisti per la loro lotta di libertà, per gli alti valori che li spinsero a mettere in gioco le loro vite. Noi gli siamo debitori, non solo il 27 gennaio, ma tutti i giorni. Non solo non dobbiamo dimenticare quanto successo, ma dobbiamo indignarci e lottare ogni volta che accade. Siamo ancora molto lontani dal poter dire che non accadrà mai più se in Europa tornano muri e filo spinato e se i mari sono cimiteri di innocenti.
Stefania Cappelletti - Presidente ANPI Barona Milano.