27 febbraio 2022

La politica degli elmetti e le diffamazioni contro l'ANPI

Dichiarazione del Presidente nazionale ANPI, Gianfranco Pagliarulo, a seguito delle polemiche innescate ieri contro l'Associazione

25 febbraio 2022

Per la Pace... Art.11° Costituzione Italiana.

A chi anche in Italia, parla d'armi, esercito, manovre, interventi, alleanze con la violenza...               NOI rispondiamo con l'articolo 11° della nostra Costituzione. 

Articolo 11

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.



22 febbraio 2022

ANPI Nazionale - Torni un grande movimento per la Pace...

"Ucraina: TORNI UN GRANDE MOVIMENTO PER LA PACE"
L'UMANITÀ AL POTERE
Siamo a un passo dal baratro. A chi governa la Russia, gli Stati Uniti, l'Ucraina, i Paesi dell'Unione Europea, il nostro stesso Paese, chiediamo un atto di responsabilità e di saggezza. Prima che sia troppo tardi. Il delirio bellicista va sconfitto dalla forza tranquilla di Paesi e popoli che sanno che la guerra, oltre a lacrime, sangue e devastazioni, oggi porta solo alla sconfitta di tutti; basti pensare all'Iraq, alla Libia, all'Afghanistan.
LANCIAMO UN APPELLO PERCHE' IN TUTTA ITALIA AL PIU' PRESTO SI DIA VITA A INIZIATIVE, PRESIDI, MANIFESTAZIONI UNITARIE PER LA PACE. TORNI UN GRANDE E DIFFUSO MOVIMENTO PER LA PACE, OGGI TIMIDO, E CONTRO L'IRRESPONSABILE CORSA AL RIARMO.
Il riconoscimento dell'indipendenza del Donbass da parte della Russia può portare il mondo a un passo dalla guerra ed è l'ultimo, drammatico atto di una sequenza di eventi innescata dal continuo allargamento della NATO ad est vissuto legittimamente da Mosca come una crescente minaccia.
Auspichiamo che si avvii perciò una trattativa generale sotto l'egida dell'ONU per ottenere questi obiettivi:
• Contestualmente, l'Ucraina riconosca l'autonomia del Donbass prevista dagli accordi di Minsk, ma mai attuata dal governo di Kiev, rispetti la sua popolazione russofona, cessi i bombardamenti in Donbass confermati dalla fuga di decine di migliaia di civili di quella regione in Russia, sciolga le milizie naziste, oggi in prima fila nell'attacco al Donbass, e Putin revochi il riconoscimento dell'indipendenza del Donbass, perché viola l'integrità territoriale di un Paese sovrano e scatena una serie di reazioni e controreazioni che possono portare in brevissimo tempo alla guerra.
• L'Unione Europea, nel condannare il riconoscimento dell'indipendenza del Donbass da parte della Russia, avanzi una proposta di composizione pacifica del conflitto al fine dell'attuazione integrale degli accordi di Minsk e avvii finalmente una politica di cooperazione e non di continua ostilità nei confronti della Russia. La vera forza dell'Europa unita è nella sua capacità di proporsi come messaggero di amicizia fra i popoli.
• Biden cessi immediatamente sia le clamorose ingerenze nella vita interna dell'Ucraina iniziate fin dai tempi di Maidan, quando nel governo ucraino entrò la statunitense Natalia Jaresco, sia le sue dichiarazioni belliciste e le sue ininterrotte minacce nei confronti della Russia.
• La NATO non può e non deve intervenire in caso di precipitazione bellica, perché ciò avverrebbe in violazione dei suoi compiti, che sono limitati alla difesa dei soli Paesi membri dell'Alleanza. In sostanza va profondamente ridiscusso il ruolo della NATO, che non può essere al servizio di una politica di potenza, e vanno avviate trattative per un sistema di reciproca sicurezza che garantisca sia l'UE che la Federazione russa.
Auspichiamo in particolare che il governo italiano rispetti un inviolabile obbligo costituzionale: l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
L'Italia può svolgere un ruolo di raffreddamento delle tensioni e di pacificazione attraverso gli strumenti della diplomazia e del negoziato. Così rafforza il suo prestigio internazionale e il suo ruolo di ambasciatrice di pace nel mondo.
CONTRO IL POTERE DELLA GUERRA E CONTRO OGNI LOGICA IMPERIALE, DIAMO VOCE ALLA PACE PER L'UMANITÀ AL POTERE!
LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI
22 febbraio 2022.








Giovanni Pesce, "Ivaldi" "Visone" ... Sempre con NOI.




























Nasceva oggi, 22 febbraio nel 1918, Giovanni Pesce, "Ivaldi" "Visone" Garibaldino, Comandante Partigiano, Gappista, Patriota, Comunista.
Giovanni Pesce è uno di quei grandi uomini del '900 che ha vissuto la storia sulla propria pelle, sempre in prima linea, artefice e testimone della grande lotta antifascista per la libertà, spinto dall' idea di progresso dell'Umanità tutta, rafforzata nonostante gli orrori visti e patiti a causa della guerra. 
Giovanni diceva: "Dovete tenere presente che un gappista è anche lui un essere umano. Anch'io sono un essere umano, come tutti voi. Amo la vita, gli uomini, le donne e tutto ciò che avviene normalmente nella vita quotidiana di ogni essere vivente. Ma ad un certo momento della vita di tutti noi si vivono situazioni in cui bisogna avere il coraggio di prendere posizione". 
Lo sguardo di Giovanni era profondo, attento, intriso del passato e dei volti che ne hanno fatto parte, ma sempre proiettato sul presente e soprattutto sul futuro; per questo era fondamentale per lui il rapporto con i giovani non perché fossero solo depositari della memoria ma perché divenissero i nuovi difensori della democrazia e della libertà.
Noi, oggi e domani, continueremo seguendo il suo percorso.



 

ANPI Provinciale MONZA e BRIANZA - Vivere in Pace.


 

04 febbraio 2022

Grazie PIF "Quando si parla di Resistenza ci sono realtà vivaci"



 













Grazie Pif... La Repubblica 4 febbraio 2022.                                                         "Quando si parla di Resistenza ci sono realtà vivaci"                                                    #PIF # PierfrancescoDiliberto   

26 gennaio 2022

ANPI Municipio 6 Milano - 27 gennaio 2022.































Giorno della Memoria 2022

Luis Sepulveda scriveva: “In un angolo del campo di concentramento, a un passo da dove si innalzavano gli infami forni crematori, nella ruvida superficie di una pietra, qualcuno, chi?, aveva inciso con l’aiuto di un coltello forse, o di un chiodo, la più drammatica delle proteste: “Io sono stato qui e nessuno racconterà la mia storia”. (da “Le rose di Atacama”)

Purtroppo sono migliaia i nomi che si sono dissolti nei campi di concentramento insieme ai volti, alle voci, alle storie di quelle vite annientate, a volte con un preciso sadico metodo che riusciva a calcolare quasi precisamente in quanto tempo il deportato, sottoposto al lavoro massacrante e lasciato quasi a digiuno, avrebbe impiegato per morire; altre volte la morte avveniva per il guizzo del carnefice, il gusto di uccidere perché si poteva uccidere senza condanna, anzi, magari con tanto di elogio. 

Si riuscirà mai a dare un nome a tutte le vittime del nazifascismo? Sarà mai possibile riuscire a scoprire anche solo un piccolo brandello delle loro vite? 

Noi conosciamo i nomi e qualche dettaglio di otto partigiani della Barona deportati e morti nei campi di concentramento nazisti:
Luigi Bossi, partigiano nelle Brigate Matteotti, morto a Ebensee il 23 aprile 1945 a soli 22 anni; Guido Cimini, partigiano della Brigata Volante “Aldo Oliva” della Divisione Ticino, morto a Dachau il 6 febbraio 1945 a 46 anni; Luigi Corradini, partigiano della 114ª Brigata SAP, morto a Gusen il 18 marzo 1944 a 36 anni; Vittorio Malandra, partigiano nella 128ª Brigata Garibaldi SAP, morto a Mauthausen il 22 aprile 1945 a 51 anni; Vittorio Morneghini, partigiano della 113ª Brigata SAP, morto  a Gusen il 18 marzo 1944 a 36 anni; i fratelli Giovanni e Pietro Negri, partigiani della 113ª Brigata Garaibaldi SAP, morti a Mauthausen rispettivamente il 3 maggio 1945 (2 giorni prima della liberazione del campo), a 20 anni, e il 5 ottobre 1944 a 38 anni; Adriano Pogliaghi, partigiano delle squadre d’azione giovanili del PSI e della Brigata Cucciniello, morto a Gusen il 19 aprile 1945 a soli 21 anni. 

Non conosciamo il volto di Vittorio Malandra, non abbiamo una sua foto, ma sappiamo che lavorava a Sesto San Giovanni, alla Breda come verniciatore e che partecipò agli scioperi del marzo 1944. Fu prelevato in piena notte dalla sua abitazione, in viale Famagosta 4. Nonostante le privazioni, le sevizie, la fatica, Malandra non si fece piegare e disumanizzare dal lager nazista e prese parte al comitato di liberazione che agiva clandestinamente all’interno di Mauthausen e che progettava una rivolta. La rivolta venne scoperta dai nazisti che tra il 21 e il 25 aprile uccisero 472 internati, tra cui 84 deportati politici italiani, compreso Vittorio. 

Giovanni e Pietro Negri furono arrestati a causa di un delatore, lo stesso che fece arrestare anche Vittorio Morneghini e altri 5 giovani partigiani della Barona. Furono tutti torturati a San Vittore. Morneghini non morì di stenti, di malattia, ma fucilato per aver tentato la fuga dal campo di concentramento di Gusen. Non si diede per vinto fino alla fine. 

Indomito anche Adriano Pogliaghi. L’unica foto che abbiamo di lui mostra un giovane dal volto serio, lo sguardo fermo, sicuro. E proprio così doveva essere Adriano, nonostante la sua giovanissima età. Negli scioperi del marzo 1944 insieme ad altri tre partigiani (Arrigo Veneri, Angelo Doninotti e Paolo Barbieri) asportò un tratto di binario della rete tramviaria per bloccare il transito dei tram. Arrestati dai militi della “Muti” vennero obbligati a camminare in mezzo alla folla portando in spalla il binario divelto. Poi, Adriano, che aveva l’obbligo di leva, fu arruolato nella marina militare ma scappò e tornò a lottare a Milano. Venne arrestato nuovamente dopo che, in seguito a torture, dei suoi compagni fecero il suo nome.

Tra i partigiani 113ª Brigata Garibaldi Sap della Barona che vogliamo ricordare c’è anche Eugenio Esposito, sopravvissuto a Flossenburg. Eugenio è figlio di Andrea Esposito, uno dei 15 martiri di piazzale Loreto. Vennero arrestati insieme appena usciti dalla loro abitazione, in viale Faenza 3. Anche Eugenio, inizialmente, avrebbe dovuto far parte del gruppo di prigionieri da fucilare quel 15 agosto 1944, ma la sua condanna venne all’ultimo mutata e venne deportato il 16 agosto, inizialmente per Bolzano. Aveva appena 18 anni.

Solo una volta rientrato a Milano, deperito, conservando la sua giacca da deportato, venne a scoprire della tragica fine di suo padre e volle andare subito sul luogo della crudele rappresaglia. Sul posto, tra i fiori e le corone, c’era il drappello dei Vigili Urbani che, saputo chi fosse, si misero sull’attenti. 

Questi uomini finirono nei campi di concentramento nazisti per la loro lotta di libertà, per gli alti valori che li spinsero a mettere in gioco le loro vite. Noi gli siamo debitori, non solo il 27 gennaio, ma tutti i giorni. Non solo non dobbiamo dimenticare quanto successo, ma dobbiamo indignarci e lottare ogni volta che accade. Siamo ancora molto lontani dal poter dire che non accadrà mai più se in Europa tornano muri e filo spinato e se i mari sono cimiteri di innocenti. 

Stefania Cappelletti - Presidente ANPI Barona Milano. 

La MEMORIA - Monumento al Deportato Milano.


 

"I valori Antifascisti" - Liliana Segre.


 

ANPI Castano Primo (Mi) - Per NON dimenticare...


 

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