Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - ANPI Barona Milano.
26 gennaio 2022
24 gennaio 2022
21 gennaio 2022
19 gennaio 2022
Il Presidente, la Costituzione e l'Antifascismo. ANPI.
Il Presidente, la Costituzione e l’Antifascismo
L’identikit del Capo dello Stato in base ai dettami della Carta fondamentale della Repubblica - 19 gennaio 2022.
In questi giorni sulla stampa e nel dibattito politico sulla elezione del nuovo Presidente della Repubblica si alternano nominativi spesso avanzati con approssimazione e qualche volta grossolanità. Non è certo compito dell’Anpi entrare in questa discussione che ancora una volta rivela una speciale debolezza della politica e una particolare propensione alla personalizzazione, spesso sorvolando sui doveri e sui poteri che afferiscono alla più alta carica dello Stato.
Vorrei perciò ricapitolare sommariamente ciò che la Costituzione prescrive in merito alle competenze e alle peculiarità del Presidente della Repubblica; da ciò infatti, e solo da ciò, declinato nella specifica situazione del Paese, si può desumere il ragionevole profilo della figura che è opportuno insediare sul più alto scranno della Repubblica.
In altre parole è meglio partire da una riflessione sui compiti e le responsabilità della figura del Presidente, rigorosamente esposte nella Carta, per arrivare poi all’individuazione della singola persona. È giusto che la politica segua vie più complesse, ma a condizione che il metodo sia rigorosamente rispettoso del testo costituzionale e non si riduca, specie nella drammatica contingenza in cui si trova il Paese e che rappresenta un unicum della storia nazionale dal secondo dopoguerra, a un deludente toto-presidente.
L’art. 54 secondo comma recita: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”. L’onore rinvia ai valori di rettitudine e dignità, oltre che di onestà, da cui deriva fra l’altro il termine onore dal punto di vista etimologico. La parola disciplina allude alla rigorosa osservanza di un complesso di norme di varia natura. Va da sé che il primo cittadino a cui sono affidate funzioni pubbliche è il Presidente della Repubblica. È di conseguenza irragionevole immaginare che una persona che non si sia distinta per – appunto – disciplina e onore sia indicata per assumere tale altissima responsabilità. In questo caso, infatti, verrebbe meno un carattere essenziale che va attribuito alla figura del Presidente e che è quello dell’autorevolezza.
Il Presidente della Repubblica rappresenta l’unità nazionale, recita l’art. 87. Di conseguenza tale figura per definizione, rappresentando l’unità nazionale, non può essere rappresentativa di una parte politica, come il presidente o il segretario di un partito, e comunque occorre che attorno al suo nominativo si raccolga il più ampio consenso possibile, e che la sua persona sia vista dalla larga opinione pubblica come figura unificante e unitaria, oltre che come esempio di correttezza e di impegno civile e sociale. Sia chiaro che questa rappresentazione dell’unità nazionale non è concepibile come un nebuloso punto intermedio fra opinioni opposte, perché dev’essere saldamente ancorata ai valori costituzionali. Non ci può essere, per esempio, una via di mezzo fra solidarietà ed egoismo sociale, fra democrazia e autoritarismo, fra fascismo e antifascismo. Ed è altrettanto evidente che il Presidente, nel momento in cui diventa tale, pur non abdicando alle sue personali convinzioni politiche, si mette al servizio di un solo dominus, la Costituzione. Ciò che deve manifestare, come sottolinea Gianfranco Pasquino, è autorevolezza (come accennato) e indipendenza, il che vuol dire che egli dovrà essere del tutto autonomo dal consenso attribuitogli da questo o quel partito, e assieme interprete e formatore del sentire comune, del sentimento popolare. In sostanza l’unità nazionale non è “una nozione neutra, amorfa, ma piena di contenuti” (Gustavo Zagrebelsky). Aggiungo che sarebbe bene che i Grandi Elettori, fermo rimanendo l’intoccabile carattere di secondo grado delle elezioni presidenziali, non si limitino a rappresentare le pur essenziali loro opinioni, ma ascoltino ed interpretino il buon senso popolare, le propensioni dei movimenti, delle associazioni, dei sindacati, del mondo della cultura e del lavoro. Nella grave situazione attuale dell’Italia, in ragione della attuale fragile tenuta della sua coesione sociale, questa rappresentazione dell’unità nazionale nella figura del Presidente è una necessità imprescindibile ed urgente.
Il Presidente della Repubblica “presiede il Consiglio Superiore della Magistratura” (art. 87 e 104); il che non solo presuppone una figura in grado di garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura da qualsiasi altro potere (art. 104), ma esclude a rigor di logica qualsiasi persona che sia stata condannata in via definitiva, a maggior ragione per reati che abbiano comportato un danno per lo Stato. In una parola, per usare un aggettivo desueto, il Presidente dev’essere una figura integerrima.
Il Presidente della Repubblica “ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere” (art. 87 Cost.). Mai come oggi, al tempo in cui spira il vento di una nuova guerra fredda, occorre una figura che difenda la pace nel mondo e che operi per evitare ogni coinvolgimento bellico del nostro Paese, nel pieno rispetto dell’art. 11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Troppe volte dall’inizio del nuovo millennio il Paese è stato coinvolto in conflitti, che si sono dimostrati strumentali e che hanno determinato conseguenze catastrofiche e durature nel tempo.
L’art. 91 della Costituzione recita: “Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune”. Ciò esclude qualsiasi persona che intenda, o ragionevolmente abbia inteso nel recente passato, cambiare la Costituzione con procedure difformi da quelle previste dall’art. 138 della Costituzione, per esempio attraverso l’elezione di un’assemblea costituente. Ma, dato che proprio l’art. 138 consente, in base a una determinata procedura, l’approvazione di leggi di revisione della Costituzione, cioè dell’eventuale apporto di modifiche o correzioni, è da escludere anche la costituzionalità di cambiamenti che in modo esplicito o implicito si propongano di dar vita da una nuova Costituzione. Da ciò deriva una opportuna riserva democratica verso chiunque avanzi proposte di alchimie costituzionali tese di fatto ad abbandonare la Carta del 1948.
Il Presidente della Repubblica deve rispettare lo spirito e la lettera della Costituzione che è dichiaratamente antifascista. Non mi riferisco solo alla XII Disposizione finale che vieta la ricostituzione del partito fascista sotto qualsiasi forma. Mi riferisco all’intera Carta che disegna una società ed uno Stato in base a criteri specularmente antitetici ai criteri del fascismo, basti pensare ai temi del razzismo, della pace e della guerra, del ruolo della donna, della democrazia e della dittatura, delle libertà, dei partiti, dei sindacati, delle minoranze, delle autonomie, della scuola e formazione. Lo Stato e il governo fascista sono l’esatto contrario dello Stato e del governo costituzionale. Come è scritto in un recente comunicato del Forum delle Associazioni antifasciste e della Resistenza, “la Costituzione italiana è dichiaratamente antifascista”; “per questo motivo il nuovo Presidente della Repubblica dovrà essere scelto tra le personalità che si riconoscono pienamente e senza riserve in tali valori di democrazia, libertà, giustizia sociale, solidarietà, pace”.
In sostanza il Presidente della Repubblica deve essere esempio in un tempo di crisi profonda della politica e di larga disaffezione popolare verso le istituzioni democratiche, dev’essere fedelissimo custode della Costituzione repubblicana al fine che essa non venga disattesa, anzi, che sia finalmente e integralmente applicata, deve rispettare rigorosamente la natura parlamentare della Repubblica contrastando qualsiasi opzione presidenzialista, deve di conseguenza contenere rigorosamente la sua azione nei limiti delle sue responsabilità costituzionali, deve fare delle parole dell’antifascismo il suo vocabolario quotidiano (è appena il caso di ricordare che il primo gesto istituzionale del Presidente Mattarella all’atto del suo insediamento fu l’omaggio ai martiri delle Fosse Ardeatine).
Viviamo un tempo di crisi. Facciamo sì che l’elezione del Presidente della Repubblica sia un visibile e positivo segno di svolta e di rafforzamento della democrazia.
- Gianfranco Pagliarulo, Presidente Nazionale ANPI.
12 gennaio 2022
Operazione "Scarpe rotte" Grazie a tutti...
Si conclude oggi, con la consegna delle ultime scarpe alla Fondazione Arca, l'iniziativa "Scarpe rotte eppur bisogna andar". In questo periodo tanto difficile, assistere ad una così grande manifestazione di solidarietà è stato un vero dono! C'è una profonda differenza tra fare la carità, che mette a posto la nostra coscienza, ed essere solidali, quando ci si interessa profondamente agli altri. In una città in cui si maschera e si nasconde la difficile condizione dei molti lasciati ai margini, considerati più come un deturpamento del paesaggio urbano che come umanità, Noi, Anpi Barona, grazie alle centinaia di donazioni ricevute, abbiamo potuto andare oltre la cortina scintillante degli addobbi natalizi cittadini e portare il nostro aiuto. Grazie a chi ha donato, a chi ci ha fatto segnalazioni mirate, a chi è venuto a ritirare le scarpe. È stata una grande catena solidale in tempi di paura e di distanze. Tutti i soldi ricevuti sono stati spesi per l'acquisto di calzature e generi di conforto distribuiti, e a sostegno di altri importanti progetti di solidarietà. Abbiamo tutti guardato oltre le nostre vite, le nostre routine e problemi, per compiere un gesto che è alla base dell'essere umano: la cura degli altri.
Tiziana Pesce - "Papà Partigiano ride dei novax"
Desidero fare due precisazioni necessarie. La prima riguarda i fatti storici. Durante il comizio Lei ha citato, per ben tre volte, una presunta polemica tra mio padre e il giornalista Concetto Pettinato in relazione agli storici scioperi del marzo 1943. La citazione è errata per due motivi. Il primo è che mio padre nel marzo del 1943 era al confino a Ventotene (insieme, tra gli altri, a Umberto Terracini, Giuseppe Di Vittorio, Eugenio Curiel, Girolamo Li Causi) condannato per la sua partecipazione alla guerra di Spagna e quindi non aveva alcuna possibilità di polemizzare o di intrattenersi con il giornalista seguace di Mussolini. Inoltre lo stesso Pettinato, all’epoca era in Svizzera (ivi trasferito dopo l’espulsione dalla Francia) da dove rientrò in Italia soltanto dopo l’8 settembre 1943 e fu nominato direttore de La Stampa nel novembre dello stesso anno. Quindi, e già soltanto per questi fatti, non potè esserci alcuna polemica in merito agli scioperi del marzo 1943 a Torino e a Milano. E naturalmente nel marzo 1943 non c’era ancora il governo Badoglio.
Probabilmente l’errore sui fatti e sulle date è soltanto un lapsus, seppure reiterato, mentre forse Lei intendeva richiamarsi non agli scioperi del marzo 1943, ma a quelli altrettanto storicamente decisivi, sempre a Milano e a Torino, del marzo 1944. Ma anche su questi fatti non vi fu nessun confronto diretto o indiretto tra mio padre e il Pettinato
La seconda osservazione che, non me ne voglia, mi permetto di fare è che non è accettabile, neppure lontanamente e da nessun punto di vista, alcun paragone tra i protagonisti della lotta di liberazione dal nazifascismo e l’attuale movimento di contestazione alla politica italiana di questi due anni nel contrasto alla pandemia. Certamente molti problemi per la democrazia del giorno d’oggi la crisi pandemica ha messo in luce e molti altri il futuro ne riserverà. Ma è storicamente, politicamente, culturalmente, e per quanto riguarda la memoria di mio padre, personalmente offensivo sentire paragonare la sua vita, la sua politica e la sua lotta per la libertà alle prospettive conclamate (nuovi CLN!! suvvia un po' di verecondia!) di un movimento scomposto, confuso e facilmente strumentalizzabile, che se non fosse per la gravità delle affermazioni storiche, tanto più gravi se profferite da uomini per professione colti, potrebbe essere relegato a tristissimo folclore.
La libertà di parola è di tutti, ma invitando Lei, che ne possiede il significato, ad usarla in modo rispettoso della storia delle persone, spero che non vorrà più associare il nome di mio padre alle idee del movimento da Lei guidato.
Soltanto per chiudere in serenità. Le assicuro. Mio padre a sentire tali paragoni, dopo una iniziale arrabbiatura vi avrebbe seppelliti sotto una risata. Probabilmente mentre andava a vaccinarsi. Mi creda.”
- Tiziana Pesce.
Commenti
10 gennaio 2022
Sfregio della storia. (novax)
Tutta ANPI Barona Milano è vicina a Tiziana Pesce e i suoi cari. Il “professore” in questione non conosce la Storia è evidente ed sul suo pensiero novax stendiamo un velo pietoso. Condividiamo appieno il Comunicato di ANPI Provinciale Torino e della FIAP Nazionale. -
“Comunicato stampa FEDERAZIONE ITALIANA ASSOCIAZIONI PARTIGIANE DEL PIEMONTE
Il prof. Ugo Mattei, con la Commissione “Dubbio e precauzione”,ha lanciato con altri un appuntamento sabato 8 gennaio a Torino contro le misure nazionali anticovid e merita rammentare che tali manifestazioni più volte sono state inquinate da presenze e organizzazioni fasciste.
Mentre si muore, ci si ammala e il personale sanitario è di nuovo sotto pressione per l’aumento dei ricoveri, gli organizzatori della manifestazione peraltro semi deserta , pretendono di costituire quello che provocatoriamemte chiamano CLN, come quello dei partigiani (sic!).
Dimenticando e offendendo ancora una volta la storia del movimento partigiano , e del Comitato di Liberazione Nazionale, formatosi nel 1943, che vedeva al suo interno personalita' come Alcide De Gasperi, Giorgio Amendola, Ugo La Malfa, Pietro Nenni, Ferruccio Parri , Sandro Pertini e altri ancora che, temprati dalla lunga opposizione al fascismo attraverso il carcere, il confino o l’esilio, potevano parlare a nome delle partigiane e dei partigiani combattenti una durissima guerra contro fascisti e nazisti.
Il Comitato di Liberazione Nazionale è una storia di grandezze e eroismi, di scelte coraggiose da cui è nata l’Italia democratica, ponendo fine alla ventennale dittatura fascista e attraversando una sciagurata guerra voluta dal regime mussoliniano .
Per tali ragioni, non dimenticando anche lo scellerato parallelo affermato da persone aderenti a questi movimenti irresponsabili no vax tra la condizione di chi irragionevolmente rifiuta il vaccino , esponendo se stesso.e gli altri al propagarsi del.contagio e di eventi letali e intasando le strutture sanitarie sotto stress e gli internati nei lager nazisti, è intollerabile e inaccettabile l’utilizzo indecente che si ritiene di poter fare di una storia così importante per il nostro Paese quale fu la Resistenza, secondo Risorgimento del Paese . Così si offendono le vittime degli orrori e delle stragi fasciste e naziste, a pochi giorni dal giorno della Memoria, e si insultano i tanti combattenti partigiani, donne e uomini che andavano incontro al sacrificio della stessa vita per donare libertà e democrazia alla patria ritrovata dopo la funesta dittatura e la guerra. Con un moto di solidarietà fraterna pagato con il sangue e il sacrificio.
Troppi sono gli episodi che con volgarità si sono richiamati alla storia dolorosa del nazismo e della dittatura nelle piazze no vax.
Torino, “medaglia d’oro al valor militare”, non può tollerare sceneggiate offensive della sua storia. La FIAP invita i cittadini tutti e i Torinesi nella cui citta' il prof.Mattei ha lanciato le sue incaute e amtistoriche declamazioni a prendere le distanze e respingere gli agitatori di piazza impudenti .
Per la Presidenza FIAP PIEMONTE ANTONIO CAPUTO,VICE Presidente NAZIONALE.
31 dicembre 2021
Un felice anno nuovo...
27 dicembre 2021
Grazie... Operazione "Scarpe rotte"
22 dicembre 2021
NOI ANPI.
È una sera di luna piena, ci troviamo in Sezione non siamo in tanti, ma il gelo di Milano un po' spaventa e spesso la giornata ha lasciato segni che solo il sonno può far dimenticare. Riempiamo l’automobile di scarpe, e ci stringiamo in quattro, la radio diffonde Neil Young ma le chiacchiere sovrastano la musica, ci travolge la solita voglia di raccontarci i sogni, i progetti, la “nostra” ANPI che spesso ci fa arrabbiare ma che nel contempo ci riempie di speranza, e come sempre ci si concentra sull’esempio di quelle giovani donne di quei giovani uomini che contro tutti e tutto ci regalarono la Libertà, ed allora nel loro ricordo i cattivi pensieri si trasformano nella Resistenza dell’oggi e del domani. Coraggio ANPI. Milano sta per addormentarsi, poche auto in giro, un tram sbuca dalla nebbia, andiamo a memoria, non c’è un itinerario preciso, “mi ricordo, di aver visto un rifugio di cartoni, un mucchio di coperte, li sotto quel portico, li dentro l’androne di quella banca” e un giro delle periferie dimenticate, degli ultimi tra gli ultimi. M’invento dei nomi che non conosco, un artifizio per avvicinarmi “Ciao Luigi, come va?” “Ma io mi chiamo Abdel…” Sono un poco diffidenti, pensano ad educatori e assistenti sociali, percorsi che conoscono e che per esperienza “sempre porte chiuse”. Le storie sono quasi tutte uguali, lavoro, casa, non ci sono i documenti, i permessi, non ci sono soldi, le file per ottenere qualcosa durano mesi, anni, siamo dei volontari anomali, non ci conoscono, non offriamo te caldo e panini, né vestiti usati, oppure coperte e sacchi a pelo, restano sorpresi quando le chiediamo il numero di scarpe, qualcuno si guarda i piedi e non sanno rispondere. In una via del centro qualche settimana fa, mi ero fermato dal solito “amico” che quasi tutti i giorni mi permetteva di svuotare le tasche di moneta, un tipo particolare che quest’autunno armato di un pezzo di cartone, usato a mo’ di scopettone, tutte le mattine puliva un lungo tratto di marciapiede dalle foglie che gli alti alberi sul lato della strada lasciavano cadere copiosamente, cantava una litania africana a me sconosciuta, lavorava alacremente e sul bordo del marciapiede gigantesche montagne di foglie si formavano scompigliando il piatto panorama di strade percorse frettolosamente tutti i giorni e sempre uguali. L’avevo notato da sempre e da sempre indossava ed indossa tuttora un paio di ciabatte di plastica, tipo quelle da mare, da spiagge agostane, per fortuna aiutavano spesse calze di lana, anche se una con un vistoso buco sul calcagno, una mattina mi fermo un po’ più del solito tra la sua esposizione quotidiana, una scatola di sardine, una bottiglia di latte, un arancia e qualche volta scatole di biscotti, e un bicchiere di plastica su un mattone dove depositare le monete e in cambio ricevere un “grassie signore”. “Che numero di scarpe porti?” una reazione brusca, “No, no, no, niente scarpe, non le voglio, non voglio” ed alla mia insistenza, un alzare di voce, quasi un grido “NO”, “ok, ciao, nessun problema me ne vado non arrabbiarti”. Pensavo poi, ma perché? E mi sono trovato una soluzione mia, forse con le ciabatte ai piedi nell’inverno Milanese, qualche soldo in più nel bicchiere di cartone alla sera si trovava. Ma dalle ciabatte ai piedi del mio “amico” che canta misteriose melodie africane, l’idea dell’operazione “Scarpe rotte eppur bisogna andare” della Sezione ANPI Barona Milano, subito accolta in un entusiasmante e meraviglioso sostegno d’adesione e contributi, in pochi giorni arrivavano in Sezione più di mille euro, che ci permettono di comprare più di cinquanta scarpe invernali e impermeabili in una catena di magazzini sportivi, che non nominerò neanche se mi pagano, anche perché neppure un euro di sconto nonostante le spiegazioni precise e l’affannarsi tra ordini e contrordini, tra modelli e misure. Cosi tra sostegni economici, (grazie ancora, di cuore) si infittiva la rete di chi conosceva qualcuno “si, dorme li, da tanto, ci penso io, chiedo e consegno le scarpe, senza tante cerimonie” una consegna mirata, riservata, tra due amici, uno che ascolta e l’altro che racconta. Poi dopo l’esaurirsi delle consegne programmate, il giro tra le strade di Milano, li davanti ad una vetrina dove brillano le luci festive e i cartellini “350 euro” le scarpe di marca, di moda, “600 euro” la giacca elegante, c’è qualcuno che prova a sopravvivere. In strada non ci sono regole, ci si arrangia, qualcuno osa chiedere di più, “per un amico” e noi si dà, chi siamo noi per fare domande? “Caspita non abbiamo più 42” “Fa niente prendo il 41” “Si dai poi passo ancora e prometto ti porto il 42”. Due occhi neri che sbucano da una collina di coperte multicolore, un filo di fiato condensato, che evidenzia il gelo notturno, un segnale evidente dell’esserci. “Ma lì a fianco c’è un mucchio di cartone e plastica, ma non risponde nessuno, non c’è nessuno?” “ma no, siamo tutte e due qui in “casa” mia, ci si fa compagnia, ci si racconta di case e amori lontani, poi quando arriva il sonno, ognuno torna nel suo appartamento” e giù una risata allegra, fermata solo da qualche colpo di tosse. Poi al mattino prendo il tram, e guardo le capanne nascoste di cartone e plastica, con davanti pane sbriciolato e una dozzina di piccioni che fanno colazione, chissà se il mio “amico” dorme ancora, oppure son proprio i piccioni che con il loro tubare fanno da sveglia. Il giro in auto senza indirizzi precisi, sta terminando, le scarpe nel baule anche, le chiacchiere nell’auto si dilatano, fuori Milano dorme, i semafori sostituiscono il ritmico rosso e poi verde al lampeggiare giallo delle ore piccole. Torniamo alla base, un sorriso come buonanotte basta e avanza, “dai alla prossima” non ci fermiamo qui, ci sono già tanti altri progetti ed idee da realizzare, per noi ANPI è anche questa cosa qui, le mani in tasca servono a poco. Siamo consapevoli, dilettanti, non organizzati, gocce nell’oceano, ma c’è l’hanno insegnato loro, i nostri vecchi, le Partigiane, i Partigiani, la Resistenza, la Costituzione, sognare non costa nulla e qualche volta poi i sogni diventano realtà, ora ci manca una bella citazione per fare la chiusura… buonanotte Compagne, Compagni, coraggio ANPI. “Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo” (Che Guevara).
Qualche giorno prima del 25 dicembre 2021. - Ivano Taietti.
21 dicembre 2021
20 dicembre 2021
19 dicembre 2021
I Martiri dell'Arena Civica di Milano.
Il 19 dicembre 1943 Carmine Campolongo, Fedele Cerini, Giovanni Cervi, Luciano Gaban, Alberto Maddalena, Carlo Mendel, Giuseppe Ottolenghi (detenuto sotto il falso nome di Antonio Maugeri), Amedeo Rossin (tutti arrestati tra l'ottobre e il novembre 1943) vennero condannati a morte dal generale Solinas del Tribunale militare straordinario, su ordine del ministro dell'interno della RSI Guido Buffarini Guidi e del capo della Provincia Oscar Uccelli, con l'accusa di “responsabili di omicidi, di rivolta contro i poteri dello Stato, d’incitamento alla strage, detentori di armi e munizioni, di apparecchi radio trasmittenti e di materiale di propaganda comunista” in rappresaglia per l'attentato in cui era morto il federale di Milano Aldo Resega.
Alle 17 dello stesso giorno vennero condotti all'Arena Civica di Milano per l'esecuzione della condanna; il plotone era costituito da 20 elementi della Legione Autonoma Mobile Ettore Muti e 20 della “Trieste”. I condannati volevano morire in piedi, guardando i loro carnefici, ma furono obbligati a sedersi e farsi legare su apposite sedie alla presenza del questore, del prefetto Uccelli in rappresentanza del Ministro Buffarini Guidi, ispiratore della strage. Hanno giusto il tempo per abbracciarsi gli uni con gli altri e di lasciare al prete presente le loro ultime parole e gli oggetti personali. Dietro di loro erano state collocate le casse da morto.
Alle 17:30 sopraggiunse Santamaria Nicolini, presidente del Tribunale militare straordinario che lesse la condanna a morte.
Quando venne pronunciata la feroce parola "fuoco" tutti gli otto martiri d'accordo si alzano in piedi dimostrando un'ultima volta la loro grande dignità. Giovanni Cervi grida: "Viva l'Italia" e cade bocconi in avanti insieme agli altri." Mendel esclamò: "Viva il comunismo!". Appena il plotone ebbe eseguito l’esecuzione giunse Alessandro Pavolini, segretario del Partito Fascista Repubblicano, irritato perché non lo avevano aspettato ma, visto che uno dei condannati era ancora agonizzante, si sfogò dandogli il colpo di grazia con la sua pistola. --- (Stefania Cappelletti. Presidente ANPI Barona Milano)
Tessere ANPI Barona 2022...
Sono arrivate le prime tessere 2022, per il 2021: 355 GRAZIE per il grande NOI dell'ANPI Barona Milano.
Dicembre 43. Hanno ammazzato Rèsega...
Operazione "Scarpe rotte eppur bisogna andar"
Le scarpe sono arrivate… La Sezione è piena di scatoloni, telefonate, scrivete per il ritiro della misura che vi serve per la vostra consegna personalizzata…
13 dicembre 2021
Le commemorazioni della strage di Piazza Fontana. Milano 2021.
Le commemorazioni della strage di piazza Fontana
A Milano oggi le commemorazioni della strage di piazza Fontana, a 52 anni dalla bomba neofascista che inaugurò la strategia della tensione e uccise 17 persone. Pochi giorni dopo la 18° vittima, il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli, accusato ingiustamente per l’attentato.
(di Lorenza Ghidini)
Si è concluso col ritorno in Piazza Fontana il corteo di movimenti, centri sociali, collettivi studenteschi, Rifondazione comunista, sindacati di base: circa 2mila persone di tutte le età, un percorso per il centro storico presidiato da polizia e carabinieri in versione più che serena (non erano nemmeno tanti gli agenti oggi, una passeggiata di salute potremmo chiamarla rispetto ai sabati dei cortei No Green Pass che ormai si sono esauriti da qualche settimana). Il corteo si è snodato per le vie dello shopping guidato dal camion che suonava “Contessa” e “Stalingrado” a manetta, ma ha dovuto deviare davanti a un gigantesco pullman sponsorizzato Ferragnez. Più movimentata stavolta era stata la manifestazione ufficiale, col sindaco Sala, gli altri anni molto applaudito, che è stato contestato. Ha parlato a braccio e gli è scappato di definire l’omicidio Pinelli uno strascico della strage. Poi ricordando i lavoratori morti nella banca 52 anni fa ha parlato di lavoro e ha definito l’imminente sciopero di Cgil e Uil “probabilmente sbagliato”, con fischi dalla piazza. Un militante Cgil ha alzato la voce più degli altri e Sala lo ha come sfidato ad andare al microfono per dire la sua, ma il servizio d’ordine ha preferito allontanarlo. Richiesto da noi di un commento, il segretario della camera del lavoro di Milano Massimo Bonini ha dribblato con ironia ricordando che il sindaco non è nuovo alle gaffe. E a proposito di Cgil, visto il recente assalto a Roma da parte di Forza nuova, questo è stato lo spunto più citato, anche dal presidente Anpi Pagliarulo per esempio, per esortare alla vigilanza verso i rigurgiti neofascisti.








