31 agosto 2008

"Fascisti"

30 agosto... ancora un agguato fascista in quel di Roma .!
Da Radio Black Out resoconto
di un compagno sull'accaduto:
http://piemonte.indymedia.org/attachments/aug2008/roma.mp3

27 agosto 2008

A Gaggiano venerdì 29 agosto...

Venerdì 29 agosto alle ore 20:30, presso l'Area Feste di Gaggiano in Via Gramsci, in occasione della Festa di Liberazione, si terrà un dibattito dal titolo "Storie di giovani e politica" con la partecipazione di Giuliano Giuliani, padre di Carlo Giuliani, il ragazzo ucciso durante gli scontri di Genova in occasione del G8 del luglio 2001, e di Rosa Piro, madre di Davide"Dax" Cesare, il ragazzo brutalmente ammazzato da giovani fascisti nel marzo 2003 a Milano.Un appuntamento per non dimenticare, per capire più a fondo l'esperienza di questi due giovani che decisero di provare a far politica per cambiare le cose, e che per questo non ci sono più.

Comunicato stampa: Partito della Rifondazione Comunista
Circolo Intercomunale "Antonio Gramsci" Corsico - Buccinasco - Cesano Boscone - Gaggiano
Via Vittorio Emanuele 10, 20090 Corsico - Tel./Fax 02 45100444E-mail: prc.corsico@tiscali.it - Siti Internet: web.tiscali.it/prc_corsichese

23 agosto 2008

Premio Viareggio - Repaci

Cari Compagni vi invio questo nostro comunicato pregandovi di diffonderlo, grazie. Fraternamente Didala Ghilarducci,
segretaria ANPI Viareggio
Salviamo il premio Viareggio-Repaci !
In merito alla ventilata intenzione, o meglio forse all’agitata minaccia dell’assessore Costagliola di “epurare” dallo Statuto del premio Viareggio - Repaci il termine antifascista (Il Tirreno, Cronaca di Pietrasanta, 22 agosto 2008) l’ANPI di Viareggio esprime grave preoccupazione e sconcerto. Fa indignare che, proprio nel Sessantesimo Anniversario della Costituzione Italiana, si ritenga superato un termine che la storia ci ha consegnato come sigillo perenne della nostra democrazia. Ma addirittura sorprende l’attacco al Premio Viareggio da parte di un Assessore di questa città, che mostra di non sapere come l’ispirazione antifascista del Premio “Viareggio” non è certo un orpello secondario, né una denominazione ispirata da una volontà di appropriazione politica.
Tale ispirazione è né più né meno che una delle trame portanti della manifestazione che, caratterizzatasi da sempre per la libertà e l’anticonformismo delle scelte, ha nel nome dell’antifascismo accompagnato la rinascita culturale dell’Italia democratica.
Solo pensare di “epurare” lo Statuto da questa caratteristica significa non conoscere o respingere la storia del Premio, ed attuare questa decisione equivarrebbe a chiuderlo.
La sezione di Viareggio dell’ANPI fa appello ai cittadini, alle donne e agli uomini di cultura, alle associazioni e alle istituzioni affinché
sostengano questo appello in difesa del Premio Viareggio e della sua identità antifascista. - La sezione ANPI-Viareggio
Per aderire e contribuire con proposte: anpiviareggio@gmail.com

21 agosto 2008

Resistenza e Libertà


Qual era il sentimento di tanti giovani che dal 1943 al 1945 parteciparono alla Resistenza partigiana? Ce lo racconta uno di loro, Giorgio Bocca:
“A ripensarci sessant’anni dopo, ci chiediamo come sia stata possibile quella guerra di liberazione. Non la liberazione del 25 aprile 1945, dell’insurrezione, della discesa nella pianura e nelle città, ma la liberazione di ciascuno di noi dal provincialismo, dal fascismo, dal perbenismo. La prima e più importante cosa che i libri di storia non spiegano, che i documenti non raccontano della guerra partigiana è questo stato d’animo di libertà totale ritrovata proprio negli anni in cui un giovane conosce il suo destino obbligato… quale sarà la sua prevedibile vita, quali vizi dovrà praticare per cavarsela, dove troverà il denaro per campare. E invece, d’improvviso, in un giorno del settembre del ’43, si ritrova totalmente libero, senza re, senza duce, libero e ribelle, con tutta la grande montagna come rifugio. Libero anche dal denaro e dalla famiglia. Sì, certo, la famiglia e i suoi affetti rimangono, ma che sia ben chiaro, a casa non si torna fin quando dura la meravigliosa avventura della libertà, dell’essere padrone del proprio destino…”

(Giorgio Bocca, dalla prefazione a Partigiani della montagna, Feltrinelli 2004).
La Resistenza è stata l’esperienza della libertà ritrovata.
Anche oggi l’Italia ha bisogno di un’esperienza simile.
Qualcuno sta coltivando un giorno dopo l’altro, una legge dopo l’altra, un allarme dopo l’altro,

l’ “industria della paura”. Liberiamoci dalla paura. Osiamo di nuovo essere liberi.
Resistenza è libertà.

Circolo A.N.P.I. “F. Vergani” di Brugherio.

Riunione Straordinaria

Mercoledì 17 settembre ore 21.00 in sezione -
(secondo piano) Cooperativa Barona E.Satta, Via Modica 8. Mi.
Riunione straordinaria direttivo e iscritti ANPI Barona. -
Programmazione eventi e appuntamenti autunno 2008/inverno 2009.

01 agosto 2008

festival della Resistenza


AttriceContro


AttriceContro Presenta
“PARTIGIANE DELLA LIBERTA” Di e con Alessandra Magrini
L’ISOLA RIFLESSA Ventotene festival I edizione in collaborazione con il comune di Ventotene
5 agosto Località il faro ore 22
La performance ripercorre attraverso documentazioni e testimonianze, l'esperienza di molte donne il cui operato fu fondamentale per la resistenza partigiana.
Notoriamente staffette e crocerossine ma non solo, spesso le partigiane furono vere e proprie combattenti, e non furono risparmiate loro le più cruente violenze fasciste.
La performance, in cui l’attrice cerca di riportare nella narrazione il carattere, la personalità, delle eroine in questione, ricorda le vicende, i nomi, i luoghi di alcune delle loro storie più suggestive. Tra musica, narrazione e immagini del passato un monito nel presente: l'antifascismo va praticato sempre, perchè purtroppo ancor'oggi c’è chi minaccia la nostra libertà e la nostra democrazia duramente conquistata dai partigiani.
"Il pane, i grassi quanto è necessario per l’esistenza dei nostri bambini ci è negato!
Davanti a noi stà minaccioso lo spettro della fame.Se non lottiamo, se non strappiamo con forza agli affamatori quello che ci hanno rubato, le nostre sofferenze e le nostre miserie non avranno limite." –da testimonianze partigiane-
"Il fascismo è l'antitesi della fede politica, perché opprime tutti coloro la pensano diversamente."
-Sandro Pertini,partigiano, confinato a Ventotene-
attricecontro.splinder.com

31 luglio 2008

Cara Unità

Riceviamo e volentieri poniamo alla vostra attenzione; alla vostra lettura...
naturalmente condividiamo il pensiero di Roberta.!


Cara Unità
Al principe JUNIO VALERIO BORGHESE è dedicata la copertina del numero in edicola del mensile "MONSIEUR" . Il claim della testata, giova in questo caso ricordarlo, recita così:
"DAL 1920 OGNI MESE IL BELLO, IL BUONO, IL MEGLIO DELLA VITA"
(repubblichini, eversori e apprendisti golpisti inclusi, mi vien da dire).
L'ammiccante ritratto del "mitico" capo della Decima è accompagnato da un titolo e da uno strillo abbastanza inequivocabili, che qui riporto
"PATRIA E ONORE"
I valori difesi dal comandante nel 1943 sono scomodi nella società di oggi che ricerca solo il piacere dei diritti e rifiuta la difficoltà dei doveri.
Ma per chi non si arrende al conformismo ecco la storia di un uomo da rileggere e rivalutare.
Mi si può obiettare che il target di Monsieur, periodico la cui "mission",a grandi linee, potrebbe essere riassunta nel porsi come alfiere delle eccellenze e del
dandismo contemporaneo, è quel che è.
Tuttavia il problema è un altro e, secondo me, serissimo.Tale copertina, infatti, ha "catturato" la mia attenzione non dagli espositori dell'edicola presso cui abitualmente mi rifornisco, e neppure dalla zona giornali e riviste del Superstore dove, confesso, ogni tanto sfoglio a scrocco, bensì dall'ultima pagina de L'UNITA', di martedì 29 luglio.
Conosco abbastanza bene il mondo della carta stampata e so come queste cose accadano "in automatico" per questioni di contratti pubblicitari.
Ma so anche che ci sono delle attenzioni che in una redazione come la vostra non dovrebbero venir meno.
Sarò passatista, ma di un certo rigore io continuo a sentire il bisogno. Siccome mi è stato insegnato a criticare nel merito, benché la copertina pubblicizzata sul "nostro" giornale "fondato da Antonio Gramsci", fosse inequivocabilmente apologetica, ho anche avuto lo stomaco di andare ad acquistare la rivista in questione e leggermi, dalla prima all'ultima, le pagine dedicate al Principe Nero dei "MAI MORTI". Incluso il farneticante editoriale in cui il Direttore motiva le ragioni (tutte attualissime) che lo hanno spinto a dedicare la copertina all'eroe della Decima Mas.
Post o trans che sia, comunque di fascismo si tratta. E di un genere molto pervasivo, che dobbiamo saper riconoscere e contrastare con grande determinazione. Ora e sempre. Da bambina spesso mi è capitato di accompagnare gli anziani, perlopiù partigiani o deportati, della sezione del PCI a cui erano iscritti i miei genitori (la stessa di Nori Brambilla e Giovanni Pesce) durante la diffusione domenicale "L'Unità". Questo giornale, lo sapete bene, è un patrimonio collettivo, è un simbolo, nonostante i molti cambiamenti. Fate dunque maggiore attenzione, perché qui si tratta di una forma che è sostanza. Come lettrice ve lo chiedo. In nome di quegli anziani con cui sono cresciuta, invece, credo sia giusto esigerlo.
Un saluto.

Roberta Migliavacca
ANPI Voghera - Membro del Direttivo Provinciale ANPI Pavia

15 luglio 2008

segnalazione. "Resistere"

"Resistere" in Oltrepo'
Un importante tentativo di radicare la coscienza dell’identità locale è quello di far emergere episodi storici legati al territorio che consentano e motivino la localizzazione di un distretto culturale dell’Alto Oltrepò pavese. La storia “maiuscola”, come può essere quella della Resistenza, ma soprattutto quella “minuscola” legata alla vita quotidiana di quel tempo, spesa tra l’ardore e l’incertezza, fra personaggi più o meno nobili di quei luoghi, sono fra le principali risorse endogene in grado di mettere in luce e rafforzare l’immagine del territorio sia per l’interesse suscitato nei suoi fruitori esterni, che soprattutto per l’affetto dei suoi abitanti. Sono già numerose le monografie e le ricerche sul movimento partigiano in Oltrepò, ma affrontare la Resistenza non solamente dal punto di vista storiografico o documentaristico può dimostrarsi utile al recupero dei valori emersi in quel particolare periodo storico, allo scopo di utilizzarli positivamente per il presente. L’anelito di libertà, il senso di giustizia e di onestà, il rispetto per la dignità umana, che emersero allora sono importanti oggi per promuovere l’effettivo sviluppo sociale di questi territori. I partigiani dell’Oltrepò pavese hanno innanzitutto lottato per la loro terra e, consci di segnare la sua umile storia, non l’hanno abbandonata nemmeno quando si sono affacciate le ostilità. Oggi, guardando i paesini spopolati, i campi incolti, le tradizioni ed i dialetti che scompaiono non si può non ricordare lo spirito di quei giovani che durante la Resistenza non si tirarono indietro rispetto alla difesa della libertà e della vita del proprio territorio.

http://www.vallestaffora.info/cultura/dati/resistenza.html
.

10 luglio 2008

Rifugio Gastaldi


Segnalazione...!

Lunedì 14 Luglio ore 21
Spazio Melampo - via Carlo Tenca, 7 - Milano (MM Repubblica)
sarà presentato il libro:
INFERNO BOLZANETO
L'atto d'accusa dei magistrati di Genova di Mario Portanova
Ne parlano con l'autore:
Vittorio Agnoletto - Nando dalla Chiesa - Massimo Rebotti
Tutti gli orrori di Bolzaneto raccontati attraverso la requisitoria dei pubblici ministeri Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati al processo contro 45 uomini e donne delle forze dell’ordine. Tra il 20 e il 22 luglio 2001, nel “carcere provvisorio” del G8 di Genova oltre 200 manifestanti inermi subirono botte, manganellate, ustioni, insulti, umiliazioni, vessazioni, minacce, in un regime di terrore che avvolgeva ogni angolo della caserma, dal piazzale d'ingresso ai bagni, all’infermeria. Questo libro racconta per la prima volta i risultati dell’inchiesta giudiziaria e gli atti del processo. L’accusa dei magistrati genovesi è durissima: «A Bolzaneto sicuramente vi sono stati comportamenti deliberatamente inumani, crudeli e degradanti», scrivono. «Non c'è emergenza che possa giustificare quello che è accaduto. Non c'è giustificazione perché si era ormai lontani dagli scontri di piazza e quella caserma, dove lavoravano pubblici ufficiali, doveva rappresentare un luogo di sicurezza e di rispetto dei diritti per ogni detenuto». In Italia non esiste il reato di tortura.Ma se esistesse, a Bolzaneto sarebbe stato commesso.

Comunicato

La presidenza dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) della Lombardia aderisce all’appello lanciato dall’ANED (Associazione Nazionale ex Deportati) di Roma e di Milano, esprimendo la più ferma riprovazione per il disegno di legge che prevede la schedatura dei Rom e dei Sinti presenti sul territorio italiano, tramite la rilevazione delle impronte digitali.
Il provvedimento si presenta ancora più odioso e inaccettabile, perché rivolto anche ai bambini e a tutti i minori che, finora, anche se privi di documenti, hanno potuto frequentare la scuola pubblica del nostro Paese. Il progetto di schedatura è, oltre tutto, in totale contrasto con la Convenzione internazionale per i Diritti del Fanciullo promulgata nel 1989 dall’ONU e ratificata dallo Stato Italiano.
La presidenza dell’ANPI della Lombardia è grandemente sensibile al problema della sicurezza e della serenità dei cittadini e non è dunque contraria alla individuazione delle persone sorprese a commettere reati, italiani o stranieri che siano, per rendere più difficile la loro reiterazione e più efficace il contrasto alla criminalità. Ma questo non ha nulla a che vedere con la schedatura di due intere comunità, bambini compresi.
Questo è un segno intollerabile di discriminazione e di criminalizzazione PREVENTIVA nei confronti di tutto un popolo, a prescindere dalle responsabilità accertate dei suoi singoli componenti.
Cose di questo genere si sono già viste ed hanno segnato alcuni tra i periodi più bui della storia dell’umanità, da ultimo quello nazifascista.
Chi prova sollievo o indifferenza, perché questa volta non tocca a lui, sbaglia grandemente.
La presidenza dell’ANPI lombarda fa appello alle forze politiche, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni, a tutte le cittadine e i cittadini della nostra Regione per una netta condanna del provvedimento.
Nel caso che questo provvedimento venisse approvato, l’intera presidenza regionale dell’ANPI Lombardia chiede di essere schedata insieme ai Rom e ai Sinti.


PRESIDENZA ANPI LOMBARDIA

03 luglio 2008

Museo Storico della Liberazione. Roma

COMUNICATO
DELLA PRESIDENZA NAZIONALE DELL’ANPI
E DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE EX DEPORTATI

L’Italia deve difendere la memoria della Resistenza

Il Decreto Legge n. 112 del 25 giugno 2008 prevede nel suo articolo 26 la soppressione degli enti inutili fra i quali dovrebbe o potrebbe essere incluso, come segnalato e denunciato in questi ultimi giorni dalla stampa, anche il Museo storico della Liberazione di via Tasso in Roma. Non è inoltre escluso che altri enti e strutture dediti alla custodia e alla valorizzazione della memoria della Resistenza e dell’antitotalitarismo possano essere compresi nella suddetta soppressione.
Non è ammissibile e rappresenterebbe un vulnus gravissimo alla storia, alla dignità e all’essenza democratica del nostro Paese un provvedimento di tale natura, anche se esso si risolvesse non nella soppressione del Museo (ed eventualmente di altri enti e strutture analoghe) ma in un mutamento della sua gestione che ne ridimensionerebbe l’attuale funzione testimoniale e didattica, come efficacemente evidenziato dal suo direttore, prof. Antonio Parisella.
I firmatari del presente comunicato chiamano a raccolta tutti i cittadini che hanno a cuore la storia vera della nostra patria e la sua vocazione democratica a vigilare e, ove necessario, a mobilitarsi per impedire che il paventato segnale di involuzione possa manifestarsi. Con questo intento essi decidono intanto:
1) di esprimere piena solidarietà e appoggio all’azione di denuncia dell’incombente pericolo condotta dal direttore del Museo storico della Liberazione di via Tasso prof. Antonio Parisella;
2) di affidare al prof. Giuliano Vassalli, Presidente emerito della Corte Costituzionale ed ex Ministro della Giustizia (il quale fu a suo tempo personalmente vittima della struttura nazista operante in via Tasso), di elaborare in ordine al Decreto Legge in questione un parere da porre a disposizione dell’opposizione parlamentare al presente governo, al fine di modificare in modo chiaro e netto il Decreto Legge in questione onde evitare la soppressione del Museo storico della Liberazione e di eventuali altri enti o strutture dediti alla custodia e valorizzazione della memoria della Resistenza e dell’antitotalitarismo;
3) di inoltrare il presente comunicato ai fini della conoscenza e degli eventuali interventi loro consentiti e possibili al Presidente della Repubblica, ai Presidenti del Senato e della Camera, al Sindaco e al Presidente della Provincia di Roma e alla Confederazione Italiana fra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane.
Con riserva di ulteriori prese di posizione e interventi.

Tino Casali
Presidente Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI)

Raimondo Ricci
Vice Presidente vicario ANPI

Gianfranco Maris
Vice Presidente ANPI e Presidente Associazione ex deportati (ANED)

27 giugno 2008

Don Gallo

Lucido e determinante intervento di Don Andrea Gallo,
alla festa Nazionale ANPI di Reggio Emilia.
dura 31 minuti, ma v'assicuro che ne vale la pena...!

26 giugno 2008

Ruolo e impegno dell'ANPI nell'attuale situazione Politica

Doveri e limiti dell’ANPI nell’assumere posizioni pubbliche relative alle vicende e alla situazione politica italiana
Negli oltre 60 anni dalla sua Costituzione, avvenuta in Roma nel giugno 1944, la nostra Associazione ha sempre ritenuto proprio inderogabile dovere formulare valutazioni e assumere iniziative sulla vita istituzionale e politica della nostra Comunità nazionale, in tutte le situazioni varie e complesse che l’hanno caratterizzata, dalla Liberazione a tutt’oggi.
Questo ruolo fu determinato dalla esigenza, profondamente avvertita da tutti coloro che si erano battuti con grande sacrificio di sangue e sofferenze contro i totalitarismi fascista e nazista, di garantire una vigile tutela della nuova identità democratica scaturita per la nostra Patria dalla vittoria del 25 aprile 1945.
E’ muovendo da questa data, carica di significati concreti e simbolici nella storia d’Italia, che si sono resi possibili il mutamento della forma istituzionale del nostro Stato da monarchia a repubblica e l’elaborazione della Costituzione, carta fondamentale dei diritti e dei doveri dei cittadini tra le più lungimiranti e moderne dell’Europa.
Esistono dunque ragioni ideali profonde ed etiche che hanno motivato e tuttora motivano la Resistenza e per essa le associazioni che, come l’ANPI, ne incarnano la memoria e i valori, legittimandole a far sentire la propria voce sulle vicende politico-istituzionali del Paese in funzione, appunto, della salvaguardia e dell’affermazione dei principi che reggono il nostro sistema democratico.
Per tutto ciò l’ANPI ha preso posizione nel passato, con i propri congressi e le iniziative, contro i rigurgiti del fascismo, contro i tentativi di colpo di stato che pur si sono verificati nella vita della repubblica, contro lo stragismo fascista e il terrorismo delle Br negli anni di piombo, contro la criminalità organizzata che riduce gli spazi della democrazia, contro la P2 che ha perseguito l’obiettivo ambizioso di impossessarsi dei gangli essenziali del potere del nostro sistema politico.
Nel suo impegno l’ANPI ha sempre tenuto presente, e oggi intende ribadire, che per comprendere e affrontare il presente è necessario conoscere il passato e valorizzarne la memoria pur alla luce delle sfide che vengono imposte dalla modernità.
Per l’ANPI si tratta di un agire politico indirizzato soprattutto ai giovani che negli ideali della Resistenza trovano alimento per le proprie convinzioni.
L’ANPI tuttavia non è un partito politico. Nel corso della lotta di liberazione hanno agito fianco a fianco tutti i partiti antifascisti animati da una volontà comune: liberali, comunisti, socialisti, democratici cristiani, azionisti, repubblicani, insieme ad un grande
numero, la maggioranza, di donne, di uomini, di giovani, di militari che non appartenevano ad alcun partito ma agivano tutti sospinti esclusivamente da fini patriottici.
L’ANPI deve essere coerente con questa sua profonda, originaria radice unitaria, patto stretto fra le parti più consapevoli del nostro popolo per sconfiggere il totalitarismo fascista e instaurare una vera e moderna democrazia.
Le regole di questa democrazia sono state scritte nella nostra carta fondamentale, la Costituzione, ed è alla sua piena attuazione che le energie e la memoria di cui la nostra associazione dispone debbono tendere.
L’antifascismo è il cemento unitario che deve saldare insieme tutte le forze vive della società, nell’interesse generale del nostro popolo: non quindi un antifascismo generico, indeterminato, ma quell’antifascismo che è stato tradotto in norme giuridiche di immediata attuazione e nei principi e nelle norme programmatiche della Costituzione repubblicana.
La democrazia è fondata sul dialogo e sul reciproco rispetto tra maggioranza e opposizione e disciplinata da regole e da garanzie da tutti lealmente condivise. E’ interesse generale della collettività di cui l’ANPI ambisce farsi interprete che quel dialogo si realizzi proficuamente. Non spetta alla nostra associazione entrare nel merito delle singole scelte dei partiti politici, se non nella misura in cui le scelte possono incidere sul funzionamento del sistema democratico così come promosso dalla Resistenza e consacrato nella Costituzione.
Un ultimo richiamo è necessario, nel momento attuale: quello relativo all’etica della politica, in particolare nel senso che nessun incarico e funzione pubblici possono essere attribuiti o assunti come fonte di privilegi o di carriere, essendo ogni incarico e funzione pubblici tassativamente e assolutamente attribuibili o assumibili soltanto come servizio a favore della collettività e del bene generale del Paese.

La crisi politica italiana, il risultato delle elezioni e le nuove prospettive
La caduta del governo Prodi, le elezioni del 13-14 aprile scorsi, la relativa campagna elettorale si sono svolte in un’atmosfera di grave e per alcuni versi persino drammatica crisi della nostra società nazionale.
Crisi economica, crisi di fiducia nei confronti della politica sempre più distante ed estranea ai problemi reali dei cittadini che può portarli o alla rassegnazione o a estremismi gravi e settari, crisi di fiducia nel futuro vissuto come una incombente e sconosciuta minaccia, crisi di ogni idealità in una fase storica di tramonto delle ideologie. Una crisi in parte derivata da quella che pervade, nell’era della globalizzazione, l’intera vita del genere umano stretto tra uno straordinario progresso tecnologico e la condizione di enormi masse di individui che vegetano ai limiti di una sempre più precaria sopravvivenza; ma anche, in larga parte, crisi specifica della nostra realtà nazionale che nonostante gli insegnamenti drammatici del passato non è stata in grado, o non è stata capace, di attrezzarsi in modo adeguato per affrontare le sfide della modernità né sul piano organizzativo né sul piano ideale. Una crisi dunque le cui cause vengono da lontano e largamente consistono nella continuità di strutture, di comportamenti e di mentalità dello stato totalitario anche nella repubblica democratica e nella "nostalgia di fascismo" che non si è mai del tutto spenta nel nostro Paese.
Queste arretratezze e queste pulsioni sono state cavalcate in alcuni momenti critici della nostra vita repubblicana dalle forze avverse o indisponibili ad uno sviluppo pieno e trasparente della nostra democrazia.
Venendo ai nostri giorni crediamo possa affermarsi, come l’ANPI ha ribadito in diverse occasioni anche congressuali, che in questi anni la destra attuale ha fatto leva nella sua azione politica su antichi oscuri retaggi, attuando un populismo che non coincide certamente con lo sviluppo di un autentico sistema democratico. Ciò è dimostrato, fra l’altro, dalla sequenza delle leggi "ad personam" che essa ha varato, dallo scontro minaccioso nei confronti della magistratura, dal tentativo di manipolazione della Costituzione provvidenzialmente sconfitto con il referendum popolare del giugno 2006.
Nel corso dei due anni in cui il ministero Prodi è rimasto in carica la destra, questa destra, lo ha costantemente attaccato in modo aggressivo e immotivato, rifiutando ogni parvenza di dialogo e contestando in modi anche offensivi la legittimità del voto dei senatori a vita. E’ stato dato corso all’idea della "spallata" al governo senza alcuna motivata ragione e senza alcun riconoscimento dei risultati positivi della sua azione, quali ad esempio il risanamento dei conti pubblici, la consistente riduzione dell’evasione fiscale, piaga endemica del nostro Paese, l’aumento del prestigio internazionale dell’Italia.
Per questo complesso di ragioni, abbiamo ritenuto doveroso per la nostra associazione schierarsi a sostegno delle forze che hanno come riferimento i valori democratici e civili della lotta di liberazione nazionale e della carta fondamentale della nostra Repubblica. Con ciò non intendiamo naturalmente negare il positivo valore di una riconciliazione nazionale basata sulla accettazione autentica, nei fatti e nei comportamenti, dei valori democratici, civili e sociali della nostra Costituzione. Ciò esclude naturalmente che possa essere fatta una equiparazione storica fra coloro che hanno combattuto per la libertà e la democrazia in Italia e coloro che, dall'altra parte, hanno combattuto contro questa prospettiva a fianco del totalitarismo nazista, indipendentemente dal rispetto dovuto a tutti i caduti nel corso di quella tragedia epocale che fu la seconda guerra mondiale.
Alla luce di queste considerazioni abbiamo dedicato una particolare attenzione alle dichiarazioni fatte e agli accenti usati dal nuovo presidente della Camera nel suo discorso di insediamento, relativamente alla condanna dei totalitarismi del secolo scorso, all'elogio della libertà come precondizione della democrazia e al riconoscimento del 25 aprile e del 1° maggio come giornate in cui si celebrano valori autenticamente "avvertiti come vivi e vitali da tutti gli italiani".
Nel corso del suo recentissimo insediamento, il nuovo governo Berlusconi, con la parola e gli atteggiamenti del suo leader, ha proclamato una inedita volontà di dialogo con la coalizione di centrosinistra sotto il profilo di una effettiva volontà di collaborazione, quanto meno in ordine alle riforme istituzionali indispensabili per il Paese. I precedenti non sono incoraggianti e ci si potrebbe trovare di fronte a una tattica motivata da ragioni e calcoli proiettati nel futuro in fondo ai quali si colloca la prospettiva del Quirinale. Tuttavia l’unico atteggiamento serio e responsabile è quello di misurare le intenzioni con i fatti. Ad esempio in tema di riforme istituzionali sarebbero fatti concreti, oltre alla modifica della legge elettorale, la riforma della RAI tv e la messa in sicurezza della Costituzione mediante la modifica dell’articolo 138, mentre dovrebbe essere bandita ogni intenzione o velleità di elezione diretta da parte del popolo del Presidente della Repubblica o del capo del governo, ipotesi del tutto inopportune in un Paese che, come l’esperienza dimostra, non è affatto insensibile alle seduzioni del populismo. Per quanto poi riguarda l’azione di governo è necessario, citando soltanto due tra i punti dolenti della vasta opera necessaria e per il rinnovamento della politica e il rilancio del nostro Paese, che non vengano adottati provvedimenti relativi al cosiddetto federalismo fiscale tali da incidere, violando la Costituzione, sul principio fondamentale dell’unità della nostra nazione e che la questione della sicurezza venga affrontata in modo efficace ma non tale da ledere i diritti fondamentali di ogni essere umano in tema di uguaglianza e solidarietà, e neppure tale da evocare o alimentare quei sentimenti razzisti e l'ondata di xenofobia che si manifestano in alcune aree d’Italia. A questo proposito va in primo luogo tenuto presente che l’autentica volontà di risolvere il problema della sicurezza va misurata soprattutto negli interventi necessari per sconfiggere la criminalità organizzata della mafia, dell’ndrangheta e della camorra che, paralizzando soprattutto alcuni territori della nostra nazione, riduce drasticamente ogni possibilità di effettivo esercizio e di sviluppo della democrazia e quindi di progresso sociale.
In sostanza possiamo affermare: se questa destra, specie nelle sue componenti giovanili, riconoscerà pienamente il valore della lotta di liberazione nazionale, se intende essere, nella realtà concreta, una destra democratica moderna e attiva per il progresso civile e pacifico ciò non potrà che essere salutato come un positivo passo avanti della nostra comunità nazionale.
Resta infine da esaminare il problema cruciale e decisivo per il rinnovamento della società e quindi per le sorti future del nostro Paese, relativo al comportamento e all’azione politica condotta nel recente passato e da svolgere in prospettiva da parte delle forze del centrosinistra.
Qui l’analisi deve essere profonda, coraggiosa, critica e autocritica, ma soprattutto lungimirante e quindi costruttiva. Guardiamo la realtà che si è determinata: i quattro partiti della sinistra radicale, della cosiddetta Sinistra arcobaleno, sono privi di rappresentanza parlamentare; ne è privo pure il nuovo Partito socialista; il Partito democratico nato dalla fusione di due precedenti partiti e da un appello alla società, ha ottenuto un buon successo ma è attualmente all’opposizione dopo due anni di un governo Prodi contrassegnati da positivi risultati ma anche da una litigiosità interna che ne ha minato la credibilità. Le forze progressiste del Paese, le sue migliori energie, sono divise e sconfitte a fronte di una coalizione di destra composita, eterogenea e tuttavia unita. Occorre ricostruire rapidamente quell’unità delle forze progressiste che hanno conquistato la nostra libertà. Ancor più occorre ricostruire rapidamente quella unità che, successivamente, ha consentito, dal 1946 al 1948, di elaborare e varare con grandissima maggioranza la nostra Costituzione: liberali, comunisti, democristiani, socialisti, azionisti, repubblicani, appartenenti a culture diverse, laici e cattolici, che di fronte al grande compito di costruire una democrazia moderna hanno trovato la via di intese di alto profilo e ancor più hanno operato motivati e sospinti da un comune sentire, dall’imperativo morale di cancellare le cause e le conseguenze di quell’immane tragedia che fu la seconda guerra mondiale.
Anche oggi vi è un imperativo morale al quale ispirare la nostra azione: quello di realizzare il compimento democratico e sociale idoneo a consentire al nostro Paese di affrontare le sfide del presente lungo la traccia indicata dai nostri padri costituenti.
Tutto ciò deve aiutare a superare ogni dissenso o recriminazione che abbiano diviso, o che ancora dividano, le forze che in passato agirono insieme.
Questo è l’appello che l’ANPI nazionale rivolge a tutte le forze progressiste italiane: ai partiti progressisti che oggi hanno rappresentanza parlamentare, ai partiti progressisti che tale rappresentanza più non hanno, ma anche a tutti coloro, specialmente ai giovani, che anche senza militare in alcun partito vogliono comunque il progresso democratico e civile della nostra Patria.
Non spetta all’ANPI indicare le vie specifiche attraverso le quali il compito qui indicato possa essere realizzato, perché ciò invaderebbe percorsi che non sono di sua competenza; ma è importante sottolineare che l’unità da realizzare non può essere che una unità vera e sostanziale, organizzativa e programmatica, concretamente operante e politicamente condivisa accantonando o rinviando ove necessario eventuali dissensi. Uniti vinceremo!
(Discusso e approvato dal Comitato Nazionale ANPI il 4 giugno 2008)

La storia non insegna nulla...?

«Dichiaro qui, al cospetto di questa assemblea e al cospetto del popolo italiano,
che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto.
L’Italia, o signori, vuole la pace, vuole la tranquillità, vuole la calma laboriosa.
Noi, questa pace, questa calma laboriosa gliela daremo con l’amore, se è possibile,
e con la forza se sarà necessario»
- Benito Mussolini -

Loggia dei Mercanti.


A N P I
C R E S C E N Z A G O

Difesa del patrimonio pubblico e 60° della Costituzione

“C O R O I N G R A TO “ in C O N C E R T O :
C A N T I DELLA R E S I S T E N Z A
-
- Intervista alla partigiana Annunziata Cesani detta Ceda
- Letture resistenti

Sabato 28 Giugno 2008 h. 17/20

L O G G I A DEI M E R C A N T I ( Duomo )

- Per la difesa dei beni pubblici e comuni.

- Per bloccare la messa in vendita del patrimonio immobiliare del Comune di Milano, in particolare dell’edificio storico di Via Adriano/Piazza Costantino nel Quartiere Crescenzago sede di cinque associazioni (Anpi, Banda musicale, Circolino,Cooperativa di educazione popolare don Milani, Legambiente) che rischiano lo sfratto.

- Per la libertà di associazione e per la democrazia, per l’attuazione della Costituzione repubblicana nata dall’antifascismo e dalla Resistenza.

Domenica 29 Giugno 2008 h.15.30 – Manifestazione antifascista al Parco Nord,davanti al Monumento al Deportato violato e deturpato da atti vandalici di stampo nazifascista

Sezione A N P I di CRESCENZAGO Piazza Costantino, 1 20128 Milano

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