Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - ANPI Barona Milano.
16 marzo 2009
Petizione: disegno di legge 1360
PER RESPINGERE LA PROPOSTA DI LEGGE N. 1360/2008
ISTITUZIONE DELL'ORDINE DEL TRICOLORE E ADEGUAMENTO DEI TRATTAMENTI PENSIONISTICI DI GUERRA
ESPRIMI LA TUA ADESIONE ALLA PETIZIONE POPOLARE:
http://www.articolo21.info/14/appello/no-allequiparazione-tra-partigiani-e-combattenti.html
A giugno dello scorso anno è stata presentata alla Commissione Difesa della Camera la proposta di legge n. 1360 che equipara chi faceva i rastrellamenti per conto dei nazisti a chi è stato internato nei campi di concentramento e a chi ha fatto la Resistenza, tramite l'istituzione di una onorificenza: Cavaliere dell'"Ordine del Tricolore". Aderisci all'appello per fermare l'iter di approvazione di questa legge! Chi volesse collaborare alla sua diffusione potrà inoltrare questo appello ai suoi contatti, potrà raccogliere firme anche su carta (chiedetemi di mandarvi il modello cartaceo ), potrà dare una mano a diffondere informazioni, perché pochi sanno di questa proposta di legge. Il successo di questa petizione non è scontato, anche se riuscissimo a raccogliere un numero enorme di adesioni. Anche su un altro piano ci si deve mobilitare: quello delle mozioni espresse dalle istituzioni, dagli organismi, dai consigli comunali, regionali, provinciali, municipali, zonali, dai consigli di facoltà, ai collegi dei docenti, ai consigli di classe, alle assemblee sindacali di ogni genere di lavoratori, dai circoli culturali, dalle associazioni, alle comunità montane, come già sta avvenendo in tutta Italia. Contano molto queste mozioni perché rappresentano grandi numeri di elettori. E' un percorso difficile, complesso, che va però attivato perché la volontà che questa proposta diventi legge è esplicita.
PETIZIONE
Dietro il milite delle Brigate nere più onesto, più in buonafede, più idealista, c'erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le camere di tortura, le deportazioni e l'Olocausto; dietro il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato, c'era la lotta per una società pacifica e democratica, ragionevolmente giusta, se non proprio giusta in senso assoluto, ché di queste non ce ne sono. Italo Calvino
Al Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano
Al Presidente della Camera dei Deputati, On. Gianfranco Fini
Al Presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati, On. Edmondo Cirielli
Ai membri del Parlamento Italianoe, p.c.,
Ai Deputati del Parlamento Europeo
Lo spirito della proposta di legge n. 1360, presentata il 23 giugno 2008 e in discussione dal 12 novembre 2008 alla Commissione Difesa della Camera dei Deputati, è contrario ai principi fondanti della Repubblica Italiana, della Costituzione della Repubblica Italiana e della Democrazia, affermatisi in Italia in seguito alla Resistenza e alla Liberazione del nostro Paese dal fascismo collaborazionista con l'esercito occupante nazista. I firmatari di questa petizione, condividendo le posizioni assunte in proposito dalle Associazioni Partigiane e degli ex-Deportati, confidando nei principi della Democrazia e nella doverosa piena attuazione della Costituzione, facendo anche riferimento al discorso di insediamento del Presidente della Camera On. Gianfranco Fini, esortano il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Presidente della Camera dei Deputati On. Gianfranco Fini, e il Presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati On. Edmondo Cirielli perché agli autori della proposta di legge 1360 vengano forniti gli elementi di riflessione necessari a un ripensamento e al suo ritiro, e affinché le Istituzioni Democratiche della Repubblica Italiana vengano tutelate dalla eventuale e non auspicata approvazione parlamentare. Dopo l'Armistizio e durante la guerra di Liberazione dall'invasione tedesca, il Governo del Regno d'Italia rifugiato nel Sud Italia era regolarmente operante e adempiva alle sue funzioni garantendo la continuità legale dello Stato italiano. La Repubblica di Salò non aveva pertanto alcuna legittimità. Da ciò deriva che i suoi aderenti, volontari o cooptati, non possono essere assimilabili agli appartenenti all'Esercito Italiano, né i suoi reduci possono avere, in quanto tali, alcun riconoscimento da parte della Repubblica Italiana. La proposta di legge n. 1360/2008, che propone l'istituzione di un "Ordine del Tricolore" presieduto dal Presidente della Repubblica, nasce da un'ottica negazionista dell'evidenza della storia. Essa infatti - equipara i miliziani della Repubblica Sociale ai partigiani che durante la Resistenza combatterono contro il fascismo e il nazismo, assegnando loro indistintamente il titolo di "cavaliere"; - mira al riconoscimento di onore, già respinto da numerosi Decreti Luogotenenziali dello Stato italiano fin dal 1944-'45, ai miliziani di Salò; - sostiene, nel prologo, che tra il 1943 e il 1945 in Italia si scontrarono due distinti eserciti di "pari dignità": uno formato da coloro che "ritennero onorevole la scelta a difesa del regime, ferito e languente", e un altro formato da quanti, rimasti fedeli al loro giuramento al Governo Italiano, "maturati dalla tragedia in atto o culturalmente consapevoli dello scontro in atto a livello planetario, si schierarono dalla parte avversa, 'liberatrice'"; - mette sullo stesso piano, confondendoli, i valori di libertà, giustizia e democrazia per cui combatterono i partigiani e le potenze alleate, con gli obiettivi perseguiti dai totalitarismi fascista e nazista, i quali intendevano costruire un "Nuovo Ordine Europeo" fondato sulla supremazia 'razziale', sulla discriminazione e la riduzione in schiavitù dei popoli ritenuti inferiori e sullo sterminio di intere comunità; - offende i familiari delle vittime del fascismo, che rischiano di vedere assegnato ai loro congiunti lo stesso riconoscimento dato a coloro che li hanno torturati e uccisi; - discredita gli organismi che da anni si impegnano nella ricerca storica per mantenere viva la memoria e accrescere la coscienza di quel passato; - nega dignità a quanti hanno combattuto affinché in Italia prevalesse la democrazia contro chi insanguinava preordinatamente e sistematicamente il Paese; - lede i principi ideali fondamentali e i valori umani e politici su cui si fonda la Repubblica Italiana nata dal ripudio del fascismo. La "pacificazione nazionale" non può essere perseguita mettendo sullo stesso piano la Resistenza e la Repubblica sociale, la lotta dei partigiani per la libertà e la lotta dei repubblichini per negare la libertà.
I firmatari di questa petizione fanno proprie le parole di Giuliano Vassalli, Presidente emerito della Corte Costituzionale: "Nessun riconoscimento ai repubblichini. Erano e restano nemici dello Stato democratico", e auspicano che i presentatori della proposta di legge 1360 già trovino concordemente la consapevolezza della opportunità di ritirarla.
Redatta il 15 marzo 2009.
Promotori: Ilaria Allegri, Carlo Amabile, Giancarlo Amurri, ANED Milano, ANPI Lombardia, ANPI Sez. "Luigi Viganò" Milano-Precotto, ANPI Sez. Barona Milano, ANPI Sez. di Cologno Monzese, ANPI Sez. di Crescenzago, ANPI Sez. di Inzago, Anna Maria Appolloni, Jack Arbib, Elena Aschedamini, Associazione Bambini in Romania Onlus, Claudia Azzola, Dimitri Baldanza, Mariangela Bastico, Biagio Battaglia, Luciano Belli Paci, Alberto Benadì, Carla Beretta, Teresa Maria Berzoni, Elisa Bianchi, Carlo Bibbiani, Ionne Biffi, Giuseppe Binda, Francesca Bonfante, Claudia Bonfiglioli, Marcello Buiatti, Franco Busato, Felice Cagliani, Dova Cahan, Gino Candreva, Angelo M. Cardani, Donato Carissimo, Ruben L. Castelnuovo, Davide Castorina, Maria Teresa Catania, Giovanni Marco Cavallarin, Roberto Cenati, Andrea Chiodi, Luigi Consonni, Alberto Corcos, Silvia Cuttin, Vincenzo De Bernardis, Marcella De Negri, Roberto De Pas, Letizia Del Bubba, Carolina Delburgo, Democrazia Laica, Patrizia Deotto, Giuseppina Di Fraia, Grazia Di Veroli, Pier Paolo Eramo, Luigi Faccini, Claudio Falcone, Silvia Fenizia, Annamaria Ferrari, Stefano Ferrario, Ida Finzi, Fondazione della Memoria della Deportazione, Giulio Forconi, Moreno Franceschini, Claudio Gallazzi, Pupa Garribba, Massimo Gentili Tedeschi, Cecilia Ghelli, Flavia Giuliani, Laura Gottlob, Veniero Granacci, Rita Gravina, Isaac Habert, Simonetta Heger, Adriana Infante Battaglia, Istituto Pedagogico della Resistenza Milano, Vincenzo Jorio, Francesca Lacaita, Francesca Lagomarsini, Fabio Levi, Nicola Licci, Sonja Liebhardt, Raffaella Lorenzi, Massimo Luciani, Mario Lupi, Marco Lusena, Giulio Maggia, Brunello Mantelli, Alessandra Manzoni, Ignazio Manzoni, Marina Marini, Gianfranco Maris, Fernando Martini, Giovanna Massariello, Anna Mazza, Maria Medi Guerrera, Guido Melis, Paola Meneganti, Nicoletta Meroni, Monica Miniati, Enrico Modigliani, Paola Mognaschi, Andrea Molco, Demetrio Morabito, Maurizia Morini, Roberto Morpurgo, Giorgio Mortara, Ernesto Muggia, Giuseppe Natale, Magda Negri, Vincenzo Negri, Enzo Nocifora, Nuova Società, Giuliano Olivieri, Patrizia Ottolenghi, Paolo Pagani, Floretta Pagliara, Dora Palermo, Giancarla Panizza, David Pardo, Lucio Pardo, Claudio Pavone, Angela Persici, Silvana Pervilli, Marina Piperno, Antonio Pizzinato, Pier Paolo Pracca, Roberto Prina, Giorgio Prister, Elena Razzoli, Giancarlo Reati, Massimo Repetti, Rete Comitati Milanesi, Aida Ribero, Aldo Rodini, Maria Grazia Roggero, Ernesto Rossi, Vincenza Rotta, Liliana Sacchi, Estilio Salera, Mario Salmon, Marco Sarno, Giorgio Scaffidi, Angela Scassellati, Raffaele Scassellati, Nadia Schavecher, Giovanni Scirocco, Ada Segre De Benedetti, Franco Segre, Giorgio Segre, Liliana Segre, Daniele Serrazanetti, Sinistra Critica prov. di Varese, Domenico Siracusano, Eleonora Sirsi, Francesco Somaini, Tullio Sonnino, Francesco Spagnolo, Aldo Spizzichino, Fausta Squatriti, Federico Steinhaus, Francesco Surdich, Ivano Tajetti, Renato Teti, Antonella Tiburzi, Vincenzo Tomaselli, Eliana Torretta, Luigi Tranquillino, Sergio Tremolada, Fernanda Tucci, Giovanni Urro, Franco Vaccaneo, Dario Venegoni, Francesco Venturi Ferriolo, Massimo Venturi Ferriolo, Ugo Volli, Aglaia Zannetti, Giorgio Zuccardi._____________
Si tratta di una proposta di legge che equipara i combattenti partigiani della Resistenza con i miliziani della Repubblica Sociale Italiana. Lo intende fare tramite l'istituzione di una onorificenza: l'"Ordine del Tricolore". Il Capo dello Stato, in questo frangente temporale Giorgio Napolitano, dovrebbe insignire del titolo di "Cavaliere dell'Ordine del Tricolore" indistintamente agli uni e agli altri, con il conferimento di un piccolo, ma significativo anch'esso, assegno pensionistico. Negare l'evidente e inequivocabile differenza tra i due schieramenti vuol dire negare la verità incontrovertibile, dimenticare che i partigiani, nella Resistenza, combatterono insieme agli alleati anglo-americani per sconfiggere il il fascismo e il nazismo e liberare l'Italia dai suoi occupanti, che i repubblichini pervicacemente sostennero condividendone gli orrori. La proposta di legge n. 1360 equipara quelli che facevano i rastrellamenti per conto dei nazisti a chi è stato internato nei campi di concentramento e a chi ha fatto la Resistenza. Essa esprime una convinzione negazionista della storia: disconosce infatti che la Repubblica Sociale Italiana, costituitasi il 23 settembre 1943 (<http://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_Sociale_Italiana>), nacque con intenti ostili nei confronti del Governo Italiano, e dimentica quindi che, alla caduta del governo di Mussolini e del fascismo, già dal 22 luglio del 1943 in Italia era operante il nuovo governo guidato da Badoglio (www.it.wikipedia.org/wiki/Governo_Badoglio_I <http://www.it.wikipedia.org/wiki/Governo_Badoglio_I>). Potrei, seppur con molti sforzi, anche accettare che qualcuno possa avere l'idea che chi scelse di schierarsi con l'una o l'altra parte lo abbia potuto fare "in buona fede". Ma dalla "buona fede" al riconoscimento onorario e al titolo di Cavaliere per chi si è chiamato fuori dallo stato italiano, e gli si è schierato contro, criminale nemico della patria, che ha fatto la guerra ai partigiani, all'esercito di liberazione, ai militari agli ordini del generale Badoglio, alle forze alleate e alle truppe che combatterono contro l'esercito nazista in ritirata, che ha fiancheggiato fino all'ultimo i nazisti e i torturatori delle popolazioni civili, proprio non riesco ad adattarmi. Insomma, è ben peggio che se la Germania decidesse oggi di assegnare un nuovo cavalierato, e la pensione!, a Goebbels, Eichmann, Rauff, Saewecke, Kesserling, ... E dico questo volendo prescindere dalle mie premesse ideologiche, ma proprio guardando al succedersi dei fatti. Considerando poi quale fu l'operato della RSI, complice attiva e spietata di Hitler & C. nelle deportazioni e nello sterminio di ebrei, e di partigiani, omosessuali, rom, politici, deportati e non, valdesi, protestanti, testimoni di Geova, di ogni genere, di ogni sesso, di ogni età, italiani e stranieri, il mio disadattamento si trasforma in sdegno, in obbrobrio. Sia per il fatto in sé, sia perché questa proposta di legge vuole intaccare le stesse basi fondanti della Repubblica Italiana, che si è fondata sulla Resistenza contro ciò e sulla costruzione della Democrazia. Possibile che questi sentimenti non sfiorino i presentatori della proposta di legge n. 1360? Ovunque nel mondo una proposta di legge del genere verrebbe respinta sul nascere, tra la derisione comune e la fermezza della democrazia. E invece le cose, a me sembra, qui stanno diversamente. Questa proposta di legge n. 1360 nasce con l'intento di vincere, di superare gli ambiti della Commissione Difesa della Camera dei Deputati presso la quale è in discussione dal 12 novembre 2008, per essere presentata e andare trionfalmente al voto in Parlamento:- cominciamo dai firmatari della proposta di legge n. 1360: tra quei quarantadue nomi spicca quello di DE CORATO che, a prescindere dalla sua collocazione partitica e parlamentare, è il vice Sindaco della più grande città d'Italia insignita della Medaglia d'Oro della Resistenza: Milano. Cosa vuol dire? Che il vice Sindaco di Milano intende portare a sostegno della proposta di legge n. 1360 di cui è firmatario tutta l'enormità quantitativa (e i numeri contano in democrazia, spesso più delle idee) di voti che ha determinato la maggioranza amministrativa nella "capitale morale ed economica" del Paese;- continuiamo con i firmatari della proposta di legge n. 1360: quei quarantadue nomi appartengono a diversi schieramenti politici. Cosa vuol dire? Che c'è una sorta di trasversalità politica unificata (consapevole o no) sul tema della negazione della storia e della esaltazione del tradimento e della violenza;- proposte politiche del genere si erano già viste in precedenti legislature, ma non erano mai state così articolate, e sembravano frutto di dilettantismo strategico a fronte di questa, tanto che sono tutte cadute nel vuoto. Questa volta la proposta di legge n. 1360 è stata presentata all'inizio della legislatura. Cosa vuol dire? Che i suoi firmatari hanno deciso di darsi quanto più tempo possibile, cinque anni, per portarla al voto in Parlamento.Questa proposta di legge n. 1360 potrebbe davvero diventare legge: si tratterebbe di un punto di non ritorno nella storia della democrazia italiana. Per cercare di evitare questo rischio bisognerà che ci sia un impegno di vigilanza, di attenzione, alto, costante, fino all'ultimo momento dell'esistenza di questa legislatura. I media sembrano non essersene accorti, né i partiti, né i parlamentari: il silenzio è quasi assoluto. La rassegna stampa di quanto è stato pubblicato è scarna, nella maggioranza dei casi distante dal problema. Più sensibile è la rete che in parecchi blog e in facebook ospita interventi di diverse corposità. E' necessario informare i cittadini, i parlamentari, i partiti, le associazioni, le istituzioni in primo luogo, tutto il Paese insomma, di quanto sta succedendo sotto il suo naso. Ed ecco la decisione di far partire una petizione, una raccolta di firme che tenti di bloccare l'iter della proposta di legge n. 1360. Di fronte a tanto sistematico, lucido cinismo anti-istituzionale, anti-repubblicano ed eversivo questa petizione dovrà raccogliere un numero enorme di firme perché possa avere un senso reale.Difendere il Tricolore Repubblicano, Democratico e Antifascista. Il Tricolore è l'emblema della Liberazione, della Costituzione e della Democrazia, e non può essere confuso con quello di chi ha seminato terrore, razzismo e morte negando ogni libertà. I fascisti di Salò hanno levato le armi a sostegno dei nazisti occupanti contro la Patria. Questa è una realtà storica che nessuno può rivedere o negare. Se questa proposta di legge dovesse avere l'approvazione del Parlamento, verrebbero intaccati i fondamenti su cui si basa la nostra democrazia. E' dovere morale, oltre che politico, di tutti i cittadini della nostra Repubblica prendersi cura delle sorti della propria Patria, impedendo, con la determinazione delle Leggi e la fermezza della Democrazia, che questa provocazione insensata possa giungere in Parlamento. Io credo che si debba iniziare daccapo, rigenerare il clima unitario che si era determinato nella Resistenza cui parteciparono tutti i colori dell'antifascismo, liberali, comunisti, cattolici, socialisti, anarchici, monarchici, indipendenti, bianchi, rossi, azzurri, cattolici, musulmani, protestanti, ebrei, rom, popolani, aristocratici, coraggiosi, paurosi, uomini, donne, civili, militari, laici, religiosi, europeisti e indipendentisti, . Si devono scuotere le coscienze democratiche intorpidite; si deve organizzare ad organizzare una iniziativa nazionale guidata da tutte le organizzazioni di partigiani, di deportati, dai sindacati, dai partiti, dalle associazioni anche più minuscole, che promuovano, e curino la tempesta di messaggi di dissenso che dovrà riversarsi innanzitutto sul Presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati, e sul Presidente della Camera dei Deputati, e sul Presidente della Repubblica, e sul Parlamento Europeo.Perché anche il Parlamento Europeo? Consideriamo per un attimo come in Europa il fascismo sia un fenomeno estraneo alle attività istituzionali e governative; consideriamo che le destre, in Spagna, in Germania, in Inghilterra, in Francia, in Olanda, ovunque insomma, non si sognano nemmeno da lontano di rifarsi ai fascismi del passato. Ve la immaginate una Merkel, o un Sarkozy, o un Gordon Brown che provassero simpatie per una proposta di legge del genere? Bisogna che anche dall'Europa vengano le espressioni del dissenso nei confronti dell'involuzione italiana. Bisogna creare un clima di isolamento nei confronti di questo cinismo antidemocratico. Tutto un percorso, cioè, di ri-creazione della cultura democratica. Ogni cittadino italiano che abbia a cuore le sorti del suo Paese dovrebbe sollecitare gli organi collegiali (nei posti di lavoro, associazioni politiche, sindacali, culturali, ecc.) di cui fa parte e quelli rappresentativi/amministrativi (Consigli Comunali, Consigli di Zona, Consigli Provinciali, Consigli Regionali, Comunità Montane, ecc.) ad adoperarsi perché esprimano il dissenso per conto dei milioni di cittadini che essi rappresentano ed invitino il Parlamento ad avvalersi della forza delle Leggi per impedire il compimento del disegno.Una valanga di democrazia dovrà opporsi alla proposta di legge n. 1360. Il Paese dovrà far sentire ai suoi estensori l'orgoglio repubblicano e democratico dei suoi cittadini. E bisogna fare presto però, prima che la proposta di legge arrivi in aula. . Marco Cavallarin
13 marzo 2009
Sentieri Partigiani. 13 aprile, Oltrepò Pavese.
87 Brigata Garibaldina “CRESPI” e la presa di VarziL’87 Brigata Garibaldina “CRESPI” costituita nel Luglio 1944 ha sostituito le prime formazioni spontanee di ribellione formatesi dopo l’8 Settembre 1943: La banda Piccoli, la banda del Greco, Primula Rossa. Il CLN organizza l’Oltrepò Pavese in zone sotto il controllo militare della Brigata Matteotti, della Brigata Giustizia e Libertà e delle 3 formazioni Garibaldine ( 87 Brigata CRESPI, 88 Brigata Casotti e la Brigata Capettini ). Il primo vero scontro tra partigiani e fascisti avviene il 25 luglio 1944 ed ha per teatro il largo greto dei torrenti Staffora e Aronchio nel loro punto di confluenza.I partigiani di "Americano"(Domenico Mezzadra) e delle formazioni di "Giustizia e Libertà" combattono insieme sconfiggendo i fascisti che, mandati allo sbaraglio dai loro comandanti, subiscono dure perdite.Nel corso della battaglia "Americano" viene ferito al braccio destro ma prosegue lo scontro impugnando il mitra con la mano sinistra: un gesto che accresce la fama ed il prestigio del comandante tra i suoi uomini e la popolazione.Nel corso dello scontro muore il giovanissimo "Monello" (Aldo Casotti), a cui sarà dedicata in seguito una brigata garibaldina. Il 12 Agosto 1944 si combatte la battaglia vittoriosa di Pietragavina. Ecco il racconto di Franco Costa della Brigata Crespi:“Abbiamo vinto la prima battaglia da che sono in montagna. Io però ho contribuito ben poco. E’ andata così. L’altra sera è stato dato l’allarme perché si è saputo che un reparto di repubblichini, risalendo da Varzi, aveva occupato il castello di Pietragavina e minacciava quindi, dal passo, la vallata del Tidoncello e Zavatterello-Valverde. Tutti i distaccamenti della ns. Brigata Crespi si sono messi in movimento convergendo su Pietragavina. Ieri il distaccamento Comando di Romagnese guidato da Mario e Gino è montato su 2 camion tedeschi di preda bellica e si è subito diretto lassù. Sebbene sia armato della sola pistola ( non ho più rivisto il Poldo e il mio mitra, ahimè!) sono salito anch’io su un camion, ma Elio quando mi ha visto mi ha subito richiamato perché dovevo restare con lui e i pochi rimasti per far funzionare il Comando. E’ la prima occasione mancata. Erano circa le 16 di quest’oggi quando ha suonato il telefono. Era Lello ( il fratello minore di Gino che da Zavatterello tiene i contatti tra noi e il comando in linea. Mi ha detto testualmente: “Il castello di Petragavina è caduto e i fascisti si sono arresi. Vi sono 13 prigionieri fra cui un ufficiale.” Mi sono affacciato al balcone più vicino ed ho gridato la notizia a coloro che si trovavano nello spiazzo. Abbiamo esposto al balcone il tricolore con stella rossa al centro. Poco dopo nel cortile del castello v’era molta gente che gridava ed acclamava. Ieri sera non mi reggevo più in piedi, eppure ho faticato moltissimo ad addormentarmi.” Segue da li a pochi giorni la seconda battaglia vinta di Pietragavina e il 18 Settembre 1944 l’importante conquista di Varzi . “Le nostre Brigate CRESPI e CAPETTINI nonché altri piccoli reparti stanno attaccando il presidio di Varzi. Ha cominciato Primula Rossa che è varzese e non stava più nella pelle, con la sua Capettini. Gli altri son subito scesi da Pietragavina e Monte Cucco verso la Gabarda. E’ un vero assedio ed i fascisti sono asseragliati in alcune case ( forse le scuole ed il Castello). Da ieri vi è una grandissima animazione in tutto il paese. Intanto c’è da ricordare che l’11 o il 12 in Val Trebbia, a Ponte Organasco dicono, una intera Compagnia di Alpini del Divisione Monterosa ha defezionato ed è passata con armi, muli e bagagli dalla nostra parte. Il merito di questa, come di tante altre audacissime azioni in quella zona pare vada a “Bisagno”. La sparatoria intorno a Varzi è quasi continua. Domani andrò su con un camion dei rifornimenti e mi fermerò tutta la giornata. Il 18 settembre Varzi cade! La lotta è durata tre giorni ed ha voluto una vittima in più: trattasi di Enzo Togni, da Broni, Comandante di distaccamento. Enzo è stato stroncato da una scheggia di mortaio che gli ha reciso la carotide; ne sono molto rattristato: mi sembrava un giovane serio e promettente. Purtroppo vi sono stati altri tre caduti. L’altro ieri sera, in piena battaglia di Varzi, è venuto ad unirsi a noi un intero plotone di Cecoslovacchi che ha disertato la Wehrmacht con armi, munizioni e materiale vario. Sono in totale 36, comandati da un biondo Capitano ed alcuni sottufficiali. Hanno portato con se ben 3 mitragliere da 20 mm. Ed una di esse, con tre serventi cechi, è subito andata in postazione sopra Varzi, dove il suo lento ma poderoso tambureggiare deve aver scosso parecchio la volontà combattiva dei fascisti che erano asseragliati nelle scuole e nella torre. L’effetto dell’arrivo dei Cechi sul nostro morale e su quello della popolazione è stato immenso. In paese c’è animazione ed agitazione indescrivibili. Fatichiamo a trattenere gli uomini che vorrebbero andare tutti a Varzi.” Con Varzi libera, inizia l’esperienza della Repubblica partigiana, che si concluderà il 27 novembre 1944 sotto l’incalzare del feroce rastrellamento invernale effettuato con truppe Calmucche e Mongole che seminano morte , distruzione e terrore in tutto il territorio. E’ un’operazione molto vigorosa che costringe i reparti partigiani a ripiegare e disperdersi per evitare l’annientamento. Sono 2 mesi di stenti e i partigiani divisi in piccoli gruppi sono costretti anche a ‘sparire’ nascondendosi nelle buche scavate nella neve!. Siamo ormai nel 1945 e il peggio per fortuna passa e, con la primavera, i raparti si riorganizzano e diventano sempre più potenti e incisivi ottenendo …
12 marzo 2009
Saronno Antifascista
Le FORZE POLITICHE: Partito Democratico, Sinistra Saronnese; Verdi
nonché le seguenti ASSOCIAZIONI che vivono ed operano in città, ANPI
venute a conoscenza
che individui appartenenti a Forza Nuova hanno dichiarato la loro presenza a Saronno il prossimo 21 marzo, con lo scopo di “chiedere l'intervento della polizia al fine di sgombrare i gruppi di stranieri che abusivamente si ritrovano a decine proprio nel pressi della stazione"
· RESPINGONO la raffigurazione della nostra città come una delle più insicure del Nord Italia, in quanto i dati statistici forniti dalle Forze dell’Ordine e dall’Amministrazione Comunale (Capitano dei Carabinieri e Sindaco) smentiscono nella realtà dei fatti tale rappresentazione
· SI OPPONGONO alla logica perversa che siano i cittadini, singolarmente presi o organizzati in gruppi, a dover garantire l’ordine pubblico e la sicurezza dei Saronnesi, perché tali azioni, lungi dal risolvere alle radici gli eventuali problemi d’integrazione esistenti, conducono solo ad esasperare le contrapposizioni e ad aumentare il senso di paura e di insicurezza di tutti i cittadini, italiani o stranieri che siano
· RIFIUTANO la politica sensazionalista dell’emergenza, dell’allarme sociale agitato a comando e della giustizia fai da te, perché tale logica ci farebbero scivolare a grandi passi verso una barbarie sperimentata in passato, che vogliamo non si ripeta
· CONTRASTANO ogni tentativo di pensare la città come un territorio unicamente da presidiare e controllare
· RITENGONO che uno Stato, una Città e una popolazione, che si riconoscono nei valori della Costituzione Repubblicana non possano rinunciare ad avvicinare l’immigrato, regolare o irregolare che sia, innanzitutto come una persona, con doveri e diritti pari agli altri cittadini
· S’IMPEGNANO a realizzare politiche sociali e culturali che favoriscano in città reali occasioni ed esperienze d’integrazione, perché Saronno sia viva e libera, non blindata e impaurita
Tutto ciò premesso
· ESPRIMONO LA LORO INDIGNAZIONE CONTRO LA PROVOCAZIONE DI FORZA NUOVA, ESPRESSIONE BECERA E PERICOLOSA DELLO SQUADRISMO FASCISTA, ESTRANEA ALLA NOSTRA COMUNITÀ E ALLE REGOLE STESSE DELLA DEMOCRAZIA CHE HA DECISO DI FARE LA PROPRIA CAMPAGNA ELETTORALE A CASA NOSTRA
· SI COSTITUISCONO COME COMITATO ANTIFASCISTA E CHIAMANO L’INTERA CITTÀ A MOBILITARSI PER RIBADIRE LA VOCAZIONE DEMOCRATICA CONNATURATA ALLA STORIA DI SARONNO
· CHIEDONO AL SINDACO E ALLE FORZE DELL’ORDINE CHE METTANO IN ATTO TUTTE LE AZIONI NECESSARIE PER IMPEDIRE OGNI MANIFESTAZIONE VOLTA A TURBARE LA REALTÀ PACIFICA ED ACCOGLIENTE CON CUI LA NOSTRA CITTÀ INTENDE CARATTERIZZARSI
Comunicato stampa. ANPI Nazionale
Apprendiamo dal quotidiano "La Repubblica" di oggi che a Massa sono sorte le SSS (soccorso-sicurezza-sociale) su iniziativa della Destra di Francesco Storace, con la contrarietà del Sindaco. Questo ultimo episodio induce l’ANPI a esprimere ferma opposizione e a richiamare tutti alla necessaria saggezza.
L’utilizzo di privati cittadini organizzati in "ronde" per mantenere l’ordine pubblico nelle nostre strade è un fatto gravissimo. Aldilà delle dichiarate buone intenzioni, è evidente che tale provvedimento può dare adito a scontri sociali di difficile contenimento.
Nelle nazioni democratiche a garantire ordine e sicurezza sono le forze di polizia e laddove sono carenti vanno potenziate. Questa forma di vigilanza "fai da te" fa passare nel Paese il messaggio che chiunque può sentirsi autorizzato a procurarsi giustizia, mettendo a repentaglio la propria incolumità oltre a quella dei presunti criminali. Tutto ciò è inconcepibile in uno Stato di diritto.
Non apriamo le porte a eventuali nostalgie del passato.
contro le ronde..
ALL’EX O.P. PAOLO PINI VIA IPPOCRATE 45 MILANO
APPUNTAMENTO PER UN POMERIGGIO DI SOLIDARIETA’ ED INTEGRAZIONE
CON BANCHETTI INFORMATIVI, MUSICA ED APERITIVI
ASSOCIAZIONE OLINDA
CONTRO LE POLITICHE INTOLLERANTI E XENOFOBE DELLA LEGA
PER REDDITI DIGNITOSI, CONTRO IL LAVORO PRECARIO E SOTTOPAGATO
PER QUARTIERI VIVIBILI A MISURA DI BAMBINI ED ANZIANI
PER UNA SOCIALITA’ FATTA DI ACCOGLIENZA , INCLUSIONE E MULTICULTURALITA'
11 marzo 2009
10 marzo 2009
Fausto e Iaio

Milano, via Mancinelli dalle 21 alle 24.
Sono passati trentun anni dall’omicidio di Lorenzo Iannucci e Fausto Tinelli. Dal 18 marzo 1978, li ricordiamo in via Mancinelli, il nostro luogo della memoria, nel quartiere Casoretto. Per chi non ha mai dimenticato la vicenda di Fausto e Iaio. Ai giovani che hanno la forza di credere nel loro futuro. Per le 100.000 persone presenti dei funerali di Fausto e Iaio e per chi a diciassette anni nel 1978 scriveva sui bigliettini: “hanno ucciso due come noi,ma le nostre idee non moriranno mai”. Per i cittadini di Milano che ricordano e non si stancano di raccontare.Ai muri, alle lapidi, ai luoghi della memoria da difendere. Per chi pretende verita’ e giustizia .Per chi è consapevole oggi piu’ che mai del valore della memoria.
Maratona di letture, suoni, immagini, attraverso le voci di Antonio Pizzinato, Daniele Biacchessi, Gad Lerner, Federico Sinicato, Mauro De Cortes, Associazione Luca Rossi, Danilo De Biasio, Paolo Hutter, Pierluigi Raccagni, Danila Tinelli, Adriana Maestrelli, Rosa Piro, Leoncavallo s.p.a, Benedetta Tobagi, Gianni Barbacetto, Alessandro Bertante, Mauro Scotti, Angelo Prati, gli amici di Abba, Fondazione Brambilla Pisoni, e i suoni di Francesco Baccini, Alessio Lega, Michele Fusiello, Gaetano Liguori, Massimo Villa e molti altri.
Associazione Familiari e amici di Fausto e Iaio
07 marzo 2009
"La Memoria è viva. La storia non si cancella"

Il programma della manifestazione:
Alle ore 9.00, concentramento presso la Piazza della Stazione di Villafranca in Lunigiana; da qui partirà un corteo che arriverà in Piazza Negrari dove si svolgerà l’incontro-dibattito presieduto dalla partigiana Laura Seghettini (ANPI Pontremoli). Interverranno Raimondo Ricci (ANPI Nazionale); Lidia Menapace (Rifondazione Comunista); Andrea Orlando (Partito Democratico); Fabio Evangelisti (Italia dei Valori). In caso di pioggia l’incontro-dibattito si svolgerà presso il Cinema Teatro Città di Villafranca. Al termine del dibattito i partecipanti si dirigeranno verso la Selva di Filetto dove è previsto un ritrovo e dove si potrà pranzare al sacco.
Alle ore 15.00 partirà la Camminata Resistente per arrivare nel Borgo di Mocrone dove nel dicembre 2008 il sindaco Lucio Barani ha inaugurato, all'insaputa dei paesani, una targa dedicata a Benito Mussolini. Alle 16.00 nella Piazza A. Banedicenti ci sarà l’intervento teatrale “O da una parte o dall’altra” a cura di Blanca Teatro e un momento musicale curato da Apuamater Cyberfolk e Mattia Ringozzi.
Partecipazione e adesioni. Confidiamo in una vostra ampia partecipazione (anche sotto forma di adesione), perché dobbiamo dimostrare che l’antifascismo e i valori su cui si basa la nostra Costituzione rimangono ancora la bussola del nostro vivere civile, un irrinunciabile patrimonio morale e politico che i sinceri democratici non sono disposti a mettere in soffitta, né adesso né mai. Sabato 14 marzo, vogliamo dare un forte segnale alla maggioranza che ci governa ma anche a chi è ormai assuefatto ai continui attacchi alla legalità costituzionale e ad uno smantellamento lento e inesorabile di quei principi che sembravano fino a poco tempo fa inviolabili (lavoro, diritto alla salute, laicità, in una parola: la democrazia). Sarà un segnale chiaro e inequivocabile: in questa battaglia, i giovani antifascisti non lasceranno solo i partigiani e le partigiane; scendere in piazza servirà quindi a manifestare tutto il nostro dissenso contro una legge che offende la memoria dei combattenti per la libertà e dei tanti civili uccisi dall’orrore nazifascista. Ma servirà anche a ribadire, ancora una volta, che la difesa di quel patrimonio di memorie non è semplicemente una questione da dibattito storiografico o il doveroso omaggio alla generazione di chi ha combattuto nella Resistenza; a ben vedere è un qualcosa che non riguarda tanto il passato ma investe il senso più profondo del nostro avvenire, quella speranza, non ancora sopita, di una società più giusta. Noi non vogliamo dimenticare la storia ma non vogliamo nemmeno “smemorarci del futuro”, ovvero la possibilità di continuare a pensare ad un mondo diverso e migliore di quello in cui viviamo. Questa è la più grande eredità che i partigiani ci lasceranno e noi la scaglieremo contro il futuro perché la Memoria è viva e la storia non si cancella!
Per adesioni e informazioni, scrivete a info@archividellaresistenza.it oppure a anpivillafrancalunig@libero.it . Per ulteriori informazioni e l’elenco aggiornato delle adesioni vai su www.archividellaresistenza.it
06 marzo 2009
Primavera è Femmina
PRIMAVERA E' FEMMINA!
...percorso ideale al FEMMINILE............
dall'8 MARZO alla festa della Liberazione:
domenica 8 marzo: "MIRIAM ed altre DONNE"
dalle ore 18 a notte fonda. readings,live music, video, buffet, testimonianze&more!
sabato 28 marzo: "MAMA MARJAS"
live REGGAE&DanceHall Dreama e MISS in Red dalle ore 22 a notte fonda!
venerdì 24 aprile: "BIVACCO PARTIGIANO"
appuntamento cittadino che inizierà con il "traguardo" della "Biciclettata per LIA"-segue:
"Una PARTIGIANA di nome LIA" assaggio del lavoro del Teatro della COOPERATIVA-
con:ROSSANA MOLA-MARTA MARANGONI-RENATO SARTI - dalle 18,30 -
e all'interno del CONCERTO che segue ci sarà l'esibizione di GRUPPI al FEMMINILE
Prima di stampare, pensa all'ambiente ** Think about the environment before printing
05 marzo 2009
8 Marzo, le donne e la Costituzione
Resistere per Esistere. Le donne e la Costituzione della Repubblica Italiana
Comunicato Stampa
Le donne dell’A.N.P.I. di Milano, in occasione della Giornata Internazionale della Donna,
organizzano per domenica 8 marzo – ore 15.00, presso il Salone di Via Mascagni, 6,
un incontro per ribadire l’importanza e l’attualità di una lettura “al femminile” della Costituzione. L’iniziativa si aprirà con la proiezione di un’intervista a Nadia Gallico Spano, una delle “magnifiche ventuno” Costituenti.
In questa testimonianza la Spano sottolinea come lei e le sue colleghe parlamentari abbiano da subito avuto consapevolezza <<…di questo mandato in più ricevuto dalle donne. Ci dicevamo che era un’occasione da non perdere, che dovevamo fare il massimo: questo era il sentimento….Eravamo all’indomani della guerra. C’erano molte ferite aperte. E tanta speranza…>>. E la speranza era ancora più forte e presente nelle tante protagoniste della Resistenza, che avevano lottato per liberare l’Italia dal fascismo, ma anche per esistere come persone, in uguale dignità e diritti.
Di questa aspirazione ad un cambiamento profondo dei rapporti uomo-donna nella famiglia e nella società, delle lotte per la parità salariale, per la tutela dei diritti delle lavoratrici, per l’affermazione delle istanze delle donne parleranno Nori Brambilla Pesce, partigiana e vicepresidente dell’A.N.P.I. Provinciale di Milano e Benedetta Liberali, socia fondatrice dell’Associazione Art. 3 e dottoranda presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano. Liberali, in particolare, illustrerà come il contributo delle Costituenti sia stato determinante per la stesura di tutti gli articoli della Carta che parlano di inclusione, pari opportunità, di tutela e valorizzazione delle specificità e delle differenze, anche di genere.
La seconda parte dell’incontro sarà invece affidata al contributo, come sempre generoso ed appassionato di Renato Sarti e del Teatro della Cooperativa. Le giovani attrici Sara Urban e Milvis Lopez Homen leggeranno brani e testimonianze per la cura dello stesso Renato Sarti in collaborazione con Marco di Stefano e Riccardo Pippa.
Per ogni ulteriore informazione: 340.0601234 robertamigliavacca@tiscali.it
01 marzo 2009
ANPI Milano
Il Comitato Provinciale dell’ANPI di Milano, riunitosi il 27 febbraio 2009, esprime ferma condanna degli atti squadristici compiuti nei giorni scorsi a Milano e in provincia di Lecco.
Nella notte del 25 febbraio ad Osnago (Lecco) una squadra fascista ha assalito con picconi e reso inagibile il circolo Arci “La Locomotiva”. A Niguarda, i muri delle lapidi che ricordano i partigiani caduti sono stati deturpati con svastiche,mentre Quarto Oggiaro è stata tappezzata da manifesti neofascisti.
Ancora più grave è l’indegno oltraggio alla lapide di Eugenio Curiel, Medaglia d’Oro al Valor Militare, fondatore e dirigente del Fronte della Gioventù, avvenuto proprio alla vigilia del 64^ anniversario del suo assassinio da parte dei repubblichini, in piazza Conciliazione. I neofascisti non solo hanno imbrattato con vernice rossa, ma si sono spinti sino a deporre, ai piedi della lapide, 30 bossoli di arma da fuoco, ossia l’esatto numero di proiettili sparati dai repubblichini contro Curiel.
Questi gravissimi episodi, avvenuti quasi simultaneamente, si inseriscono nel pesante clima di attacchi ai valori dell’antifascismo, della Resistenza e della Costituzione repubblicana e trovano un fertile terreno nelle intollerabili spinte al revisionismo storico, culminate in iniziative vergognose e provocatorie, quali la proposta di legge n. 1360 presentata da parlamentari del centro destra, che vorrebbe equiparare i partigiani e gli ex deportati ai repubblichini di Salò.
Il Comitato Provinciale dell’ANPI chiede pertanto alle competenti autorità di intervenire con determinazione in base alle norme costituzionali e alle leggi Scelba Mancino perché questi atti di chiara matrice fascista, inaccettabili in un contesto democratico, non abbiano più a ripetersi.
Comitato Provinciale A.N.P.I. di Milano
25 febbraio 2009
24 febbraio 2009
Eugenio Curiel

.... Il mattino del 24 febbraio 1945, a due mesi dalla Liberazione, mentre si sta recando ad un appuntamento, Eugenio Curiel viene sorpreso in piazzale Baracca da una squadra di militi repubblichini guidati da un delatore; non tentano nemmeno di fermarlo: gli sparano una raffica quasi a bruciapelo. Il giovane - che nella motivazione della Medaglia d’oro viene definito "Capo ideale e glorioso esempio a tutta la gioventù italiana" - si rialza, si rifugia a fatica in un portone, ma qui viene raggiunto e finito dai fascisti. Il giorno dopo, sulla macchia rimasta, una donna spargerà dei garofani....
20 febbraio 2009
ANPI Comitato Regionale
Il Comitato Regionale dell’ A.N.P.I. Lombardia, riunito il 16 febbraio 2009, ha esaminato l’attuale realtà del Paese investito da una crisi economica, sociale e politica senza precedenti.
L’attacco alla Costituzione va dalla messa in discussione degli equilibri e funzioni delle varie Istituzioni, dal Presidente della Repubblica al Parlamento, ad esasperazioni xenofobe e razziste le quali arrivano persino ad annullare i principi dell’autonomia deontologica dei medici nell’ assistenza sanitaria di tutti gli ammalati , a violenze contro i diversi di etnia, di religione e di condizione sociale.
Facendo proprio l’appello della Presidenza Nazionale dell’A.N.P.I. , dell’ 11 febbraio u.s., il Comitato Regionale invita gli iscritti e le proprie strutture territoriali a rendersi protagonisti delle mobilitazioni in difesa della Costituzione e dei diritti dei cittadini, a partire dal lavoro, ed a partecipare alle manifestazioni, da quella di sabato 21 febbraio, pomeriggio, a Milano.
“Far vivere i valori della Resistenza, attuare la Costituzione” questo è e deve essere l’impegno di tutti i democratici e degli antifascisti.
Comitato Regionale A.N.P.I. Lombardia
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18 febbraio 2009
14 febbraio 2009
Antonio Bozzetti
una storia piccola piccola, la mia storia,
che però se l'è missa insema a quella de tanti alter,
la fa la stòria granda,
la Storia con la S maiuscola.
Quella che se dovaria insegnà e imparà a scòla."
da Terra di memorie di Antonio Bozzetti.
Ciao Antonio... sarai sempre con noi.
I compagni, gli amici, gli antifascisti e i partigiani della Barona.
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12 febbraio 2009
11 febbraio 2009
10 febbraio 2009
Eluana, riceviamo e pubblichiamo.
Ho letto più e più volte le parole, assordanti fino alla disumanità, con cui un "professionista dell'informazione" ha costruito l'editoriale odierno dell'Avvenire.
Me lo sono immaginato e figurato, questo professionista, nel momento in cui ha apposto il punto finale al suo scritto. Subito dopo avrà riletto e forse si sarà lui per primo sentito turbato e percosso dal crescendo invasato che ha saputo confezionare con elementari, ma certo efficaci, trucchi retorici.
Di fronte a questa immagine ho avvertito il segnale inconfondibile della vertigine, il morso che rende materiale la paura e la trasforma in un dolore spesso, consistente, presente in tutta la sua fisicità. E' un colpo micidiale che si abbatte sulle ultime vertebre, quasi al coccige, e che taglia il corpo a metà: le gambe raggelano mentre un'ondata di calore, quasi una lingua di fuoco, sale a divorare i polmoni e a divampare nel cranio. Una frazione di secondo, credo...ma basta a levare ogni vista, respiro, percezione di sè. Mi sono spesso detta che questo non può essere altro che il ricordo della Caduta, la memoria degli angeli feriti impressa nel corpo dei mortali per tutti i tempi a venire.
Ma quella che impugnava quel giornalista non era la spada di Dio. Solo il coltellaccio con cui una moltitudine di idolatri, troppe volte nella storia, ha straziato le carni dei corpi legati alla ruote della tortura, nel buio, quello sì infernale, di tutte le Sante Inquisizioni nelle quali uomini piccoli hanno seviziato i loro fratelli e le loro sorelle "in nome del Padre".
Allora mi sono liberata della paura, ho ricacciato giù la vertigine e ho provato un'intensa pietà per un uomo che con l'inaudita violenza del suo linguaggio ha solo dimostrato di non sapere né comprendere nulla di quella misericordia senza la quale mai alcuno potrebbe credere d'essere fatto "b'Tselem", a Sua immagine e somiglianza.
Dal professionismo meschino di quell'editorialista e dalle tracotanti certezze di chi lo ha incoraggiato a trovare così brutte parole per dire concetti ancora peggiori, nella mia finitezza di donna che di giorno in giorno accetta di "errare atque viam palantis quaerere vitae" io mi difendo con le parole della Lettera ai Corinzi
"...E quand'anche avessi il dono della profezia
e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza,
e avessi anche tanta fede da trascinare le montagne,
se non ho amore, nulla io sono..."
e ricordandomi che sempre la carità ha da essere al di sopra di tutto, persino della speranza e della fede medesima.
Roberta.
Ed ecco l'editoriale dell'Avvenire del 10/02/09
NON MORTA, MA UCCISA ADESSO PERÒ VOGLIAMO SAPERE TUTTO
Marco Tarquinio
Eluana è stata uccisa. Davanti alla morte le parole tornano nude. Non consentono menzogne, non tollerano mistificazioni. E se noi – oggi – non le scrivessimo, queste parole nude e vere, se noi – oggi – non chiamassimo le cose con il loro nome, se noi – oggi – non gridassimo questa tristissima verità, non avremmo più titolo morale per parlare ai nostri lettori, ai nostri concittadini, ai nostri figli. Non saremmo cronisti, e non saremmo nemmeno uomini. Eluana è stata uccisa. Una settimana esatta dopo essere stata strappata all’affetto e alla «competenza di vita» delle sorelle che per 15 anni, a Lecco, si erano pienamente e teneramente occupate di lei. In un momento imprecisato e oscuro del «protocollo», orribile burocratico eufemismo con il quale si è cercato di sterilizzare invano l’idea di una «competenza di morte » messa in campo, a Udine, per porre fine artificialmente ai suoi giorni. Eluana è stata uccisa. E noi osiamo chiedere perdono a Dio per chi ha voluto e favorito questa tragedia. Per ogni singola persona che ha contribuito a fermare il respiro e il cuore di una giovane donna che per mesi era stata ostinatamente raccontata, anzi sentenziata, come «già morta» e che morta non era. Chiediamo perdono per ognuno di loro, ma anche per noi stessi. Per non aver saputo parlare e scrivere più forte. Per essere riusciti a scalfire solo quando era troppo tardi il muro omertoso della falsa pietà. Per aver trovato solo quando nessuno ha voluto più ascoltarle le voci per Eluana (le altre voci di Eluana) che erano state nascoste. Sì, chiediamo perdono per ogni singola persona che ha voluto e favorito questa tragedia. E per noi che non abbiamo saputo gridare ancora di più sui tetti della nostra Italia la scandalosa verità sul misfatto che si stava compiendo: senza umanità, senza legge e senza giustizia. Eluana è stata uccisa. E noi vogliamo chiedere perdono ai nostri figli e alle nostre figlie. Ci perdonino, se possono, per questo Paese che oggi ci sembra pieno di frasi vuote e di un unico gesto terribile, che li scuote e nessuno saprà mai dire quanto. Con che occhi ci guarderanno? Misurando come le loro parole, le esclamazioni? Rinunceranno, forse per paura e per sospetto, a ragionare della vita e della morte con chi gli è padre e madre e maestro e amico e gli potrebbe diventare testimone d’accusa e pubblico ministero e giudice e boia? Chi insegnerà, chi dimostrerà, loro che certe parole, che le benedette, apodittiche certezze dei vent’anni non sono necessariamente e sempre pietre che gli saranno fardello, che forse un giorno potrebbero silenziosamente lapidarli. Ci perdonino, se possono. Perché Eluana è stata uccisa. Sì, Eluana è stata uccisa. E noi, oggi, abbiamo solo una povera tenace speranza, già assediata – se appena guardiamo nel recinto delle aule parlamentari – dalle solite cautelose sottigliezze, dalle solite sferraglianti polemiche. Eppure questa povera tenace speranza noi la rivendichiamo: che non ci sia più un altro caso così. Che Eluana non sia morta invano, e che non muoia mai più. Ci sia una legge, che la politica ci dia subito una legge. E che nessuno, almeno nel nostro Paese, sia più ucciso così: di fame e di sete. Ma che si faccia, ora, davvero giustizia. Che s’indaghi fino in fondo, adesso che il «protocollo» è compiuto e il mistero di questa fine mortalmente c’inquieta. Non ci si risparmi nessuna domanda, signori giudici. Ci sia trasparenza finalmente, dopo l’opacità che ci è stata imposta fino a colmare la misura della sopportazione. E si risponda presto, si risponda subito, si risponda totalmente. Come è stata uccisa Eluana?
ANPI. Comunicato. Comitato Provinciale Milano.
In pari tempo l’ANPI denuncia il comportamento del Presidente del Consiglio e del suo governo che hanno inteso così aprire, prendendo a pretesto la dolorosa questione, un conflitto senza precedenti con la Presidenza della Repubblica.
Ciò costituisce un attacco virulento verso la Costituzione repubblicana, ritenuta un orpello passato di moda, ma soprattutto un vincolo dal quale liberarsi per affermare un agognato e personale strapotere della figura del Presidente del Consiglio su tutta la società italiana.
Ma il vero obiettivo che Berlusconi si prefigge è quello di scardinare l’equilibrio dei tre poteri su cui è fondata la nostra democrazia, legislativo, giudiziario ed esecutivo, con un pericoloso sbilanciamento a favore dell’esecutivo.
A tutto ciò l’ANPI si oppone fermamente, individuando le affermazioni del Presidente del Consiglio come eversive e condannandole pertanto senza possibilità di appello.
L’ANPI offre incondizionata solidarietà e sostegno al Capo dello Stato nella sua funzione di arbitro istituzionale e vigile guardiano della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.
Condanna altresì la proposta del DDL 1360/2008 che vuole equiparare i Partigiani e gli ex deportati ai repubblichini di Salò, conferendo così ai collaborazionisti del nazismo la dignità di combattenti per la libertà, equiparazione non riconosciuta da nessun altro Paese coinvolto in situazioni analoghe nella Seconda Guerra Mondiale.
L’ANPI Provinciale di Milano rivolge pertanto un forte appello a tutti i partiti, le istituzioni e le forze sociali che hanno a cuore le libertà conquistate dalla lotta di Liberazione nazionale a contrastare ed impedire la preoccupante deriva anticostituzionale ed autoritaria in corso.
09 febbraio 2009
comunicato Comitato Nazionale
In pari tempo l’ANPI stigmatizza il comportamento del Presidente del Consiglio e del suo governo che intende aprire sulla dolorosa questione un conflitto senza precedenti con la presidenza della Repubblica, in spregio dei ruoli spettanti alle più alte istituzioni dello Stato che costituiscono fondamento del nostro sistema democratico. La gravità dell’offesa in atto nei confronti dei fondamentali principi della Costituzione induce l’ANPI a rivolgere un forte, appassionato appello, a tutti i partiti, le istituzioni e le forze sociali che hanno a cuore le libertà conquistate dalla lotta di liberazione nazionale, a compiere un eccezionale sforzo per realizzare le intese unitarie che si rendono necessarie per contrastare e impedire la preoccupante deriva anticostituzionale e autoritaria in corso.
Raimondo Ricci Vice Presidente Nazionale Vicario
Presidenza e Segreteria Nazionale ANPI
07 febbraio 2009
La vita ci appartiene.
No, ora non possiamo tacere, non possiamo aspettare che si usi questa triste vicenda, per i soliti scopi dei soliti noti… di nuovo la nostra carta fondante… la Costituzione viene stracciata, la storia offesa, violentata, con il potere politico che usa la vita e la morte, che passa attraverso i confini dei diritti e della democrazia, che impone la “loro” legge con la violenza, con la violazione della libertà individuale e con l’oltraggio alla Costituzione e al Presidente della Repubblica.
Non possiamo tacere, pensiamo che sia veramente un brutto momento nella storia della nostra Repubblica, chiediamo a tutti voi una presa di posizione forte e decisa, lo chiediamo in primis ai vertici della nostra Associazione, che appare silente e titubante, lo chiediamo a tutti voi che ancora credono in diritti e valori nati nell’Antifascismo… e vi chiediamo.? Non è fascismo questo.? Allora veramente non possiamo altro che aspettarci che la bolla, la scomunica, il rogo, e poi via… nella triste storia della Storia, ci toglieranno lo sciopero, ci toglieranno le manifestazioni, ci toglieranno la ragione dei diritti di tutti e le libertà di ciascuno, e poi arriveranno i tribunali e le leggi speciali.. il carcere, il confine, il campo di concentramento, un patibolo in piazza, una pallottola nella tempia, un poco di gas…?
05 febbraio 2009
04 febbraio 2009
sabato 7/2 gli Antifascisti a Firenze
La crisi economica è sempre più forte e la precarietà ormai generalizzata.
Migliaia di lavoratori muoiono o rimangono invalidi ogni anno in Italia. Il potere d’acquisto delle famiglie è sempre più basso e non si vedono miglioramenti. Il governo, invece di proporre soluzioni concrete ai problemi crescenti, limita sempre di più i diritti dei lavoratori, opera tagli indiscriminati al settore pubblico come nel caso di scuola e Università con la “riforma” Gelmini, attacca gli immigrati e risponde a chi contesta con la repressione: ciò non fa che aumentare il disagio economico e sociale, aumentando la percezione di insicurezza che i ceti popolari vivono sulla propria pelle. È in questo quadro che proliferano gruppi di estrema destra, che, con una propaganda populista e razzista, cercano di fare proseliti fra i giovani e i disoccupati. Pensano di appartenere ad una razza superiore, si sentono i difensori della Tradizione e della cristianità. Rivendicano il fascismo e il nazismo. Il solo linguaggio che conoscono è quello delle cinghie, dei bastoni e delle lame. Per questo massacrano di botte e uccidono ragazzi perché “comunisti” (Dax, Renato, Nicola), o perché gay o immigrati. Stuprano ragazze perché lesbiche. Bruciano centri sociali e sedi di partiti e sindacati di sinistra. Per questo aggrediscono gli studenti e i lavoratori che protestano contro le riforme di destra(come a piazza Navona). I picchiatori nazifascisti sono protetti e sostenuti, in questo loro “lavoro sporco”, dalle forze dell’ordine e da tutte quelle forze politiche, economiche e religiose che per 60 anni sono state al centro di una trama oscura che lega Nato, Stato italiano, fascisti, massoneria, mafia, banchieri e Vaticano che, con la Gladio, le stragi e la strategia della tensione, ha insanguinato e continua ad insanguinare il nostro Paese . Alleanza Nazionale ha provato a sdoganarsi e “ripulirsi” con la fantomatica “svolta” di Fiuggi, nel 1995. Ma sappiamo bene che è tutto falso, che loro sono falsi: da una parte cercano di passare per “persone per bene” in doppiopetto, ormai lontani dalle idee del MSI, mentre dall’altra continuano a propagandare tesi fasciste, revisioniste, e razziste. I giovani di AN di Firenze da anni rivendicano Mussolini, Pavolini e Codreanu, sfilano a braccio teso nelle nostre facoltà, riempiono i muri della città di croci celtiche e ora, grazie a quest’appuntamento organizzato a livello nazionale dalla segreteria del loro Partito, provano a crearsi spazi nuovi, organizzando una squallida sfilata e un concerto “identitario” cioè....fascista, e ripropongono le loro falsità preconfezionate sulle Foibe. Le foibe non possono essere usate strumentalmente dalla destra per riabilitare il fascismo e per presentarsi come le “vittime” del comunismo. Le foibe sono un evento storico che ha come causa profonda la comprensibile reazione della popolazione della Venezia Giulia, della Dalmazia e dell’Istria di origine slava a un ventennio di occupazione militare italiana, e al processo di assimilazione e italianizzazione imposto con la violenza (chiusura delle scuole slovene e croate, divieto dell’uso delle lingue straniere in pubblico, abolizione dell’autonomia culturale, estromissione dalle cariche amministrative), che è costata la vita a migliaia di persone. Il cosiddetto “fascismo di frontiera", come quello proposto oggi da AN, aveva due facce: una di matrice terrorista, e una legalitaria e culturale, e Mussolini era chiaro al riguardo: “Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. [...] I confini dell'Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani”
LA STORIA NON SI RISCRIVE.
IERI COME OGGI, NON CONCEDIAMO SPAZIO AI FASCISTI!!!
Antifascisti Sempre - fipviavillamagna27aFirenze
28 gennaio 2009
Voghera - Jacopo Dentici
Gli studenti si sono ritrovati al piano terra dell'Istituto, davanti alla parete su cui sono affisse la biografia e le testimonianze riguardanti Jacopo Dentici, lo studente del Liceo Grattoni arrestato per la sua attività di antifascista e resistente, poi deportato e morto nel campo di Gusen. In un'atmosfera di grande silenzio e attenzione, sono stati letti passi di Piero Caleffi, Elie Wiesel, Enzensberger, alternati all'esecuzione di musiche e canti: il canto dei deportati, la ninna nanna yiddish Oyfn Pripetshik e in, chiusura, l'inno della Resistenza dei ghetti di Varsavia e Vilna, "Zog Nit Kain Mol" (Non dire mai).
La mezz'ora dedicata alla memoria di tutte le vittime della Shoah e in ricordo di Jacopo Dentici si chiusa con un lungo, sentito, applauso.
Non ci sono stati interventi da parte dei docenti, né della dirigente, che durante la commemorazione era presente nella sede di Via Don Minzoni.
I ragazzi e le ragazze del Collettivo Studentesco Jacopo Dentici - ANPI Voghera
26 gennaio 2009
23 gennaio 2009
firma l'appello per COX 18.
No allo sgombero. Riprendiamoci il Cox 18. Leggi e firma.
http://www.carmillaonline.com/archives/2009/01/002916.html#002916
...
22 gennaio 2009
Conchetta. Archivio Primo Moroni
L'ANPI sezione Barona, esprime rammarico, disappunto e perplessità per questa operazione di "polizia"
Solidarietà ed adesione ai compagni del Conchetta e dell'Archivio Primo Moroni.
Stamattina, il comune di Milano, con l'ausilio della polizia di Stato, ha compiuto un nuovo passo verso "la normalità" e la "legalità".
Alle 7 del mattino hanno sgomberato lo storico centro sociale Conchetta, che contiene, tra l'altro, la biblioteca di Primo Moroni.
E' un ulteriore passo verso la città senza anima, disgregata e tutta nelle mani del commercio e del mercato, in cui sono solo tollerate quelle attività che producono profitto e che, preferibilmente, siamo standardizzate, acquiscienti verso l'ordine costituito, silenziose e profittevoli.
Fa niente se Milano è una delle città con la maggior concentrazione mafiosa, fa niente se Milano è la città dei consulenti d'oro, pagati fino a 400.000 Euro all'anno per dare consigli al sindaco moratti. Per De Corato e il Comune di Milano, il problema è Conchetta. Ma non solo. Anche Pergola e Torricelli. Che in queste settimane sono "in chiusura".
L'ultimo colpo andrà al Leoncavallo, sotto sgombero da un anno e sempre a rischio "colpo di Polizia".
Milano ha bisogno di quei luoghi, non solo luoghi storici, ma anche spazi di aggregazione e di produzione culturale, per tutti coloro che non si accontantano della milano da bere, della milano bene, della Milano alla cocaina, o della Milano "produttiva".
Luca Gibillini
Quanto accaduto stamattina in via Conchetta è di una gravità inaudita e sintomo del veloce degrado civile e morale che sta investendo la nostra città. Stamattina la forza pubblica è stata messa al servizio non della legge e dell'ordine pubblico, bensì degli interessi di una parte politica e soprattutto di quelli personali dell'On. De Corato.
Le forze di polizia hanno blindato militarmente intere vie per sgomberare lo storico centro sociale Cox 18, senza alcun preavviso e senza autorizzazione del magistratura, nonostante sulla vicenda sia in corso una causa civile, ma unicamente in base ai desiderata del Comune di Milano. Talmente dubbia era la legittimità dell'intervento che alla fine la situazione è stata "congelata", cioè le chiavi tornano sì in mano al Comune, ma nulla di quanto è dentro il centro sociale verrà toccato e portato via, in attesa che il giudice decida.
Capiamo senz'altro che l'On. De Corato non si accontenti più di fare soltanto il parlamentare e il vicesindaco, ma che voglia essere anche il candidato del Pdl alle prossime elezioni provinciali, al posto di Podestà. E conosciamo purtroppo bene anche la sua visione politica e amministrativa, ridotta a una sorta di guerra permanente contro tutta quella parte di città che lui ritiene politicamente, culturalmente o socialmente sua nemica.
Ma arrivare, come ora, al punto che i responsabili dell'ordine pubblico a Milano mettano al servizio degli interessi politici e personali di De Corato le forze dell'ordine ci pare indecente, inaccettabile e irresponsabile.
E così, mentre non si lesinano mezzi e uomini per sgomberare un centro sociale che non dà fastidio a nessuno e che ospita una libreria e gli archivi di Primo Moroni, facendolo per giunta mentre è in corso un processo, regna invece la più totale indifferenza nei confronti di luoghi di delinquenza politica, come "Cuore Nero", che guarda a caso godono della tolleranza di De Corato e del suo partito.
Tale spudorato uso della forza pubblica per assecondare interessi politici di parte è forse il segno più tangibile della situazione fosca che si sta creando a Milano. E riteniamo che sia giunto il momento che in città, almeno da parte chi non vuole rassegnarsi o scappare altrove, si apra una riflessione molto seria su come iniziare a contrastare con intelligenza, determinazione ed efficacia questo sempre più disinvolto scippo della nostra libertà e dei nostri diritti.
www.lucianomuhlbauer.it
21 gennaio 2009
20 gennaio 2009
17 gennaio 2009
Ciascuno faccia qualcosa.!
Comitato Nazionale.
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Mettere subito fine alla guerra
Il Conflitto medio-orientale si fa sempre più drammatico. L’ANPI, in coerenza con le sue sistematiche prese di posizione, chiede vigorosamente che si metta fine alla violenza da ambo le parti, che cessi il fuoco, che si giunga subito ad una tregua e quindi ad un accordo di pace che riconosca finalmente il diritto del popolo palestinese alla propria sovranità e allo Stato di Israele alla propria sicurezza. Quanti bambini, quante donne, quanti innocenti dovranno essere ancora uccisi prima che qualcuno decida di intervenire e di fermare questo massacro? Quanti morti ci dovranno essere ancora prima che qualcuno abbia il coraggio di dire basta? La guerra deve essere fermata ora. Non c’è più tempo per la vecchia politica, per la retorica, per gli appelli vuoti e inconcludenti. E’ venuto il tempo di un impegno forte, autorevole e coraggioso dell’Italia, della comunità internazionale e di tutti i costruttori di pace per mettere definitivamente fine a questa e a tutte le altre guerre del Medio Oriente. Senza dimenticare il resto del mondo. Giovani, donne, uomini, gruppi, associazioni, sindacati, enti locali, media, scuole, parrocchie, chiese, forze politiche: “ciascuno faccia qualcosa!”
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16 gennaio 2009
14 gennaio 2009
LEONCAVALLO giornata della memoria
Milano, Leoncavallo SPA
Via Watteau 5
24 gennaio (dalle 18,30)
Tete de Bois
Marco Rovelli Libertaria
Andrea Labanca
Bebo Storti “Mai morti”
25 gennaio (dalle 18,30)
Daniele Biacchessi e Michele Fusiello “Punto Zero, frammenti di underground americano”
Gaetano Liguori accompagna Gianni Biondillo e Giulio Cavalli
Daniele Biacchessi, Marino e Sandro Severini dei Gang “Il paese della vergogna”
Marco Rovelli
Ulderico Pesce
07 gennaio 2009
Non possiamo dimenticare...

COMITATO NAZIONALE
Un “Ordine del Tricolore” che disordina la storia e le radici della Repubblica
Col disegno di legge n. 1360 la maggioranza parlamentare pretende di equiparare partigiani, militari e deportati ai repubblichini di Salò con un istituendo Ordine del Tricolore. La relazione che accompagna il disegno di legge sostiene infatti “la pari dignità di una partecipazione al conflitto di molti combattenti, giovani e meno giovani, cresciuti nella temperie culturale guerriera e imperiale del ventennio, che ritennero onorevole la scelta a difesa del regime ferito e languente”. Analoga operazione fu già tentata dalla destra nelle precedenti legislature, ma venne respinta: ora tenta un gravissimo colpo di forza. L’ANPI e tutte le forze politiche, sociali, culturali che si richiamano all’antifascismo e ai valori della Resistenza sanciti nella Costituzione della Repubblica non possono che opporsi al disegno di legge attualmente in discussione nella Commissione Difesa della Camera. Intendiamo denunciare questo ennesimo tentativo di sovvertire la nostra storia e le radici stesse della nostra Repubblica in una conferenza pubblica che si terrà a Roma martedì 13 gennaio, alle ore 16, alla Camera dei Deputati - Sala del Cenacolo (Vicolo Valdina, 3/a). Interverranno: Giuliano Vassalli, Claudio Pavone, Marina Sereni, Raimondo Ricci e Armando Cossutta.
03 gennaio 2009
Assemblea Annuale ANPI Barona
A tutti gli iscritti.
A tutti i partiti, organismi, sindacati, circoli e associazioni Zona 6 Milano.
INVITO ALL’ASSEMBLEA ANNUALE DEGLI ISCRITTI ALLA SEZIONE ANPI Barona
DOMENICA 18 GENNAIO 2009 ORE 09.30
Presso la COOP. BARONA – E. SATTA – Via MODICA 8 - MILANO
L’assemblea degli iscritti come da statuto costituisce un momento importante non solo per un bilancio ed un giudizio sulle iniziative svolte nel corso dell’anno passato, ma soprattutto per una riflessione sull’ attualità politica nazionale e della nostra zona, e sulle conseguenti iniziative della nostra associazione da sempre “ente morale”.
Programma dei lavori:
Saluti ed Apertura assemblea
nomina del presidente dell’assemblea
relazione del presidente della sez. Ivano Tajetti
relazione e approvazione di Bilancio
discussione sulle iniziative 2008, sviluppi e progetti.
proposte ed iniziative 2009, “una nuova stagione dell’ANPI”
saluti e interventi convenuti
consegna attestati 2008
elezione rappresentanti conferenza organizzativa Provinciale
elezione nuovo comitato Direttivo
conclusioni del rappresentante dell’ANPI provinciale
Certi di poter contare sulla tua presenza, visto l’importanza delle tematiche. Siamo convinti che la nostra sezione da sempre all’avanguardia nei cambiamenti societari e organizzativi sia pronta a porsi in prima fila, nella difesa dei valori della Resistenza; la salvaguardia dei principi sanciti nella Costituzione della Repubblica; e la vigilanza continua contro ogni forma di razzismo, di emarginazione e fascismo. Garantendo la reale efficienza e il funzionamento democratico strutturale associativo con la coerenza e l’impegno politico di tutti noi.

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